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Dornach e la Boillat tornano a tremare

di

Veronica Galster
A 5 anni dal grande sciopero, i lavoratori di Swissmetal sono tornati a protestare per difendere il loro impiego. Questa volta a rischio è anche il sito di Dornach, nel Canton Soletta, risparmiato nel 2006.

A inizio luglio Swissmetal, ditta specializzata in leghe di rame, ha bloccato la produzione a Dornach (So) rimandando a casa 150 operai. A causa dei problemi di liquidità e dei debiti accumulati, la banca Bnp Paribas ha infatti ordinato la chiusura dei magazzini a garanzia dei suoi crediti. Qualche giorno dopo, la direzione di Swissmetal ha comunicato di voler sopprimere 290 impieghi a Dornach (su 350 totali), mentre i lavoratori della sede di Reconvilier (la Boillat, nel Giura bernese) hanno iniziato le vacanze a fine luglio senza sapere se avrebbero potuto riprendere il lavoro ad agosto.
La grave crisi che ha colpito Swissmetal, e il ritorno dell'ex Ceo Martin Hellweg, responsabile dello smantellamento della Boillat nel 2006 e 2007, ha infatti messo in allarme i 470 impiegati del gruppo, che non sanno ancora se riceveranno il salario del mese d'agosto. Per il momento il lavoro è ripreso nel Canton Berna, mentre a Soletta continuano le trattative per cercare di salvare il salvabile.
«L'annuncio della scorsa settimana di Martin Hellweg, di voler licenziare 268 persone, rompendo gli accordi conclusi, non può che essere interpretato come un tentativo di portare l'azienda al fallimento e permettere così agli investitori di Laxey (maggior azionista - ndr) di realizzare il massimo del valore possibile», spiega Serge Gnos, segretario regionale di Unia.
Se i licenziamenti dovessero diventare effettivi, i lavoratori non avrebbero altra scelta che denunciare Swissmetal per il mancato pagamento dei salari.
Questo però porterebbe l'azienda al fallimento, visto che non dispone delle liquidità necessarie, fallimento che implicherebbe inevitabilmente la chiusura delle due sedi: quella di Dornach e quella di Reconvilier. Una volta fallita Swissmetal, Laxey potrebbe quindi far valere i suoi diritti di creditore e recuperare parte delle perdite vendendo il vendibile.
Le persone minacciate di licenziamento sono intanto scese da 290 a 182 questo mercoledì. Unia si dice sollevata del fatto che si sia evitato il peggio, ma anche molto amareggiata per le 182 persone che resteranno senza lavoro.
Come si è arrivati a questo punto? Basta ripercorrere l'operato di Martin Hellweg per capirlo. Nel 2004 è cominciato il suo lavoro alla Swissmetal con l'obiettivo di rafforzare la fabbrica di Dornach (a scapito della Boillat) e ha licenziato il direttore di Reconvilier (scatenando la protesta dei lavoratori, che hanno fatto 10 giorni di sciopero).
Nel 2006 la direzione di Swissmetal ha comunicato di voler chiudere la fonderia della Boillat (trasferendo la produzione di leghe ad alto valore aggiunto a Dornach, in una fonderia vetusta) e cancellare un'ottantina degli oltre 300 impieghi a Reconvilier. Questa volta i lavoratori hanno incrociato le braccia per oltre 30 giorni, sostenuti dai sindacati e da uno slancio di solidarietà da parte della popolazione (l'11 febbraio 2006, oltre 10mila persone hanno manifestato a Reconvilier per sostenere i dipendenti della Boillat). Bilancio della protesta: 112 licenziamenti, fra cui 12 quadri che avevano sostenuto lo sciopero.
Alla Boillat si producevano punte per le penne stilografiche, una produzione redditizia che però durante lo sciopero del 2006 è stata definitivamente trasferita nella fabbrica tedesca di Swissmetal, a Lüdenscheid.
Per Dornach invece, Hellweg aveva pensato a qualcosa di più high tech, come la produzione di tubi per i carrelli d'atterraggio, secondo un procedimento rivoluzionario. Nessuno di questi tubi è mai stato venduto.
Sempre per rafforzare la produzione di Dornach, Hellweg ha poi deciso di acquistare una nuova pressa, la M5p, che in realtà non ha mai funzionato a pieno regime. Purtroppo però, prima di appurare se la M5p fosse davvero un buon acquisto, Hellweg ha fatto smantellare la pressa di Reconvilier, rendendo l'operazione irreversibile.
Per finanziare questi cambiamenti, che avrebbero dovuto far guadagnare milioni a Swissmetal, in un momento di crescita dei prezzi l'azienda ha venduto i suoi stock di metallo. Oggi i prezzi salgono di nuovo e Swissmetal non ha più molte riserve e nemmeno i soldi necessari a comprare le materie prime.
Quella messa in atto da Hellweg alla Swissmetal è stata una vera e propria strategia di smantellamento.

Pubblicato

Venerdì 26 Agosto 2011

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