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Donne discriminate: in Svizzera persistono le disparità salariali

di

Françoise Gehring Amato
Quella che ci comunica l’Ufficio federale di statistiche (Ufs) non è una novità. È una triste conferma: nel campo del lavoro le donne continuano ad essere discriminate. «Le disparità salariali tra donne e uomini – leggiamo dunque nella nota dell’Ufs – rimangono notevoli». Quanto notevoli? Ecco le cifre: nel 2000 le donne hanno guadagnato in media il 21,3 per cento in meno rispetto ai colleghi di sesso maschile. E al mese hanno guadagnato, in media, 4 mila 406 franchi lordi. L’Ufs ha inoltre precisato che neppure le qualifiche contrastano le disparità. E illustra un altro esempio: il salario lordo mensile delle donne che occupano una posizione importante (e che esige qualifiche particolarmente elevate) si aggirava attorno agli 8 mila 288 franchi contro i 10 mila 303 attribuiti agli uomini; si tratta di un minor guadagno pari al 20 per cento. Lo scarto salariale rimane elevato anche per professioni che richiedono qualifiche assai minori: per attività semplici e ripetitive una donna ha percepito al mese 3 mila 700 franchi mentre il suo collega maschio 4 mila 522 franchi. Insomma la remunerazione delle donne resta sistematicamente inferiore rispetto a quella degli uomini, indipendentemente dal livello di formazione preso in considerazione. Ancora una volta le cifre (insospettabili) mostrano che la parità tra i sessi è lungi dall’essere realizzata. Le ingiustizie, insomma, persistono e spesso le donne si trovano sole a dover combattere contro le discriminazioni nel nome dell’uguaglianza che sia la costituzione, sia la legge garantisce loro. A parole, perlomeno. Se restiamo nel campo della discriminazione, anche gli stranieri non se la passano tanto bene in Svizzera. Nel 2000, osserva l’Ufs, i salariati di nazionalità svizzera hanno percepito, in media, un salario mensile lordo di 5 mila 525 franchi contro 4 mila 643 dell’insieme dei lavoratori stranieri. Il livello di remunerazione della manodopera straniera varia moltissimo a seconda del tipo di permesso di soggiorno. Facendo una media tra i vari livelli si evince che i salari degli stranieri sono inferiori rispetto a quelli degli svizzeri nella misura del 10-15 per cento. Nell’indagine sulla struttura dei salari l’Ufs ha pure rilevato significative differenze a seconda dei rami di attività. I migliori stipendi mensili sono stati registrati nel settore bancario (7 mila 190), assicurativo (6 mila 504), chimico (6 mila 842) e nell’industria delle macchine (5 mila 750). Nella maggioranza dei settori economici presi in esame risulta che il salario lordo mensile si situava tra i 4 mila 500 franchi e i 5 mila 500: è il caso, per esempio, della sanità (5 mila 76 franchi) e dell’edilizia (5 mila 108). La situazione è decisamente peggiore quando si prendono in considerazione i salari nel commercio al dettaglio (4 mila 9 franchi), nella ristorazione e negli alberghi (3 mila 519 franchi). Nella sua fotografia sui salari – presentata in un periodo di trattative salariali e di rinnovo dei contratti collettivi di lavoro – l’Ufs ha inoltre messo in evidenza che negli ultimi due anni l’inflazione ha bloccato il rialzo dei salari. Fanno dunque bene i sindacati a pretendere aumenti salariali per recuperare, almeno in parte, il potere d’acquisto dei salariati. I padroni fanno orecchie da mercante. E già si sentono le prime avvisaglie di lotta.

Pubblicato

Venerdì 16 Novembre 2001

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