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«Dopo le banche, tocca a noi»

di

Veronica Galster
È ora che le autorità intervengano con un robusto piano anticrisi. Lo hanno chiesto lunedì, di fronte a Palazzo federale, più di 600 delegati di Unia provenienti da oltre 50 industrie.

Tra i 600 lavoratori dell'industria presenti lunedì a Berna, anche una cinquantina proveniente dal Ticino. Sul pullman diretto verso la capitale, il sindacalista Nicola Fontana prende la parola: «Stiamo andando a Berna per chiedere alle autorità federali, ora che si sono occupate delle banche, di fare qualcosa anche per il settore industriale». Sul torpedone viaggiano rappresentanti di diverse industrie, tra le quali aziende che hanno deciso di non beneficiare dell'opportunità del lavoro ridotto, ma hanno optato per i licenziamenti. «Ho deciso di venire a Berna oggi per protestare contro quello che sta succedendo», racconta una signora. La sua vicina di posto prosegue «Dall'inizio dell'anno, l'azienda ha già licenziato una ventina di persone, è brutto andare al lavoro la mattina e non sapere cosa succederà entro sera, si ha sempre paura. Ora hanno iniziato a licenziare pure persone che lavoravano in ditta da 30 anni, anche ingegneri e gente che sta in alto, non solo i semplici operai».
La storia che raccontano le lavoratrici e i lavoratori è sempre la stessa: si sono affrontate diverse crisi in azienda, ma una situazione come quella di quest'anno, nessuno sembra averla mai vista. Sono tutti molto preoccupati per quello che sta succedendo e per quello che potrà accadere nei prossimi mesi. Molti sono arrabbiati, vogliono gridare il loro disappunto, per questo hanno deciso di aderire alla manifestazione.
Verso le 15, il pullman ticinese arriva a Berna con il suo equipaggio, armato di bandiere, fischietti
e cappellini per protestare in modo pacifico, ma facendo sentire con forza il proprio dissenso. Camminando in direzione della Bärenplatz, diversi cortei delle differenti delegazioni svizzere di Unia s'incontrano e si mescolano, formando un corteo sempre più grande e rumoroso. In piazza è stata allestita una tendina, sotto la quale, dopo essersi rifocillati con un risotto "à la bernoise", si discute un programma d'azione per combattere la crisi (vedi box). Lo slogan della giornata è «Loro sono la crisi – noi siamo la soluzione».
Il tono dei diversi relatori è deciso e quello che dicono è sempre accolto con grandi applausi d'approvazione. Gli animi sono infervorati e, anche se fuori dalla tendina nevica, il clima è piuttosto caldo. La rabbia e il sentimento di essere trattati ingiustamente sono forti e accompagnano i vari discorsi. Si sottolinea a più riprese che i lavoratori non devono pagare per gli errori dei manager. Si chiede ai politici di proteggere l'economia reale dalle speculazioni finanziarie e di sottoporre le banche ad un maggior controllo. Tra le diverse persone che prendono la parola, anche Jürg Studer, presidente della commissione del personale di Clariant, azienda che ha appena annunciato dei licenziamenti collettivi, rifiutando categoricamente di discutere delle soluzioni alternative con il sindacato: «Abbiamo inoltrato un intero pacchetto di proposte per migliorare la situazione, abbiamo dato suggerimenti per evitare i licenziamenti, chiediamo il lavoro ridotto. Forse che tutto ciò è immorale, sfacciato o addirittura scortese?», si chiede Studer provocatoriamente.
Al termine del dibattito, un corteo di protesta si snoda nelle strade della città, per poi ritrovarsi nuovamente davanti a Palazzo federale per consegnare il programma in 10 punti (appena approvato) ad una rappresentante della ministra dell'economia Doris Leuthard. In una lettera d'accompagnamento, i delegati dell'industria chiedono alla consigliera federale di prendere posizione in merito alla loro protesta e di concretizzare al più presto le loro rivendicazioni.  
Ora non resta che attendere, ma Unia prevede che questa sia solo la prima di una serie di proteste che probabilmente si susseguiranno nei prossimi mesi, come spiega Nicola Fontana nel viaggio di ritorno. Il sindacato mira ad un coinvolgimento globale dei lavoratori del settore dell'industria, ad una solidarietà che permetta di agire in modo più efficace contro l'utilizzo della crisi come pretesto per poter licenziare. «Mi raccomando» conclude Fontana «Fate passare la voce ai vostri colleghi e cercate di coinvolgerli, è importante che restiate uniti. Da parte nostra vi assicuriamo un pieno appoggio, non vi lasceremo soli».

I 10 punti per uscire dalla crisi

Delegate e delegati di Unia chiedono:
  1. un terzo pacchetto di rilancio di almeno 5 miliardi, con investimenti nelle energie rinnovabili, nei trasporti pubblici e nei risanamenti energetici;
  2. un aumento dei crediti della Commissione per la tecnologia e l'innovazione (Cti) per la promozione di progetti industriali innovativi;
  3. la creazione di un centro di competenza per il coordinamento dei progetti di riconversione ecologica;
  4. la concessione di crediti a condizioni eque alle piccole e medie aziende (Pmi);
  5. il rafforzamento del potere d'acquisto tramite la piena compensazione del rincaro, la realizzazione della parità salariale, nuove riduzioni dei premi delle casse malati, l'aumento degli assegni familiari e delle sovvenzioni alle strutture di custodia extrafamiliare dei bambini;
  6. nessuno smantellamento delle assicurazioni sociali e dell'assicurazione malattia e una moratoria di tre anni nel rifinanziamento delle casse pensioni con una copertura insufficiente;
  7. assegni per il periodo d'introduzione, affinché al termine del tirocinio i giovani possano contare su un impiego e non vengano messi alla porta;
  8. il lancio di una vasta offensiva di perfezionamento da parte del Seco;
  9. l'obbligo di un piano sociale in caso di licenziamenti collettivi;
  10. il ricorso al lavoro ridotto per scongiurare i licenziamenti di massa.

Pubblicato

Venerdì 6 Marzo 2009

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