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“Dobbiamo essere più spregiudicati”

di

Gianfranco Helbling
Il Partito socialista (Pss) perde 9 seggi, i Verdi ne guadagnano sette. L'Unione democratica di centro (Udc) si rafforza ma s'indebolisce il Partito liberale radicale. I cambiamenti scaturiti dalle elezioni federali forse non sono così drammatici come a prima vista potrebbe sembrare. Andreas Rieger, dal suo osservatorio di copresidente del sindacato Unia come valuta le prospettive per i prossimi quattro anni?
Il rafforzamento dell'Udc significa che gli attacchi politici da parte della destra diventeranno più forti. I tempi per i sindacati si faranno quindi ancora più duri. Nel contempo la ripartizione delle forze fra i blocchi rappresentati in parlamento e le singole persone che sono state elette ad esempio nel Ppd (ma non solo) mi fanno dire che anche in futuro sarà ancora possibile trovare delle maggioranze su questioni di politica sociale, come finora. I rapporti di forza si costruiranno sui singoli oggetti concreti. Un conto sono le elezioni, un altro sono le lotte concrete su oggetti ben precisi, ed è su questi oggetti che di volta in volta si dovranno trovare le maggioranze. Come nella passata legislatura sull'Avs o sul pacchetto di sgravi fiscali credo che anche nel prossimo quadriennio avremo lo spazio per condurre delle lotte sociali per mezzo di referendum e iniziative. Anche se sarà più dura.
Il Pss ha perso perché ha condotto una campagna elettorale debole, in particolare sui temi sociali?
Il Pss ha cercato di imporre i suoi temi. Prima ha fatto un vertice sulle questioni sociali. Poi ha organizzato con Paul Rechsteiner la conferenza stampa sull'Avs con l'idea di un aumento una tantum delle rendite in occasione del giubileo dell'Avs, ma i giornalisti non ne hanno nemmeno riferito: se una proposta simile l'avesse fatta l'Udc, con i mezzi che ha se ne sarebbe parlato per settimane. Infine c'è stata l'iniziativa fiscale, una buona iniziativa, consegnata a dieci giorni dalle elezioni: nessuno se n'è accorto perché è stata soffocata dalle polemiche sulla manifestazione contro l'Udc a Berna – il Pss è stato punito per una cosa di cui non aveva colpe. Il problema è allora cosa può fare il Pss affinché i suoi temi si impongano nell'agenda politica, e qui il Pss è debole.
Colpisce però che il conflitto sociale di gran lunga più grave degli ultimi anni, quello sul Contratto nazionale mantello dell'edilizia (Cnm) che vede i sindacati impegnati da mesi in una difficile lotta, non sia neppure entrato nella campagna elettorale.
Il Pss ci ha provato. Hans-Jürg Fehr ha capito l'importanza della questione ed è venuto alla nostra manifestazione del 22 settembre assieme a qualche altro consigliere nazionale socialista. L'idea era di dare un volto alla questione sociale.
I socialisti hanno un problema con i media?
No, non direi. Il fatto è che l'Udc riesce ad usare i media come megafono. Tutto ruota attorno al partito di Blocher. E forse non sempre la polarizzazione paga. Nel caso dell'Udc sì, nel caso del Pss non ne sono così sicuro. Anche perché questa volta si è verificato un fenomeno nuovo. Quando in passato il Pss voleva essere più moderno e trascurava la questione sociale, c'erano partiti alla sua sinistra che la tematizzavano raccogliendo molti consensi. È stato il caso di formazioni quali le Organizzazioni progressiste Poch nella Svizzera tedesca, del Partito del lavoro in Romandia e del Psa in Ticino. Questa volta ciò non è successo, e anzi la sinistra radicale è quasi scomparsa dal parlamento.
Il Pss non ha dunque sbagliato nulla eppure ha perso?
No, credo che debba essere possibile portare sul palcoscenico politico la questione sociale con più profilo. Ricorrendo anche ad azioni e campagne, e non limitandosi ad un'immagine di partito serio ed affidabile. Il Pss deve tornare ad essere più spregiudicato e meno fedele alla linea del governo. Certamente il Pss non deve muoversi ancora più verso il centro politico. Il problema invece è che è ripresa la stessa stupida discussione che avevamo già visto a Zurigo in primavera: già lunedì il Tages Anzeiger diceva che il Pss è troppo vicino ai sindacati e che la questione sociale non è più di moda. In realtà il politologo Claude Longchamp sostiene che è proprio sul suo tema, la questione sociale, che il Pss deve profilarsi, e non tanto sulle questioni climatiche, che sono il marchio di fabbrica dei Verdi, o sulla sicurezza.

Pubblicato

Venerdì 26 Ottobre 2007

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