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Digitale, Watson!

di

Giuseppe Dunghi

Vivono in mezzo a noi, ma non parlano come noi. Dicono caffè invece di coffee, rapporto invece di report, albergo invece di resort, subdolo invece di soft, svendita invece di black friday (prezzi che vi hanno fatto piangere di gioia!), baggianata invece di fake news. Dicono anche che non bisogna essere conigli sul lavoro, altro che whistleblower. Adoperano parole in disuso al posto di quelle normali di cui ci serviamo noi: borghesia invece di classe media, capitale invece di fortuna, plusvalore invece di beneficio, collusione di interessi invece che collisione di interessi, evasione delle tasse invece che ottimizzazione. Lo sviluppo lo chiamano trasferimento delle industrie nei posti a paghe basse, il promovimento dei diritti umani nel loro linguaggio sarebbe una guerra contro i poveri, i passi decisivi verso la democrazia nei paesi dell’America latina li definiscono colpi di stato. Si ostinano perfino a usare il genitivo Banca dello Stato come se fosse proprietà pubblica invece del più agile BancaStato. Sapesse contessa.
Ma ecco gli ultimi sviluppi del nostro linguaggio. Prima di tutto abbiamo fatto tesoro della celebre frase di Goebbels: «Non vogliamo convincere le persone a condividere le nostre idee, ma vogliamo ridurre il vocabolario in modo tale che non possano che esprimere le nostre idee», da cui discende il corollario «ciò che non si può nominare non esiste». Poi un altro passo: una lingua «esiste per impedire che le cose siano dette». Per esempio: siccome i disoccupati sono conteggiati secondo il numero di chi percepisce l’indennità di disoccupazione, se si aboliscono le indennità di disoccupazione non ci saranno più disoccupati; niente indennità, niente disoccupati. E le riforme? Le riforme vanno sotto il motto «se volete che il paese diventi più ricco dovete accettare di diventare più poveri», cioè per rendere più competitiva la nostra economia accontentatevi di stipendi più bassi. E la domanda, cioè il far crescere il reddito dei lavoratori in modo che possano domandare più servizi, più salute, più scuole eccetera? È una parola keynesiana, perciò cancellata. Come ha spiegato Jean-Paul Fitoussi nel suo ultimo libro, si tratta di un linguaggio che non descrive ma fa accadere la cose, come quello della magia e quello delle religioni.

 

Dall’economia liberale all’economia dei miracoli.


Le vittime della lingua dei miracoli sono principalmente le persone escluse da quella che viene definita economia digitale. Dunque dovrebbe finalmente essere eliminato il divario tra chi è in grado di padroneggiare il numerico e chi invece è ancora immerso nell’analogico. Colin Powell, ai tempi ministro degli esteri Usa, si era speso per superare il divario digitale negli Stati Uniti e nel mondo, ma ciò non gli impedì di tenere al Consiglio di sicurezza dell’Onu il 5 febbraio 2003 un discorso impressionante sulle armi di distruzione di massa in possesso di Saddam Hussein, un falso per giustificare l’invasione per nulla digitale dell’Iraq. Intanto i pochi analogici rimasti continuano a credere che digitale abbia a che fare con le dita e che bisogna stare attenti a non colpirsele per sbaglio con il mazzuolo quando si devono praticare dei buchi nel calcestruzzo. Del resto mia cara di che si stupisce, si tratta di persone si figuri che ancora al giorno d’oggi qualcuno le avrebbe udite cantare Bandiera Rossa.

Pubblicato

Mercoledì 4 Dicembre 2019

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