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Disoccupati, il rifiuto dell'incertezza

di

Tatiana Lurati Grassi
Sul numero di area del febbraio 2009 accennavo ad alcune riflessioni fatte durante lo sviluppo di un lavoro di ricerca finale per il Master in comunicazione interculturale , dove l'obiettivo generale del progetto è stato di cercare di capire quali sono le dimensioni culturali che caratterizzano la popolazione disoccupata per riuscire a meglio percepire come possono influenzare il loro modo di agire quotidiano. Ricordo che per dimensione culturale si intende «un insieme coerente e relativamente semplice di elementi culturali: rappre-
sentazioni, valori, opinioni, credenze, simboli, norme, …»
Ora, vorrei entrare maggiormente nei dettagli dei risultati su un campione di persone disoccupate che hanno seguito nel 2008 una misura attiva del mercato del lavoro denominata Tris (Tecnica di ricerca impiego e sostegno al collocamento), cominciando a presentare i risultati della prima parte della ricerca, con cui si intendeva rispondere a questa domanda: considerando la variabile di Hofstede Uncertainty Avoidance index, verificare se vi è una differenza di pensiero fra la popolazione disoccupata in Ticino e la popolazione valdostana per quanto riguarda la variabile.
Cosa si intende per Uncertainty Avoidance index o rifiuto dell'incertezza? «Il rifiuto dell'incertezza è, tra gli indici di Hofstede, il più complesso, perché strettamente connesso con l'ansia sociale e individuale e il senso di indeterminazione prodotti dalla costitutiva incapacità umana di contrastare l'ambiguità e l'incertezza del futuro». Il rifiuto dell'incertezza è indicativo di un'ansia sociale, che, in misura maggiore o minore, è alla base di qualunque organizzazione sociale. Nello studio, questa dimensione è stata presa in considerazione perché fortemente legata alla perdita del lavoro, che di conseguenza crea ansia e incertezza verso il futuro. Il lavoro resta un elemento fondamentale per l'integrazione sociale degli individui. Si è voluto verificare se questa situazione di disagio, di incertezza porta le persone a chiudersi in sé stesse e ad accettare meno le novità ed il diverso. Questa dimensione è stata verificata, prendendo spunto da una ricerca condotta nel contesto valdostano che ha considerato tutte le dimensioni culturali di Hofstede.
Nel modello di Hofstede, il controllo dell'incertezza sul lavoro si esprime attraverso modelli organizzativi tesi ad evitare situazioni di ansia, in parte anche derivanti dall'incertezza del futuro professionale (come può essere un periodo di disoccupazione), «il che si traduce nella tendenza da parte dei lavoratori a prediligere forme contrattuali stabili e a lungo termine»  Infatti i risultati dimostrano che l'ansia del controllo dell'incertezza, sia per il contesto valdostano (55 per cento), ma anche per i corsisti Tris viene espressa da una grande maggioranza di lavoratori che ritengono molto importante (45.7 per cento) avere un contratto di una durata indeterminata. Per quanto riguarda il modello lavorativo esposto ai rischi, i partecipanti ai corsi Tris 2008 si mostrano leggermente più favorevoli ad una competizione, anche se oltre il 66 per cento del campione ritiene che la competizione sul lavoro faccia più male che bene.
Altro tema particolare, legato al controllo dell'incertezza, è quello della religione. Infatti la religione è un potente strumento culturale, di cui una società può avvalersi per esercitare il controllo dell'ansia derivante dall'incertezza del futuro. Per quanto riguarda i corsisti Tris l'atteggiamento di intolleranza generato dal rifiuto dell'incertezza si rivela abbastanza basso. La maggior parte degli intervistati, per entrambi i contesti, non percepisce l'aumento di diverse religioni come una minaccia per l'identità nazionale o locale.
Questi risultati confermano ulteriormente che la dimensione lavorativa sicura è una parte integrante della società odierna e come a volte la religione sia troppo spesso strumentalizzata per penalizzare le persone più deboli. E' un invito e un messaggio ad una maggiore apertura di mentalità verso l'altro, oltre che a condannare ulteriormente il mondo finanziario/capitalista per la deriva in cui ci sta conducendo.

Pubblicato

Venerdì 5 Giugno 2009

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