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Dignitas e Exit. Le (non ) soluzioni dei politici

di

Alberto Bondolfi
Le elezioni federali sono quasi terminate, e la rielezione del governo federale è davanti alle porte. Fase di transizione che permette ai media di proporre speculazioni di ogni sorta. E così in questi giorni si sono riaperti dossier che si pensavano calmi, ma che attendono il lavoro legislativo da parte delle camere composte anche di persone nuove. A Zurigo imperversa il dibattito polemico sull'aiuto al suicidio, provocato soprattutto da Dignitas e dai suoi "accompagnamenti" che avvengono in appartamenti ed in camere di albergo. Finora gran parte dell'opinione pubblica si scandalizzava nel vedere partire velocemente all'al di là persone venute apposta dall'estero perchè le loro legislazioni non permettevano simili pratiche. I politici locali hanno cercato di reagire con "mezzi impropri", invocando ad esempio piani regolatori...per impedire il lavoro di Dignitas. Questo uso di mezzi impropri al posto di una ricerca di nuove legislazioni "proprie" è tipico del nostro mondo politico. Già da anni ad esempio la città di Zurigo cerca di contenere il fenomeno della prostituzione, applicando alla lettera alcune regole della circolazione stradale e multando i clienti delle prostitute per scoraggiarli. Ora si comincia comunque a capire che con questi mezzi non si va lontano. È stata deposta in questi giorni un'iniziativa per una legge cantonale a Zurigo per poter meglio controllare le attività delle organizzazioni filoeutanasiche. Nel frattempo ci si è accorti che Exit e Dignitas vanno a braccetto nel passarsi i candidati più difficili da gestire. Evidentemente cercare di stabilire regole cantonali è già più adeguato che invocare piani regolatori per risolvere un problema tanto complesso. Ma anche questa strategia si rivelerà inutile poiché sarà sufficiente spostarsi in un cantone vicino per continuare come prima.  In altre parole noi svizzeri facciamo fatica a voler mettere in piedi soluzioni adeguate, specifiche e durature quando siamo di fronte ad un problema scomodo. Preferiamo le strategie di diversione o di accantonamento. Così il ministro di giustizia, il signor Christoph Blocher, persiste nell'affermare che la soluzione dei problemi è nelle mani degli organi della giustizia che dovrebbero perseguire gli interessati nel caso in cui l'aiuto al suicidio non fosse libero da motivi egoistici o quando il consenso da parte di colui che vuole morire non fosse del tutto libero ed informato. È presto detto, ma dal dire al fare qui c'è di mezzo davvero un gran mare. Nell'ambito dei problemi all'inizio della vita umana le cose non vanno meglio. Ci sono coppie svizzere che vengono mandate all'estero dai nostri medici per poter fare un'analisi degli embrioni prima che essi vengano impiantati nel corpo della donna. Questa pratica infatti è proibita dalle nostre leggi. Il parlamento ne aveva chiesto un superamento, ma il signor Couchepin ha promesso di presentare una proposta solo nella seconda metà del 2008 e di prevedere l'entrata in vigore delle nuove norme al riguardo nel 2012. Così non toccherà più a lui farle mettere in pratica.... 

Pubblicato

Venerdì 9 Novembre 2007

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