Nell’editoriale del 18 aprile, il direttore del Corriere del Ticino affermava che per poter distribuire la ricchezza è necessario prima produrla. Per produrre ricchezza, sempre secondo Dillena, una fiscalità “leggera” è determinante e quindi l’iniziativa popolare “I soldi ci sono”, che chiede una partecipazione fiscale maggiore da parte delle aziende, è insostenibile e pericolosa. La tesi non è certo nuova visto che poggia sulla filosofia che ha promosso, sostenuto e concretizzato la politica fiscale degli ultimi anni. È però difficile, e direi temerario, fare affermazioni così lapidarie senza verificare cosa è successo all’economia ticinese con i progressivi “alleggerimenti” fiscali fatti in questi anni o senza quantificare quale e quanta ricchezza si è prodotta in Ticino con questa politica. L’approfondimento è quindi irrinunciabile e dovuto, visto che la “ricchezza” è un termine troppo generico per un approccio serio al problema. E il confronto va fatto evidentemente paragonando i parametri ticinesi con quelli della media svizzera e degli altri Cantoni. Se parliamo allora della “ricchezza” dei cittadini, il reddito medio dei ticinesi è diminuito, mentre quello svizzero aumentava e il divario tra i due si è approfondito (dal 1993 al 2002 si è passati in Ticino da un reddito annuo di 36’479 franchi a uno di 32’506. Se nel 1990 un ticinese era mediamente più povero di 5’200 franchi rispetto a uno svizzero, nel 2002 era più povero di 11’500 franchi (vedi R. Bianchi su LaRegione 4.3.2005). Se consideriamo i salari, il discorso è analogo: in Ticino i salari sono cresciuti meno che nel resto della Svizzera e sono i più bassi in assoluto (4’658 franchi mensili). Se analizziamo infine (ma si potrebbe continuare a lungo, su molti altri parametri) la percentuale di lavoratori poveri, nel Ticino gli stessi sono il doppio (12,6 per cento) rispetto alla media svizzera. Per quel che concerne la disoccupazione il Ticino continua purtroppo a mantenere strenuamente il suo posto tra i primi tre cantoni a livello svizzero. Né la situazione migliora se consideriamo la “ricchezza” delle aziende. Anche in questo caso i dati sono chiarissimi: i fallimenti d’imprese sono in Ticino molto maggiori che nel resto della Svizzera. Né è migliore lo stato generale dell’economia. Nella classifica dell’attrattività per le aziende da parte dei Cantoni, vediamo che il Ticino è scivolato in diciannovesima posizione, con un significativo peggioramento del proprio indice. Le cause? Lo studio del Crédit Suisse Economic and Policy Consulting del maggio 2004 attribuisce le stesse al peggioramento della rete di comunicazione e al livello di istruzione della popolazione. Ma allora a quale ricchezza si riferisce Dillena e soprattutto come fa a sostenere con questi dati il suo paradigma meno tasse uguale più ricchezza? Insomma come si spiega la situazione ticinese? Dove diavolo è finita tutta questa ricchezza prodotta grazie alla fiscalità “leggera”? E qui non si sta parlando di distribuzione della ricchezza, bensì della sua produzione! Credo che per discutere e soprattutto trovare soluzioni accettabili per tutti, sia necessario cominciare a ragionare sulla realtà ticinese, non sui desideri, i sogni o le ideologie! Sarebbe questo davvero un buon metodo, forse l’unico possibile, per dare solidità e continuità alla concordanza e, grazie ad essa, far crescere questo nostro Cantone!

Pubblicato il 

22.04.05..

Edizione cartacea

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