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«Diroctati» Oltralpe

di

Generoso Chiaradonna
L’edizione 2002 dell’elenco telefonico Ticino è pronta e sta per essere consegnata nelle nostre case. Potrebbe essere l’ultima edita nella Svizzera italiana. Infatti per decisione della direzione generale di Swisscom Directories Sa (una società del gruppo Swisscom) l’ufficio regionale di Bellinzona sarà chiuso entro il 2003. Il personale, attualmente impiegato, è stato invitato a prendere armi e bagagli e trasferirsi a Berna dove verrà concentrata l’attività di redazione dell’elenco telefonico, sia cartaceo che in formato elettronico. Abbiamo parlato di questa ennesima ristrutturazione con alcuni degli otto impiegati che rischiano di perdere il posto di lavoro. Ecco le loro testimonianze. Massimo Cusano, assunto da pochi mesi, esprime tutta la sua amarezza per la decisione presa. «Da qui all’anno prossimo potranno cambiare molte cose perché stiamo aspettando risposte ad alcuni punti importanti stesi nero su bianco. Punti che possono toccare aspetti economici e altri quali la famiglia». Come si può facilmente comprendere, dietro le «ristrutturazioni» ci sono persone che hanno affetti e interessi qui in Ticino. «Ci sono miei colleghi – continua Cusano – che hanno figli in età scolastica. Altri lavorano a tempo parziale. Altri ancora sono stati assunti da pochi mesi e si vedono sballottati a destra e a manca senza la possibilità di pianificare la propria vita. Ma al di là di questo ognuno ha impegni nella vita sociale che cadrebbero. Io personalmente – conclude Massimo – ho fatto il pendolare tra Zurigo e Cadenazzo per tre anni. L’ho fatto per imparare il tedesco e per mia scelta. Non mi va se mi viene imposto». Ricordiamo che il lavoro svolto dal personale di Directories è un lavoro indispensabile e unico allo stesso tempo. In Ticino ci sono delle vie in dialetto e a Berna difficilmente ci saranno ticinesi a fare questo tipo di lavoro. Ma non è solo una questione campanilistica. Il libro del telefono non è più come quello di 20 anni fa. È diventato uno strumento commerciale ed è la carta da visita della Swisscom. Se a questo si aggiunge il fatto che la sede di Bellinzona non lavora nelle cifre rosse il tutto ha il sapore della beffa. Come viene giustificata la ristrutturazione, allora? Ci risponde Paolo Croisé team leader di Directories a Bellinzona, anche lui toccato dal provvedimento. «Il nostro – ci spiega Croisé – è un lavoro particolare. Oltre ad aggiornare gli elenchi in qualsiasi forma, fungiamo da banca dati anche per altri carrier (operatori concorrenti di Swisscom). Questo lo dobbiamo fare per legge. Non conosco le ragioni vere di questa concentrazione di attività a Berna e a Sion. Posso solo fare delle ipotesi. Oltre al risparmio immediato credo che si ragioni con scenari di futura concorrenza. Per legge, come detto prima, siamo costretti a dare i dati (dietro compenso, ovviamente) a chiunque li richieda. Potrebbe arrivare il Pinco Pallino di turno che avendone la possibilità, compra la banca dati e si fa il suo bell’elenco e lo vende». La paura è di avere fra qualche anno più operatori che forniscono dati telefonici. Allora si reagisce concentrando e risparmiando ora per essere più forti, forse, tra qualche anno. La solita scusa del mercato usata in tutte le salse. «In Ticino – continua Croisé – esiste solo un elenco di Pagine bianche. In altri cantoni ci sono altre società che si occupano della gestione degli indirizzari e creano un loro elenco denominato locale. Esiste un elenco di Pagine gialle (regionale) con dati attinti da noi. Un domani tutto questo sarà svolto da Berna e da qualcuno che non conoscerà la realtà locale. Si immagini come farà a convincere qualcuno ad aggiungere, ad esempio, un’iscrizione supplementare a 300 km di distanza. Quindi ci sarà sicuramente un peggioramento del servizio». L’attività svolta in Ticino è quotidiana. Dai 300 ai 500 cambiamenti quotidiani oltre a tutto il lavoro amministrativo. Ma quello che lascia ulteriormente perplessi sono anche le modalità di questo avvicendamento e concentrazione. Si procederà per tappe. Prima a Losanna, per la Svizzera francese e Rapperswil per la Svizzera tedesca. Poi il trasferimento definitivo, dal 2004, a Sion (Romandia) e Berna per Svizzera tedesca e italiana. «Il tutto – ci dichiara Angelo Zanetti, segretario cantonale del Sindacato della Comunicazione – per far scomparire 9 uffici regionali su 11 e con essi 22 posti di lavoro». Posti di lavoro che, come si dice adesso, scompariranno con la normale fluttuazione del personale. «Quando si è incominciato a parlare di Futura plus (il programma di ristrutturazione) – continua Zanetti – non si è mai parlato di licenziamenti o concentrazioni, ma sempre e solo di miglioramenti del servizio. La direzione lo sapeva ma ha portato avanti il progetto nascondendo i veri intenti al personale. Questo è vergognoso. Se si aggiunge che la direzione di Directories aveva confermato che l’ufficio di Bellinzona è fondamentale e funziona benissimo, si ha la misura dell’assurdità della decisione. Per non parlare dell’importanza delle regioni linguistiche in Svizzera. Si fa un gran parlare della coesione nazionale e poi si prendono misure così assurde». Ma l’avvicendamento a tappe costa. Perché lo si fa? «Queste – ci risponde Croisé – sono domande che bisogna porre al consiglio di amministrazione. Dove è in realtà il vostro risparmio? Lo fate per contrapporvi a un’ipotetica concorrenza o lo fate perché presto o tardi invece di aumentare le tariffe, dovrete diminuirle perché qualcuno verrà a farvi concorrenza con il 50 per cento in meno? Se manterranno lo stesso margine di guadagno – conclude Croisé –, con costi ridotti, sì che ci saranno utili. Allora è il tornaconto personale a cui si mira, non a quello degli utenti e del personale ma al vostro. Della direzione e degli azionisti».

Pubblicato

Venerdì 19 Aprile 2002

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