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Diritto d'asilo e aiuto allo sviluppo, una politica miope

di

Angelo Ciampi
Nella stessa settimana, quella che va dal 1° al 7 dicembre, il Consiglio nazionale ha preso alcune importanti decisioni destinate a far discutere. Ha votato per l’introduzione del segreto bancario nella Carta costituzionale; ha respinto una proposta tesa ad ampliare i margini di protezione per i lavoratori licenziati abusivamente; si è espresso a favore di un ulteriore inasprimento del diritto d’asilo. Niente di nuovo sotto il sole della politica, si potrebbe dire: si proteggono i ricchi e si colpiscono i più deboli e indifesi. Dal 1° aprile 2004 i richiedenti l’asilo che hanno ricevuto una decisione di non entrata in materia saranno esclusi dal beneficio dell’aiuto sociale. Unica possibilità che loro rimane è far ricorso ai comuni in caso di assoluta emergenza. Si tratta di una decisione che mina alcuni capisaldi liberali della nostra società, primo di tutti il diritto al cibo, ad un tetto, ad un minimo di cure sanitarie e di assistenza. Circa 8000 persone sarebbero colpite ogni anno da questa decisione. Le conseguenze saranno quelle già note in Austria e Olanda: aumento delle manifestazioni di illegalità e di criminalità organizzata, crescita del lavoro nero. La filosofia è la stessa in voga ormai da parecchi anni: il trasferimento delle competenze e dei costi alle istituzioni immediatamente sottostanti (cantoni comuni) o alle organizzazioni umanitarie. Insomma, la politica dello struzzo. A questa misura si aggiungono le recenti proposte della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale che prevedono che gli Stati che non cooperano nel rimpatrio di richiedenti l’asilo respinti dalla Svizzera non beneficeranno più degli aiuti allo sviluppo. Anche in questo caso si adotta un criterio volto alla semplificazione del problema, senza guardare alle conseguenze delle decisione assunte. Un esempio. Il Burkina Faso è uno dei paesi più poveri al mondo. Il sistema educativo è allo sbando e la quota di analfabeti raggiunge il 74% della popolazione. Sin dal 1986, Soccorso operaio porta avanti in questo paese programmi di alfabetizzazione. Dal 1999 viene condotto in 66 scuole il progetto Sos “Education Bilingue”, che riguarda 5500 scolari. I risultati sinora ottenuti sono buoni, al punto che il governo ha deciso quest’anno di introdurlo nel nuovo sistema scolastico. Attualmente il Sos sta gestendo la “consegna” allo Stato della riforma scolastica. Grazie ad una migliore formazione, gli abitanti del Burkina Faso hanno la possibilità di una vita migliore nel loro paese d’origine. Un’interruzione degli aiuti comporterebbe il definitivo crollo del progetto messo in piedi in tanti anni di lavoro e con parecchi investimenti. Una domanda: quanti cittadini del Burkina Faso busseranno nei prossimi anni alle porte della Svizzera?

Pubblicato

Venerdì 19 Dicembre 2003

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