Due anni di rallentamento dell’economia hanno fatto registrare un numero senza precedenti di disoccupati in tutto il mondo. Sono, infatti, 180 milioni le persone che alla fine del 2002 non avevano un’occupazione. E nella maggior parte dei casi essere senza lavoro vuol dire essere senza reddito, tout court. Secondo un rapporto dell’Ufficio internazionale del lavoro (Uil), con sede a Ginevra, i due anni di crisi economica, che non ci siamo ancora lasciati alle spalle, hanno fatto incrementare di ulteriori 20 milioni il numero dei senza lavoro. Nel contempo sono pure aumentati i cosiddetti lavoratori poveri. Il loro numero supera i 550 milioni. E per lavoratori poveri s’intendono coloro che, pur lavorando, non riescono ad avere un reddito sufficiente a coprire degnamente il fabbisogno vitale. La soglia fissata dall’Uil, al di sotto della quale si è lavoratori poveri, è di un dollaro al giorno, 30 dollari al mese, 365 dollari l’anno. Sempre secondo l’Ufficio internazionale del lavoro, per assorbire i nuovi arrivati sul mercato del lavoro e ridurre la proporzione di lavoratori poveri e tasso di disoccupazione (in modo da raggiungere l’obiettivo fissato dalla Nazioni unite di dimezzare l’estrema povertà entro il 2015), sarà necessario creare un miliardo di posti di lavoro nel corso dei prossimi 10 anni. Questi i numeri a livello globale. Vediamo quelli a livello locale, svizzero per la precisione. A fine dicembre, il numero dei disoccupati superava la soglia psicologica delle 100 mila unità (130 mila per la precisione) che, per un’economia come quella svizzera, è una cifra elevatissima. Soprattutto se si tiene conto che il nostro sistema di sicurezza sociale, l’assicurazione contro la disoccupazione (Ladi), è studiato per un massimo di 100 mila disoccupati e che, soprattutto, è stata volontariamente ridotta la sua portata. Politici ossessionati dalla riduzione della presenza dello Stato nella socialità, dal pareggio dei conti pubblici e di riduzione dei debiti ad ogni costo, dimenticando la funzione anti-ciclica della spesa pubblica, hanno fatto il resto. Stiamo per entrare in un periodo di incertezza estrema, dovuta anche all’imminente guerra all’Irak e solo politiche tese a rilanciare l’occupazione e la dignità del lavoro potranno evitare disastri sociali in un mondo sempre più globalizzato.

Pubblicato il 

31.01.03

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