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Dopo le elezioni l’Italia è al verde

di

Loris Campetti
Lega, fortissimamente Lega. L'alleato di ferro di Sua Emittenza Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, sfonda in tutto il Nord, scavalca alla grande il Pdl in Veneto e piazza il suo Zaia, insegue a poche lunghezze l'eterno presidente lombardo Formigoni e, soprattutto, espugna il Piemonte per una manciata di voti con il neoeletto governatore Cota in camicia verde.

Non basta. Il Grande Fiume leghista esonda in Emilia con risultati a due cifre e scende fino al Centro penetrando in Toscana, Marche e Umbria. Allaga anche il Ponente ligure pur non riuscendo alla coppia di fatto Bossi - Berlusconi l'impresa di espugnare la Liguria.
L'Unto dal Signore, dal canto suo esce dalle ceneri dei processi bloccati a testa alta e si porta a casa mezzo Sud Italia, togliendo al centrosinistra Campania e Calabria ed alza la bandiera azzurra che tende al nero nel Lazio. E dire che sotto il Cupolone il Pdl non aveva la lista, bloccata per il ritardo nella presentazione. Il fruitore finale di escort può dire d'aver vinto, per una volta senza mentire al popolo che ha creduto in lui, che da lui si sente rappresentato e il cui modello vorrebbe imitare.
Il Pd di Bersani "si consola con l'aglietto", come si dice a Roma, con la vittoria in 7 regioni su 13, peccato che ne avesse 11; tira un sospiro di sollievo per la tenuta di quelle che si chiamavano "regioni rosse": Emilia – pur falcidiata dai voti leghisti e dal boom di Beppe Grillo che raccoglie il 7 per cento – Toscana, Umbria, e Marche a cui si aggiungono Liguria e Basilicata. Si può invece dire che il miracolo di Nichi Vendola in Puglia si sia realizzato nonostante il Pd, che fino all'ultimo ha tentato di impedire la ricandidatura del leader di Sinistra ecologia e libertà. Vendola, spinto da una straordinaria partecipazione popolare, è riuscito a salvare la speranza che un altro Sud è possibile.
Insieme a Bossi, il vero vincente di questa tornata elettorale, però, è il partito dell'astensione. Il distacco dalla politica vissuta come lontana, nemica e corrotta, accentuato dall'assenza di un'opposizione forte e incisiva sulle questioni che contano nella vita delle persone, ha tenuto lontano dalle urne un terzo degli italiani: la partecipazione è crollata di 8 punti e solo in questo il voto italiano assomiglia a quello francese. Non è bastato alla sinistra riempire le piazze, grazie al popolo viola, ai movimenti sociali per la difesa dell'acqua e dei beni comuni, alla mobilitazione del mondo sindacale e dell'informazione azzittita da Berlusconi. Nella sfida televisiva ha vinto di nuovo il padrone di tre reti private che impone i suoi diktat a quelle pubbliche. Santoro ha fatto quel che poteva, invadendo internet e riempiendo palazzetti, piazze e Case del popolo con il suo proibito Annozero, ma alla fine l'ha spuntata il Grande Comunicatore.
Non sarà successo che, una volta lasciati soli i lavoratori in una crisi tremenda, una volta liquefattasi la presenza politica nel territorio, il centrosinistra ha raccolto quel che ha seminato? Speriamo che almeno se lo chiedano, il Pd e i suoi alleati, nell'analisi della sconfitta elettorale che però, almeno nelle prime ore post voto, in molti negano. E chissà se la ex governatrice del Piemonte, Mercedes Bresso, si interrogherà sul perché in tanti le hanno voltato le spalle agitando la bandiera No Tav in Val di Susa, o se si limiterà a prendersela con il  grillino che con il 4 per cento dei voti ha consegnato la regione al razzismo della Lega. Se qualcuno non ti vota più, forse dovresti chiederti perché. In Piemonte ha tenuto Torino con la sua cintura rossa, grazie al voto operaio che, all'ombra di una Fiat in fuga verso l'America, non è passato (per ora) a Bossi, a differenza di quel che è successo nel resto della regione e del Nord. Ma anche a Torino l'astensione è esplosa e Grillo s'è portato a casa una fetta del voto antiberlusconiano.
Infine, la sinistra cosiddetta radicale. Al grande successo pugliese di Vendola fa da coltro altare una permanente spaccatura: in Lombardia la Federazione della sinistra si è presentata da sola con Agnoletto contro l'invotabile Penati raccogliendo le briciole, mentre la Sel si è accodata al carrettino del comunque perdente candidato di centrosinistra. Idem in Campania, dove rifiutandosi di sostenere il candidato di centrosinistra De Luca – uno che si rifà alla destra europea e insegue personalmente gli immigrati con il manganello – ha candidato il segretario Ferrero, debole di un risultato dell'1,5 per cento. Buono il risultato di Federazione e Sel nelle regioni rosse e in Liguria. Di Pietro, infine, non è andato male ma non ha certo sfondato.
Ora ci toccheranno le controriforme berlusconiane: della giustizia, della Costituzione, del diritto del lavoro - ad ampie falcate verso il presidenzialismo. Berlusconi sarà pure prigioniero della Lega, avrà vinto in Lazio e al sud con candidati fascistoidi (la Polverini è la segretaria dell'Ugl, il sindacato postfascista), ma di sicuro ha imprigionato l'Italia.

Pubblicato

Venerdì 2 Aprile 2010

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