Dare a Cesare quello che è di Cesare. In questa rubrica, il 9 settembre 2001 me la prendevo con i sindacati per come si mostravano complici della scuola obbligatoria quantitativa e incapaci di affrontare la rivoluzione di una scuola più educativa, libera dell’eredità ormai sorpassata delle specializzazioni. Inaspettatamente, il 20 marzo scorso ho ricevuto da Raoul Ghisletta, segretario sindacale, il testo della mozione inoltrata il 29.11.99 in cui chiede – a distanza di più di un anno – l’evasione da parte del Governo. La questione riguarda solo un aspetto del problema-scuola, quello delle lezioni private indotte dalle disfunzioni dell’insegnamento obbligatorio. Avevo polemicamente sollevato l’argomento prima della votazione sul sovvenzionamento delle scuole private e pensavo di essere stato «messo via» appena passata la bufera. Non è stato così e ne sono lieto. Per i lettori consegno quindi a questa rubrica il testo della mozione Ghisletta con l’augurio che il Governo lo prenda sul serio. «Il legislatore ticinese, mediante la Legge sulla scuola, le leggi di settore e i relativi regolamenti di applicazione, ha voluto mettere a disposizione dei giovani ticinesi in età di obbligo scolastico un sistema gratuito, accessibile a tutti, indifferenziato fino ai termini della seconda media e con parziale differenziazione del curricolo negli anni di terza e quarta media, che portano al compimento dell’obbligo scolastico. Tale sistema scolastico ha dato risultati lusinghieri, nella valutazione confrontata con analoghi sistemi (…). Ciò nonostante v’è stato chi ha suonato un campanello d’allarme: nella scuola dell’obbligo ticinese vi sarebbe un settore – la scuola media – che funziona grazie anche a cospicui interventi privati di sostegno agli allievi. In altre parole, vi sarebbe una parte di allievi che supererebbe le difficoltà scolastiche non già grazie ai meccanismi di sostegno offerti dal sistema, bensì in virtù di apporti esterni, sottoforma di lezioni private. È evidente che la scuola ticinese dell’obbligo, così come voluta dal legislatore e per ciò stesso dal popolo ticinese, non prevede simili apporti per funzionare, apporti che arrischiano di approfondire gli effetti delle disparità sociali, andando così contro i fondamenti su cui poggia la scuola media ticinese. Pare dunque ai firmatari della presente mozione che il fenomeno delle lezioni private, quali apporti esterni al sistema scolastico pubblico dell’obbligo, debba essere conosciuto dall’autorità cantonale e dal legislatore. Per questo motivo i sottoscritti granconsiglieri chiedono che il Dipartimento istruzione e cultura (…) promuova un’indagine al fine di conoscere e quantificare l’eventuale uso di lezioni private quale strumento usato dalle famiglie per superare le difficoltà che insorgono per i giovani all’interno del sistema scolastico pubblico, in particolare nella scuola media, nonché le cause di questo fenomeno».

Pubblicato il 

12.04.02

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