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Due genitori anche dopo il divorzio

di

Veronica Galster
Migliorare il coinvolgimento di entrambi i genitori nella presa a carico dei figli in caso di separazione, ma senza trascurare la questione finanziaria di chi si occupa quotidianamente di loro. Questa l'idea del Consiglio federale.

Prima di diventare la regola, l'autorità parentale congiunta dovrà aspettare ancora qualche mese. L'ha dichiarato il 12 gennaio la ministra di giustizia e polizia, Simonetta Sommaruga, annunciando che il progetto di legge dovrà essere completato da regole sui contributi di mantenimento (alimenti). Decisione salutata positivamente dalle donne socialiste, ma che ha scatenato il malcontento delle associazioni per la difesa dei diritti dei padri, che da sei anni aspettano una legge in tal senso. Se secondo le prime è prioritario migliorare la situazione economica del genitore affidatario (spesso la madre) per evitare situazioni di povertà ai figli, secondo gli altri questo può esser fatto in un secondo tempo, dopo l'entrata in vigore della legge sull'autorità parentale (vedi articolo sotto).
Facciamo qualche passo in dietro per capire di cosa si tratta. Nel gennaio del 2009, il Consiglio federale ha messo in consultazione la revisione del Codice civile per rendere l'autorità parentale congiunta la regola (oggi la si può chiedere e ottenere solo con l'accordo di entrambi i genitori). L'obiettivo è riconoscere l'importanza di tutti e due i genitori, che sono così chiamati a dividersi la responsabilità dell'educazione dei figli, evitando una rottura con il genitore non affidatario.
La proposta ha raccolto ampi consensi nella fase di consultazione e, a dicembre dello stesso anno, il Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dfgp) è stato incaricato di elaborare un messaggio per la messa in atto della Legge.
Nel mese di marzo del 2010 però, la Consigliera nazionale socialista Maria Roth-Bernasconi deposita una mozione che chiede l'introduzione di una responsabilità parentale congiunta estesa. Secondo la mozione, l'autorità parentale congiunta può migliorare il coinvolgimento dei due genitori nella presa a carico dei figli solo se accompagnata da misure che favoriscono il bene del bambino e a condizione di migliorare contemporaneamente la situazione del genitore che ha la custodia.
Alla fine del 2010, il Dfgp ha elaborato il messaggio per la revisione del Codice civile, ma «per creare le premesse per un ampio consenso sono inserite anche questioni legate ai contributi di mantenimento», si legge nel comunicato del 12 gennaio di quest'anno. La decisione è stata presa perché «mentre le proposte riguardanti l'autorità parentale congiunta sono volte a eliminare gli svantaggi giuridici e reali dei padri celibi e divorziati, l'esame dell'obbligo di mantenimento interessa invece le madri nubili e divorziate, poiché nella vita quotidiana sono loro a occuparsi dei figli», prosegue il comunicato del Dfgp.
Secondo la Legge attuale, infatti, gli obblighi di mantenimento verso i figli non devono portare il genitore non affidatario (quasi sempre il padre) sotto al minimo esistenziale, e se i soldi non bastano a mantenere i figli sarà il genitore che ne ha la custodia (quasi sempre la madre) a dover compensare il disavanzo. «Oggi abbiamo un problema reale di fronte al deficit generalmente assunto dal genitore che ha la custodia dei figli», spiega la consigliera nazionale Maria Roth-Bernasconi, co-presidente delle donne socialiste svizzere. «Questo spinge molte madri, che sono sole con i loro bambini, a far ricorso all'aiuto sociale – prosegue Roth-Bernasconi – Quando si parla di autorità parentale congiunta, è importante prendere in considerazione anche i problemi che incontra il genitore che ha l'affidamento dei figli».
Una possibilità per far fronte alla povertà che tocca molti bambini che vivono in famiglie monoparentali, sarebbe non assicurare più il minimo vitale al genitore non affidatario. Nemmeno questa è una soluzione ideale, ma secondo Maria Roth-Bernasconi sarebbe più equa, perché «il genitore che ha l'affidamento dei figli è spesso la madre e si sa che le donne hanno più difficoltà degli uomini a ottenere un lavoro ben retribuito, senza contare la questione della disparità salariale e il fatto che, per occuparsi dei figli (soprattutto se rimasta sola), è spesso costretta a lavorare a tempo parziale. Il suo salario è quindi quasi inevitabilmente più basso di quello del padre dei bambini». Inoltre, se è il genitore che ha i bambini a non avere il minimo vitale assicurato, sono anche i figli a finire in situazione di povertà, mentre nel caso del genitore non affidatario no.
Per Roth-Bernasconi, l'autorità parentale congiunta sarebbe più simbolica che altro: «non si può, dall'oggi al domani, rendere le coppie più egualitarie. La presa a carico su un piano d'uguaglianza non si decreta al momento del divorzio, deve essere decisa già all'inizio, quando il bambino viene al mondo», conclude. La sua mozione s'inserisce nella logica secondo la quale i genitori non hanno dei diritti sui figli, ma delle responsabilità, alle quali devono iniziare a pensare dal momento in cui questi vengono alla luce.


I papà non ci stanno

Il Consiglio federale vuole rimandare l'entrata in vigore della Legge sull'autorità parentale congiunta, per completarla con regole sulla questione del versamento degli alimenti. Una delle conseguenze di questa decisione sarà che l'attesa, che dura già da sei anni, si protrarrà almeno fino al 2012. Questo non piace alle organizzazioni di difesa dei padri. Area ne ha discusso con Markus Theunert, presidente dell'organizzazione maenner.ch.

Markus Theunert, perché per maenner.ch è così importante che l'autorità parentale congiunta entri in vigore al più presto?
Una soluzione va trovata con urgenza perché da quando è entrata in vigore la nuova Legge sui divorzi (1°gennaio 2000), ci sono migliaia di padri che si trovano in situazioni difficili, e migliaia di bambini che perdono il contatto quotidiano con il loro papà. Per questo non siamo d'accordo con la decisione del Consiglio federale di completare la Legge con la questione finanziaria degli alimenti prima della sua entrata in vigore. Così si prolungherà ulteriormente l'attesa per veder riconosciuto il diritto all'autorità parentale congiunta.
Non vale la pena di attendere ancora qualche mese (come ritiene la Ministra Sommaruga) per avere poi una Legge più completa?
Noi ammettiamo che in caso di divorzio esistano anche dei problemi a livello finanziario e siamo d'accordo che si trovi una soluzione, ma non crediamo che sarebbe un problema farlo in un secondo momento, dividendo la cosa in due tappe. Per prima cosa bisogna decidere sulla Legge che è già stata elaborata, e poi si potranno discutere le questioni finanziarie. Inoltre credo non sia realista parlare di qualche mese appena: siamo in Svizzera, possono passare anni prima che si decida qualcosa. Certo, un legame tra le due questioni c'è, ma seguendo l'idea del Consiglio federale, si deve ricominciare tutto da capo. Per sei anni si è discusso solamente sulla questione dell'autorità parentale, e ora pensare di ricominciare tutta la discussione aggiungendo la questione finanziaria è snervante. Non sarà facile arrivare a una soluzione, si era appena riusciti a trovarne una per l'autorità parentale.
Per la vostra organizzazione, la questione del versamento degli alimenti è secondaria?
Abbiamo piena comprensione per la situazione delle donne e capiamo che per loro è veramente importante discuterne, ma noi non abbiamo nessun interesse a discutere se si debba togliere il diritto per il padre a conservare il minimo vitale, ed è questa la questione che si pone.
Questa sarebbe una soluzione pensata per evitare che sia intaccato il minimo vitale dei figli, come invece può succedere ora. Non pensate che sia importante?
Sì e no. Ci sono varie questioni che entrano in gioco in caso di separazione o di divorzio, e noi crediamo che quella di chi deve pagare cosa o chi deve tenere cosa non sia quella decisiva. Nella discussione politica invece il problema si pone, e si può discutere su tutto, ma il diritto al minimo vitale per la persona che lavora e che veramente ottiene un salario, non può essere messo in discussione. Il minimo esistenziale non è il minimo che basta per vivere dignitosamente.
Nella situazione attuale però, è la madre con i figli che rischia di andare sotto al minimo vitale e di dover far capo all'assistenza. Sono quindi i figli che rischiano di finire in una situazione di povertà.
Sì, e non è certamente l'ideale. Bisogna trovare una soluzione per questo problema, ma la risposta non può essere quella di togliere l'ultima camicia al padre. Io di soluzioni non ne ho, ma posso dire che non possiamo accettare questa, non funziona. Al tempo stesso, mi dispiace dover discutere di queste cose, perché l'importante nella separazione è la riorganizzazione familiare e non la lotta tra uomini e donne. Per maenner.ch, è tutto il discorso politico attorno al divorzio che non è soddisfacente. Smettiamola con l'idea di lotta per la custodia dei figli e per i soldi. Bisognerebbe invece cominciare a discutere in modo cooperante su come riorganizzare la vita familiare con i cambiamenti che risultano dalla decisione dei genitori di separarsi come coppia, senza dimenticare che restano una coppia genitoriale. Si resta madri e padri per tutta la vita, anche in caso di divorzio.
La scorsa settimana avete incontrato la Ministra Sommaruga per esprimerle il vostro malcontento di uomini e padri. È cambiato qualcosa?
Ci sono stati degli sviluppi. Abbiamo avuto due incontri con la signora Sommaruga e siamo pronti a partecipare, ad aprile, a una tavola rotonda su questo tema. Adesso aspettiamo che Sommaruga presenti la pianificazione, dopodiché decideremo se possiamo dare fiducia a questo processo oppure se ricominceremo con le manifestazioni. Il prossimo appuntamento sarà il 14 marzo con un presidio nazionale al maschile davanti a Palazzo federale, tra le 17 e le 20.

Pubblicato

Venerdì 25 Febbraio 2011

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