di Maria Pirisi Depressione, isolamento e invisibilità. Perdere un posto di lavoro significa spesso sperimentare tutto questo. Per arginare il rischio dell’emarginazione che i disoccupati corrono si è costituita di recente l’Associazione disoccupati Ticino. Responsabile del gruppo promotore è Sergio Bernasconi che a più riprese ha vissuto direttamente la condizione di persona senza lavoro e tutto quanto comporta l’essere tagliato fuori dal mercato occupazionale. Lanciata il primo maggio, l’Associazione ha già raccolto la simpatia di una cinquantina di disoccupati e la disponibilità di una collaborazione gratuita di alcuni professionisti per la consulenza in ambito lavorativo e giuridico. Nel futuro c’è in programma l’apertura di un Centro d’incontro e d’aiuto che possa fungere da punto di riferimento per tutti i disoccupati del Cantone. Un luogo concreto dove recarsi per una consulenza, per un sostegno nella ricerca di un posto di lavoro, ma anche un luogo di ricreazione dove poter condividere momenti di quotidianità culturale e di socializzazione. «A livello privato – spiega ad area Sergio Bernasconi – abbiamo avuto l’offerta di uno spazio e questo è già un buon inizio. Ma avremo bisogno di fondi per allestire il Centro e per raccoglierli abbiamo pensato di creare una fondazione chiamata “Amici dei disoccupati”». Già in passato, nel 1996, Bernasconi aveva creato un’associazione analoga ma principalmente allo scopo di raccogliere le firme necessarie per il lancio di un referendum che contrastasse la decisione del Consiglio federale di operare dei tagli sulle indennità di disoccupazione. Nel solo Ticino furono raccolte quattromila firme e il referendum riuscì nel suo intento. A distanza di anni il fenomeno della disoccupazione deve ora fare i conti con la nuova Legge sull’assicurazione disoccupazione che riducendo il numero di giorni di diritto all’indennità (da 520 a 400) occulta indirettamente alle stime ufficiali dei senza lavoro tutta una fetta di persone che per vivere devono far ricorso all’assistenza. Una situazione in continuo peggioramento e che subisce i contraccolpi dei tagli nel settore della socialità. «Con la nostra Associazione – afferma Bernasconi – ci proponiamo di difendere la dignità del disoccupato, di creare una rete di supporto che lo aiuti ad affrontare i suoi problemi sia a livello pratico che psicologico. La condizione in cui si viene a trovare una persona senza lavoro è molto difficile e una volta che ci sei dentro hai la sensazione di essere abbandonato a te stesso». Bernasconi vive ancora in prima persona l’essere disoccupato e in un’età problematica per il mercato attuale del lavoro. «Alla soglia dei cinquant’anni – dice – vedo allontanarsi una via d’uscita. Quando non sei più giovane, l’età diventa un’aggravante e il rischio di esclusione si fa quasi certezza. Unica alternativa diventa l’assistenza, vissuta spesso con vergogna e come una forma di alienazione sociale». L’associazione che si sta sviluppando in Ticino trova delle corrispondenze in altre esperienze che hanno già preso piede in altre parti della Svizzera. Tra queste l’ Ausgesteurtentreff, il gruppo di auto-aiuto nato a Einsiedeln e composto da persone che hanno esaurito il diritto all’indennità di disoccupazione e sono in assistenza (si veda area n.1-2 del 09.01.04). «È importante – continua Bernasconi – che i disoccupati abbiano parte attiva nella risoluzione dei problemi che li concernono. A volte le persone non ricevono l’aiuto di cui hanno bisogno perché non sanno o non osano chiedere a quali enti rivolgersi oppure perché si arenano davanti a formulari difficili da compilare. Ma non solo. Noi vorremmo che non venissero a mancare tutta una serie di stimoli culturali e sociali di cui tutti abbiamo bisogno per vivere bene. Ma soprattutto vorremmo che i disoccupati prendessero coscienza dei propri diritti e della propria forza, soprattutto se condivisa con altri che vivono la stessa condizione. Il Centro dovrebbe favorire questo processo sostenendo i senza lavoro a riprendere fiducia in se stessi, a non sentirsi esclusi dal tessuto sociale aiutandoli a trovare nuovi canali per il loro reinserimento sociale e occupazionale». Obiettivi importanti ma anche ambiziosi. «Naturalmente non pretendiamo di agire da soli – precisa Bernasconi –. Cercheremo, di volta in volta, di chiedere collaborazione e sostegno al Cantone, agli enti preposti ai problemi dei disoccupati e di coloro che sono in assistenza. E cercheremo il dialogo con i sindacati. La collaborazione è fondamentale a patto che il disoccupato resti protagonista nella lotta per i propri diritti perché l’esperienza mi ha insegnato che i suoi problemi difficilmente possono essere risolti a tavolino da persone che non hanno mai vissuto in prima persona quella realtà». Intanto la prima pietra dell’Associazione è stata posata, ora per costruire il Centro sarà necessario una larga adesione dei disoccupati del Cantone. «Non chiediamo soldi – conclude Bernasconi – ma solidarietà». Chi volesse aderire può contattare direttamente Sergio Bernasconi allo 079/455.42.91.

Pubblicato il 

07.05.04

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