La sentenza

La storia in sé è curiosa e per certi versi eclatante: la Croce Rossa del Luganese sul banco degli imputati. O meglio la sua direttrice Josiane Ricci, che si è vista recapitare un decreto d’accusa per impiego illecito degli stranieri (articolo 117), in violazione proprio alla Legge sugli stranieri. La sentenza, al termine di un dibattimento che si è tenuto alla Pretura penale di Bellinzona venerdì scorso (il 18 gennaio), ha visto il proscioglimento della direttrice, ma è un caso destinato a fare discutere.

 

La notizia ha già fatto il giro di molti enti che promuovono il volontariato perché incriminato era proprio l’esercizio di questa attività, che per definizione è libera e gratuita ed è svolta per ragioni di solidarietà e di giustizia sociale. Il “reato” che veniva contestato nel decreto d’accusa allestito dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni era l’impiego di una cittadina straniera perché la persona in questione non aveva i «requisiti necessari» per regalare il suo tempo a chi ne aveva bisogno.

 

In pratica, la giovane sulla trentina – ospitata in Ticino da un amico - era provvista unicamente di un certificato di turista e non di un permesso di lavoro, che invece occorre possedere anche per lo svolgimento di professioni non retribuite. E qui si è giocata la partita, su ciò che può essere o non essere considerato un impegno professionale. Lo stage di uno studente? Sì, può essere ritenuto un’attività di questo tipo perché finalizzato all’acquisizione di nozioni spendibili in ambito lavorativo. Ma il volontariato, signori, proprio no. Il giudice Siro Quadri è stato chiaro al proposito, sottolineando quanto disumana sarebbe la legge se condannasse una nobile causa come il volontariato, un compito che ha come scopo l’appagamento personale nell’offrire il proprio contributo alla comunità.

 

Al termine del dibattimento la direttrice è stata liberata da ogni imputazione, non dovrà pagare le 25 aliquote proposte dall’accusa, mentre le sono stati riconosciuti mille franchi d’indennità. Tira un lungo sospiro di sollievo la direttrice della sede di via alla Campagna a Lugano. Per un’associazione umanitaria, che tra l’altro è la più conosciuta e la più grande del mondo, trovarsi coinvolta in un procedimento penale di questo tipo non è il massimo delle aspirazioni: cozza contro i suoi principi fondanti. C’è dunque soddisfazione nelle parole di Josiane Ricci per una «sentenza importante».

 

La direttrice regionale sottolinea come il volontariato – oltre a essere uno dei sette pilastri su cui si basa la politica umanitaria della Croce Rossa – è un perno della società: «Il volontariato è presente ovunque: nei club sportivi, nelle associazioni culturali, nelle scuole. Una persona si mette a disposizione a titolo gratuito per fare del bene, dare un apporto attivo. È anche una risposta a esigenze di nicchia delle quali lo Stato non può caricarsi per questione di costi». Non solo, si tratta di un’operosità col duplice risvolto: «L’attività permette anche di integrarsi nel territorio; si trasforma in un mezzo per capire e conoscere la realtà locale. In questa ottica vanno lette le ore che molti studenti stranieri presenti in Ticino mettono a disposizione al servizio degli altri» continua Ricci.

Cambierà qualcosa nel reclutamento dei volontari alla conclusione di questa vicenda che ha avuto uno strascico penale?

«Premesso che la donna è stata impiegata in buona fede e non ha percepito un franco, è chiaro che in futuro staremo attenti a non incorrere più in simili situazioni. A livello nazionale se ne è già discusso e sono state cambiate alcune procedure interne per evitare il ripetersi di episodi analoghi» conclude Josiane Ricci, la cui sezione può contare su 270 volontari.

Pubblicato il 

24.01.13..

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