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E San Martino divise la sua Piana

di

Veronica Galster
Abusi edilizi, poche verifiche sull'impatto ambientale di ciò che si prevedeva di costruire, procedure svolte in modo dubbio per ottenere la licenza edilizia... e a Mendrisio, nella piana di San Martino, i capannoni e le costruzioni che ospitano centri commerciali e industrie sono cresciuti come funghi e un po' dove capitava. Il territorio e il paesaggio ne sono già profondamente segnati, ma la situazione non sembra destinata a migliorare, anzi.
Una volta giunti alle cantine di Mendrisio osserviamo la piana sottostante dove, complice il sole, è tutto uno scintillare di automobili posteggiate: sono veramente tante e non se ne vede che una parte. «Guardi solamente quel posteggio laggiù quante auto, capisce perché si chiamano "grandi generatori di traffico" le zone come questa?», fa notare Gian Paolo Torricelli, professore di geografia all'accademia di architettura di Mendrisio. Torricelli inizia a spiegare: «da qui, a sinistra, si vede il vecchio borgo di Mendrisio, costruito sulla collina. La piana invece, dove ora ci sono tutti i capannoni, fino agli anni '70 era libera da insediamenti ed era tutta zona agricola». Di fronte alla collina dove sorge Mendrisio, c'è il comune di Rancate, dove si distinguono le case del nucleo storico, e tutt'attorno i vigneti e il bosco, fino al delimitare dell'area industriale/commerciale. È facile immaginare come potesse essere la piana una volta, ma come mai si è arrivati a trasformare la zona in questo modo?
«Sono diversi i fattori che hanno contribuito a questa trasformazione – spiega Torricelli – a partire dalla "corsa alla zona edificabile" dei primi anni '70, quando la confederazione ha messo l'obbligo per tutti i comuni di dotarsi di un piano regolatore, e in Ticino c'è stata una vera e propria corsa per rendere il proprio terreno edificabile». Nel Mendrisiotto c'erano già i primi progetti di autostrada, quindi i terreni nel fondovalle non erano molto richiesti e il comune li ha resi edificabili (anche se in realtà non aveva bisogno di una zona edificabile così grande). «All'epoca hanno giustificato l'azione dicendo che il Cantone sarebbe cresciuto, e che quindi queste aree sarebbero servite in futuro. Pensavano che il Ticino sarebbe diventato come New York in pochi anni», prosegue Torricelli. Il risultato è invece stato che, negli anni '80, i comuni avevano a disposizione più zone edificabili di quanto in realtà avessero bisogno.
Allo stesso tempo, con il contingentamento dei lavoratori stranieri (numero massimo di lavoratori stranieri per ogni Cantone), le ditte della Svizzera interna hanno iniziato a spostare parte della produzione in Ticino, dove potevano ancora avere manodopera straniera (quindi a basso costo) grazie ai frontalieri. «Avendo molti spazi edificabili liberi e una forte domanda di costruzione da parte delle ditte della Svizzera interna, le zone industriali sono decollate, in particolare qui nel Mendrisiotto (essendo vicino alla frontiera - ndr). Laggiù, ad esempio, si vede la scritta Solis su quel capannone bianco, quella è una ditta arrivata in quegli anni dalla svizzera interna, come la Rirì».
Fino agli anni '90 queste ditte hanno continuato ad attirare manodopera frontaliera, ma con l'arrivo dello spazio economico europeo hanno cominciato ad avere problemi e/o a delocalizzare, quindi molti capannoni sono rimasti vuoti. Ci si è trovati allora con una zona industriale caotica e, oltretutto, che deperiva a poco a poco. «Alcuni di questi capannoni sono allora stati occupati da commerci, e la zona industriale ha iniziato a trasformarsi in zona commerciale», spiega Torricelli, che prosegue poi indicando il mega capannone del Fox Town «così, a metà degli anni '90 si è insediato quel capannone gigantesco, riempito di negozi d'alta moda a prezzi stracciati. Prezzi talmente convenienti da essere interessanti anche per la clientela estera, soprattutto quella italiana, visto che siamo a due passi dal confine». Basta fare un giro nei posteggi per rendersi conto che, effettivamente, le auto con targhe ticinesi non sono la maggioranza.
«Ai primi degli anni 2000 – prosegue Torricelli -  intorno al Fox Town cominciano pian piano a sorgere altri capannoni a scopo commerciale: vede, quelli sono relativamente recenti. Hanno costruito anche il casinò e il teatro e, più lontano, quella torre scura laggiù, è l'Hotel Coronado, anche lui sorto grazie alle attività cresciute attorno al Fox Town. Da cosa nasce cosa, fino ad arrivare a quello che si vede  ora: un groviglio di capannoni che attira migliaia di automobili ogni giorno (il Fox Town è aperto anche di domenica - ndr). Basta guardare i posteggi, molti dei quali sono abusivi, per rendersi conto del traffico che quest'area deve sopportare ogni giorno». Il risultato è che le entrate e le uscite della città di Mendrisio sono intasate 7 giorni su 7, con i disagi che ciò può comportare per la gente del posto.
Nel Mendrisiotto ci sono stati quindi una serie di fattori che hanno favorito la creazione di un centro commerciale come il Fox Town, che probabilmente in altre zone del Cantone non avrebbe avuto lo stesso successo. A questo, Torricelli aggiunge che «i principali imprenditori che hanno investito nella piana di San Martino,  sono del posto, quindi conosciuti, e  molto vicini alla politica locale, cosa che ha sicuramente giocato a loro vantaggio».
Poi, dalle cantine scendiamo nella zona commerciale: «vede il cartello? Di qui si va sia nella zona industriale che ai centri commerciali. È tutto un labirinto di stradine tra capannoni e posteggi, alcuni ad uso industriale, altri ad uso commerciale: un vero caos di costruzioni create dove c'era posto, senza nessun progetto preciso e nessun tipo di pianificazione del territorio». Il risultato è un'area disordinata, un paesaggio desolante. «A guardare la zona così sembra che oramai non ci sia più posto per nuovi insediamenti, ma probabilmente lo troveranno», dice Torricelli mentre ci dirigiamo alla chiesetta di San Martino, nell'unica zona verde rimasta nella piana. Posteggiamo davanti alla chiesetta: davanti a noi, a poche decine di metri, l'autostrada oltre la quale si vedono altri capannoni. Alle nostre spalle un posteggio sterrato il cui limite è segnato con dei bidoni di metallo «chissà se anche questo è uno dei tanti posteggi abusivi, probabilmente è quello per i lavoratori di quel capannone», dice Torricelli guardandosi attorno. Tra la chiesetta e i capannoni, guardando verso il Fox Town, resta forse l'equivalente di due campi da calcio di zona erbosa con qualche alberello in fondo. Dall'altra parte stessa storia, un po'di prato e poi di nuovo capannoni. Questo è quanto rimane del verde della zona agricola di prima degli anni '70. È una zona protetta, nella quale non si può costruire nulla... per ora.

Pubblicato

Venerdì 9 Luglio 2010

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