“Diritti invece di barriere”. È con questo motto che domani a Berna si terrà, con ritrovo alle 13.30 in Kornhausplatz, una manifestazione nazionale contro l’inasprimento della legislazione federale sugli stranieri e sull’asilo e a favore di pari diritti per tutti, indipendentemente dalla provenienza e dal sesso. In programma vi sono fra gli altri gli interventi di Dorothee Wilhelm, della scrittrice Dragica Rajcic, di Sandra Modica per il movimento dei sans papiers e di Rian Ederveen, cui si aggiungono momenti teatrali e musicali, per dare una visione diversa della convivenza fra i popoli. La manifestazione, organizzata da movimenti di solidarietà con gli stranieri e con i sans papiers e da organizzazioni di difesa dei diritti delle donne, ha raccolto attorno alla sua piattaforma un ampio consenso fra organizzazioni e movimenti politici e sindacali della sinistra svizzera. L’occasione è dunque buona per rilanciare il dibattito pubblico in Svizzera sulla questione della tutela dei diritti degli stranieri che, anziché essere risolta con l’entrata in vigore degli accordi bilaterali con l’Unione europea, s’è fatta paradossalmente ancora più spinosa. Ma soprattutto servirà a non lasciare la scena, in questa annata elettorale e su un tema così sensibile, ai partiti che fanno la loro politica a spese di quella parte di popolazione svizzera che non ha diritto di voto. Ne parliamo in questa intervista con Vania Alleva, responsabile del settore migrazione e integrazione del Sindacato edilizia e industria, che pure ha aderito alla manifestazione. Vania Alleva, in che contesto si inserisce questa manifestazione, perché farla proprio in questo momento e con quali obiettivi? Perché in questo momento è in discussione in commissione la nuova Legge sugli stranieri. Ancora non si sa quando la Legge passerà in parlamento: probabilmente verrà trattata con la revisione della Legge sull’asilo, condividendone il clima. Vogliamo quindi rendere attenta l’opinione pubblica su tutta una serie di punti previsti nella nuova Legge che non ci trovano d’accordo. Inoltre Sei e Flmo hanno lanciato già lo scorso anno una petizione contro la Legge sugli stranieri e prevediamo di consegnarla in aprile. La manifestazione di domani è quindi la prima di una serie di eventi che serviranno a riportare al centro del dibattito pubblico la questione dei diritti degli stranieri in Svizzera. Essa è stata indetta innanzitutto da organizzazioni femminili, che volevano sottolineare le conseguenze negative che la Legge sugli stranieri avrà in particolare per le donne. Presentando la manifestazione si dice che «il disegno di Legge del Consiglio federale regolamenta l’ammissione e la presenza di migranti provenienti dai paesi non comunitari secondo i criteri del profitto svizzero». In che senso? Il primo punto della nuova Legge sugli stranieri che critichiamo è che dai Paesi non europei potranno arrivare in Svizzera soltanto lavoratori altamente qualificati. Avremo quindi due categorie di stranieri: quelli il cui soggiorno in Svizzera è regolato dagli accordi bilaterali in quanto provengono dall’Unione europea, e quelli che saranno sottoposti al regime della Legge sugli stranieri in quanto non europei. Ad essere contestata è inoltre l’introduzione del nuovo permesso di breve durata. Per quale ragione? Per anni i sindacati hanno lottato per l’abolizione dello statuto di stagionale. Ebbene, questo nuovo tipo di permesso di breve durata sarà negli effetti anche peggiore dello statuto di stagionale, in quanto non permetterà una sua trasformazione in un permesso di lunga durata. Quindi un lavoratore non comunitario potrà venire in Svizzera per al massimo un anno, potrà prolungare la validità del permesso al massimo per due, ma poi dovrà lasciare definitivamente la Svizzera. Inoltre di fatto non avrà il diritto né al cambiamento di posto di lavoro né a quello del cantone di domicilio. Non vi soddisfa neppure la regolamentazione del ricongiungimento famigliare. Con un permesso di lunga durata il ricongiungimento famigliare sarà possibile soltanto nei primi cinque anni di permanenza in Svizzera, e soltanto se il reddito e l’abitazione saranno “adeguati”. Se lo straniero non fa venire tutta la famiglia in Svizzera entro cinque anni perde questo diritto. La spiegazione ufficiale è che così si favorirebbe l’arrivo dei figli il più presto possibile per facilitarne l’integrazione. Ma questo vuol dire non riconoscere la realtà degli immigrati, perché non sempre è semplice far venire subito in Svizzera tutta la famiglia, proprio per la mancanza nei primi anni di un’abitazione e di un reddito adeguati. Inoltre non tutti arrivano nel nostro paese con l’intenzione di rimanere qui per tutta la vita: questo può essere infatti un progetto che nasce col tempo. Non solo: nell’ambito del ricongiungimento famigliare possono venire in Svizzera soltanto i figli con un’età massima di 18 anni, e hanno diritto al permesso di dimora soltanto i figli di età inferiore ai 14 anni. La discriminazione con i cittadini europei è evidente, in quanto in base agli accordi bilaterali i figli possono essere ricongiunti fino a 21 anni e se la famiglia provvede alle spese anche oltre questo limite. Quali sono gli argomenti specifici di tutela dei diritti delle donne che spingono a respingere la nuova Legge sugli stranieri? Il progetto di Legge, malgrado le promesse della consigliera federale Ruth Metzler, non riprende i principi contenuti nell’iniziativa parlamentare Goll, che a suo tempo fu accolta dal Consiglio nazionale. Questa iniziativa chiedeva di svincolare il permesso di soggiorno dallo stato civile. Ciò per permettere a che chi, nella coppia, soprattutto donne, subisce maltrattamenti da parte del coniuge, di lasciare l’abitazione coniugale senza correre il rischio di perdere il permesso di soggiorno, quando questo è conseguenza di un matrimonio con uno straniero. Di fatto la nuova Legge peggiora la situazione, in quanto in futuro anche gli stranieri sposati con uno svizzero dovranno vivere sotto lo stesso tetto. Quindi questa nuova Legge sugli stranieri è espressione di una paura contro un presunto eccessivo inforestieramento a seguito dell’entrata in vigore degli accordi bilaterali? Sì, infatti l’amministrazione federale sottolinea sempre che bisogna innanzitutto aspettare e vedere come funzioneranno nella realtà i bilaterali. In pratica si accettano lavoratori dall’Unione europea, ma si rifiutano in blocco tutti quelli provenienti dal resto del mondo, tranne le persone altamente qualificate. Il fatto è che, da quando in Europa c’è la libera circolazione delle persone, non si sono verificati dei grossi movimenti di lavoratori come invece ci si aspettava. L’effetto è quindi che questa nuova Legge sugli stranieri produrrà degli ulteriori sans papiers: perché l’economia avrà probabilmente ancora bisogno di manodopera non qualificata, e se la domanda non sarà coperta, com’è probabile, dai lavoratori europei, si ricorrerà a persone extraeuropee, alle quali però non sarà dato un permesso di soggiorno. Lo sfruttamento di questa manodopera extraeuropea non qualificata sarà grande, perché senza permesso sarà difficile rivendicare i diritti rispetto alle condizioni salariali e di lavoro e sarà difficile costruirsi un avvenire dignitoso. Chiediamo quindi che questa riforma legislativa serva per creare la base legale per una regolamentazione futura di tutta la questione dei sans papiers. Finora infatti si è detto che una loro regolarizzazione cozza contro l’assenza di una base legale. Ebbene, se dopo altre 70 anni si rivede la Legge, se ne dovrebbe approfittare proprio per crearla, questa base legale.

Pubblicato il 

14.03.03..

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