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Eguaglianza

Donne e calcio in Svizzera

Una mostra zurighese racconta la storia del calcio femminile svizzero. Un percorso tra difficoltà, successi e battaglie

di

Mattia Lento

Il 17 agosto presso l’FCZ-Museum di Zurigo, l’istituzione museale di una delle due squadre principali di Zurigo, ha aperto i battenti la mostra speciale per i 50 anni del calcio femminile svizzero. La mostra, un’occasione per conoscere meglio la storia e l’attualità di una realtà ancora troppo trascurata, rimarrà aperta almeno fino al 31 dicembre del 2020.

 

Successi e popolarità

Il calcio svizzero femminile è in grande fermento: in tutta la Confederazione sono ben 26.000 le giocatrici tesserate e il numero è destinato ad aumentare ulteriormente nei prossimi anni. Le squadre composte da donne in Svizzera hanno talvolta più successo di quelle maschili. Un esempio importante è proprio quello della società FC Zürich: la squadra femminile, che esiste soltanto dal 2008, è l’assoluta dominatrice del campionato svizzero e ha vinto già 9 titoli, 6 coppe nazionali e partecipato a 11 edizione della Champions League; quella maschile, in questi ultimi anni, non ha avuto grande fortuna e ha vissuto addirittura l’esperienza della retrocessione.

 

La mostra intende far conoscere la realtà del calcio femminile contemporaneo a un pubblico che forse s’interessa soltanto al calcio maschile, ma si caratterizza anche come un percorso storico dedicato a questo sport a partire dalle sue origini. Accanto a magliette, gagliardetti, medaglie, palloni di cuoio, libri, album, fotografie storiche e altri cimeli, nel piccolo spazio espositivo, sono presenti più postazioni in cui è possibile vedere e ascoltare numerose interviste con le campionesse del calcio di oggi, ma anche con le pioniere del calcio elvetico. Oltre alla mostra è stato creato anche un blog molto interessante, dove è possibile consultare articoli e fotografie sul calcio femminile e la sua storia

 

Una lunga tradizione

Il calcio svizzero femminile ha in realtà molto più di 50 anni. Secondo gli storici, alcune donne romande giocavano a calcio già negli anni Venti: il gruppo si chiamava “les Sportives”. Recenti ricerche hanno portato alla luce attività calcistiche nella Svizzera tedesca già a partire dal 1939 nell’area di Adliswil. Se si guarda alle fonti, si capisce però che le sfide tra donne erano considerate una sorta di divertissement e non erano certo prese sul serio. Occorre anche ricordare che il calcio femminile, a partire dagli anni Venti, era stato vietato da diverse federazioni nazionali europee, tra cui quella svizzera. La motivazione ufficiale era di carattere sanitario, anche se ovviamente si trattava di un’assurda norma patriarcale per restringere spazi di libertà ed espressione delle donne.

 

Per una prima istituzionalizzazione del calcio svizzero occorre aspettare ancora molti anni: nel 1968 la calciatrice Ursula Moser, di cui è possibile vedere una lunga intervista tra i materiali della mostra, fonda la prima squadra svizzera femminile ufficiale, ovvero la Damenfussball Club Zürich (DFCZ) che in seguito, dopo varie trasformazioni, diventerà l’attuale FC Zürich. L’anno dopo in Romandia le donne cominciano a giocare regolarmente a calcio, fondando addirittura una federazione locale. Tuttavia, è il 1970 l’anno dell’istituzionalizzazione ufficiale del calcio femminile a livello nazionale: il 24 aprile nasce la Damenfussball-Liga, la lega femminile calcistica nazionale. Da questo momento in avanti, il calcio femminile crescerà costantemente anche se dovrà scontrarsi costantemente con il disinteresse mediatico, i pregiudizi di natura sessista e la carenza endemica di risorse finanziarie e strutturale.

 

Calcio e politica

Su una parete della mostra è possibile leggere numerose citazioni, alcune molto recenti, che raccolgono molti dei pregiudizi e degli stereotipi nei confronti del calcio femminile. I problemi del calcio femminile non si fermano però qui: le calciatrici d’alto livello ricevono stipendi irrisori a confronto dei colleghi uomini e sono spesso confrontate con la penuria d’infrastrutture e risorse. Per questo motivo molte calciatrici elvetiche hanno aderito ufficialmente allo sciopero delle donne dello scorso anno.

 

Il problema non è solo svizzero: in Spagna le calciatrici sono scese in sciopero nel 2019, ottenendo miglioramenti salariali consistenti; in Norvegia le calciatrici della nazionale hanno ottenuto la parità salariale rispetto ai colleghi uomini. Questi sono soltanto due esempi in Europa che hanno fatto clamore. Le poche risorse sono dovute anche alla scarsa attenzione mediatica che il calcio femminile riceve. Questo ha portato Sarah Akanji, protagonista carismatica del calcio svizzero contemporaneo, a lanciare recentemente una petizione rivolta alla SRF per chiedere più attenzione nei confronti del calcio femminile. La petizione ha raccolto oltre 3000 firme. La lotta per la parità di genere è arrivata anche tra le donne attive nello sport più popolare al mondo.  

Pubblicato

Giovedì 8 Ottobre 2020

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