Il brillante risultato di domenica 7 marzo sulla riduzione del tasso di conversione per il calcolo delle rendite del secondo pilastro non deve farci dimenticare che vi sono altri fronti dove si svolge la lotta contro lo smantellamento dello stato sociale. Uno di questi riguarda la revisione della Ladi, la Legge sull'assicurazione contro la disoccupazione, in discussione in questi giorni alle Camere federali.
Rispetto al progetto iniziale sono stati apportati alcuni miglioramenti, determinati dal fatto che i partiti borghesi temono un risultato negativo in caso di referendum. Sono state così eliminate le disposizioni riguardanti la riduzione delle prestazioni per i disoccupati di lungo periodo e i giovani disoccupati subiranno meno tagli rispetto a quelli inizialmente previsti.
Tuttavia, indipendentemente dalle misure peggiorative e dai correttivi che si intendono apportare, a destare una viva preoccupazione è la logica che sta dietro ad essi: non vi è alcuna analisi di carattere sociale ma, come affermato anche dalla Consigliera federale Doris Leuthard, solo il freddo calcolo finanziario che deve far quadrare i conti. Ancora una volta un problema sociale come la disoccupazione viene brutalmente semplificato, nella consapevolezza che, comunque, da parte dei soggetti colpiti, non vi sarà resistenza, trovandosi questi ultimi in una posizione di isolamento ed estrema debolezza, determinata anche dalla scarsa opposizione politica esercitata dai partiti di sinistra.
Come spesso accade, e la storia ce lo insegna, si approfitta delle crisi che periodicamente si presentano per dar luogo a manovre di macelleria sociale. Se osserviamo i numerosi provvedimenti che vengono presi, notiamo subito che non vi è nulla che va verso un effettivo sostegno alle categorie sociali più deboli. Perché, per rimanere in tema, invece della politica dei tagli, non si affronta il problema della disoccupazione dal versante degli investimenti, per esempio nella formazione continua e nell'aggiornamento professionale? Non è che avere persone in condizioni precarie facilita costruzione di una società sempre più parcellizzata, ricattabile e obbediente?
Anche in Svizzera la disoccupazione riguarda in modo particolare le giovani generazioni (quelle che saranno più colpite dalla revisione della Ladi) e l'alternativa spesso è il lavoro nero o il precariato, con profonde ripercussioni in termini di frustrazione e scarsa fiducia nel futuro. Contro il peggioramento delle condizioni sociali di milioni di persone occorre un cambiamento di fondo nelle logiche che stanno alla base del funzionamento dell'economia per prospettare un nuovo modello di sviluppo e costruire una società più solidale e coesa.

Pubblicato il 

19.03.10

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