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Discrezione

di

Martino Dotta
La nostra società della comunicazione di massa in tempo reale ci ha abituati a superare distanze geografiche e limiti di tempo: qualsiasi informazione è fruibile immediatamente da chiunque e ovunque sul pianeta. Basta un colpo di mouse e siamo interconnessi con persone e situazioni a livello internazionale. Possiamo assistere, in presa diretta, ad eventi festosi o tragici senza frontiere di sorta, a manifestazioni e testimonianze. A rigor del vero, questo modo sempre meno mediato da "agenti interpretanti" (come, ad esempio, i giornalisti) di confrontarsi con una realtà vieppiù vasta e complessa può darci l'illusione di poter capire tutto quanto si vede e si sente. Ma è sufficiente venire a conoscenza dei fatti per poterli intendere e collocare nel loro giusto spazio? C'è di che dubitarne. La cultura del tutto e subito, nel campo comunicativo, non ci spinge forse a costruirci un mondo a nostra immagine e somiglianza e, di conseguenza, a separarci dalla realtà.
Tutti sappiamo che le vicende presentate nei cosiddetti reality show sono delle finzioni costruite a tavolino, eppure diventano per un numero crescente di persone veri e propri punti di riferimento quotidiani, motivo di discussione con parenti e amici, elementi scatenanti di una fantasia spesso imbrigliata dai nostri ritmi esistenziali e lavorativi frenetici. In buona sostanza, è il confine tra immaginario e attualità a diventare sempre più esile, sino al punto da giungere alla confusione di oggettività e simulazione in forme talvolta isteriche di esibizionismo. Ne sono esempi, non sempre edificanti anche alle nostre latitudini, i dibattiti pre-elettorali e i confronti politici a tutti i livelli, come pure certe cronache di avvenimenti su argomenti sensibili quali la violenza giovanile, l'immigrazione o lo spaccio di droga. È sempre più difficile, persino per gli addetti ai lavori in ambito sociale, rendersi conto di dove collocare il discrimine tra verità ed esagerazione.
In simili frangenti, mi sembra opportuno evocare un'attitudine (o virtù, che dir si voglia) di sicuro pregio: la discrezione! Che sia in aperta contraddizione con la tendenza attuale è fin troppo ovvio, ma mi piace ricordare il monito di Francesco d'Assisi: il bene va preservato, conservato con cura, non sbandierato ai quattro venti o esposto alla pubblica ammirazione, perché non vada perso. Il Santo umbro parlava di discrezione ovviamente in chiave spirituale, tuttavia il suo invito mi sembra un possibile antidoto alle misure sovente esagerate e, non di rado, esasperate del contemporaneo voyeurismo. Mettere in piazza (mediatica o no) vizi e virtù propri o altrui non è necessariamente segno di autenticità, né stimolo alla crescita individuale e collettiva.

Pubblicato

Venerdì 5 Giugno 2009

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