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Doping: l’umida catarsi dei coccodrilli

di

Libano Zanolari
Poteva succedere solo in Germania dove ogni tanto il signor Lutero si sveglia e batte un colpo. La mamma tedesca insegna ai bimbi che nella scala dei peccati, la bugia è da podio: alle Olimpiadi in riva dell'Acheronte. E così, dopo averla praticata a lungo, per sfuggire agli allori del Maligno, i vari Dietz, Henn, Boltz, Aldag e Zabel, fra una lacrima e l'altra, si sono confessati in pubblico, battendo allo sprint i cattolici che al massimo parlano solo in confessionale: vedasi il commento di Argentin ("si sono bevuti il cervello"). E non avevano paura di essere pizzicati? No, sapevano che i controlli non erano seri. Conferma l'ex professionista svizzero Rolf Jaerman: «negli anni '90 mi dopavo anch'io come tutti». Confessa anche il vincitore del Tour del '96 Bjarne Rjis. Al danese usciva l'epo dalle orecchie tant'è vero che veniva chiamato "Mister 60 per cento". I valori umani normali sono del 40-45 per cento. A valanga si aggiungono i medici Lothar Heinrich e Andreas Schmid dell'Università di Friburgo in Bresgovia. «Ma lo facevamo sempre con il consenso dell'atleta» aggiungono. E l'etica medica? Come vendere cocaina con il consenso del compratore. Da notare che all'Universitaetsklinik di Freiburg insegnava Armin Kluemper, che aveva in mano il 70 per cento degli sportivi di élite tedeschi, compresa la povera Birgit Dressel, morta fra atroci dolori dopo aver vinto l'oro dell'eptathlon nel 1986. Lo Spiegel aveva messo le mani sulle "medicine" trovate a casa di Birgit: più di 100 sostanze diverse fra cui 2 prodotti per i malati terminali di cancro. Quando Kluemper finì nei guai, il Bayern di Rummenigge, Beckenbauer e Hoeness si autotassò per pagare i costi. La federazione tedesca di ciclismo è sponsorizzata dalla "Stada" industria farmaceutica che produce anche Epo. «Non c'è nulla di male» si difende il presidente Rudolf Scharping: «non possiamo essere messi sotto accusa se qualcuno fa uso illecito dei medicinali». Certo: e nemmeno se lo sponsor principale di una comunità di recupero di tossicodipendenti è il "Cartello di Medellin" assistito dalla "Sacra Corona Unita". Invece no come ha dimostrato di recente un'agenzia specializzata in pellegrinaggi religiosi. Per alleggerire i costi aveva ceduto degli spazi pubblicitari sul programma ufficiale del viaggio a Lourdes. Fu così che i pellegrini si ritrovarono in mano anche una pagina di giocattoli erotici prodotti dalla signora Beate Uhse che di beato, nel senso della trasferta, aveva solo il nome. In realtà, in materia di doping fra le guardie e i ladri c'è sempre la differenza che esiste fra il "bip-bip" dei cartoni animati e quell'animale del Madagascar che fa fatica persino a sbadigliare. I laboratori che cercano nuove miracolose sostanze "undetectable", non rintracciabili, hanno 3-4 anni di vantaggio su chi è chiamato a scoprirle. Le lacrime di questa afosa primavera del 2007 d.C. servono solo a dare una minima impressione di pulizia. E oltretutto a 8 anni dai (mis)fatti c'è la prescrizione… E se la "bugada" fosse stata commissionata dagli stessi produttori di doping? È possibile. I tempi sono questi. Grami.

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Venerdì 22 Giugno 2007

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