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Difendere la socialità

di

Silvano De Pietro
La sua funzione è quella di strutturare, tenere in efficienza e dirigere quello che comunemente viene chiamato l’apparato, o la macchina organizzativa del partito. Deve produrre idee, proposte e progetti che servano a promuovere la linea politica adottata dal congresso. Parliamo di Reto Gamma, segretario generale del Partito socialista, uomo chiave rispetto alla capacità di risolvere e superare gli inevitabili conflitti interni, e rispetto al modo di essere e di proporsi del partito verso l’esterno. Ed è corresponsabile di una mobilitazione fallita, come di un successo elettorale colto in pieno. Doveroso, quindi, intervistarlo subito dopo un’elezione federale. Signor Gamma, come si può interpretare il risultato delle elezioni in generale, dal punto punto di vista del Partito socialista? Innanzitutto, va detto che il Partito socialista ha realizzato il miglior risultato da 25 anni, ovvero dal 1979. Abbiamo conseguito un avanzamento in quasi tutti i cantoni; e questo è rallegrante, perché è un rafforzamento della sinistra, insieme con i verdi. In effetti, i verdi di sinistra non sono mai stati così forti come adesso. Questo è l’aspetto positivo delle ultime elezioni. Ma il Pss ha perso un seggio nel canton Vaud. Perché? Perché è stato conquistato dai verdi di sinistra. È stata una perdita per il Ps, ma che non ha rappresentato un peggioramento della sinistra e del nostro rapporto con gli ecologisti. Alla vigilia si temeva che la presidente Christiane Brunner ed il neocastellano Jean Studer non ce l’avrebbero fatta. Cosa significa adesso la loro rielezione, in particolare quella della signora Brunner, per gli equilibri interni del partito? La rielezione della signora Brunner è importante perché mostra che la mobilitazione della sinistra ginevrina è stata molto efficace, consentendo che Christiane Brunner venisse rieletta in modo molto convincente. Questo successo rafforza, naturalmente, e conferma la sua posizione all’interno del partito. Christiane Brunner è riuscita negli ultimi anni a tenere unito il partito; e condivide in modo sostanziale il merito della crescita che abbiamo conseguito domenica scorsa. Quale influenza sul voto ha invece avuto il caso della consigliera di Stato ticinese Patrizia Pesenti parzialmente esautorata dai suoi colleghi di governo? Finirà per influenzare anche il comportamento del Pss nei confronti degli altri partiti? Il caso Pesenti rappresenta per noi un importante esempio di cosa succede quando la concordanza viene stravolta. La Svizzera vive in un sistema nel quale le principali forze politiche sono rappresentate nel governo; e questa particolarità obbliga anche il governo a trovare un equilibrio politico al proprio interno. Come segretario generale del Pss posso dire che anche a livello federale, se negli ultimi anni il clima è stato positivo, ora assistiamo ad un suo irrigidimento, nel quale i partiti borghesi vogliono imporsi e non accettano più il Pss come partner di governo. Quello che ora succede nel canton Ticino si può ripetere in altri cantoni. E questo non deve accadere, altrimenti correremmo il rischio di un blocco della politica. Ora però c’è Christoph Blocher che vuole entrare nel Consiglio federale. Come si comporterà il Pss? In linea di principio noi siamo per la concordanza tra tutte le forze politiche principali che sono rappresentate nel parlamento e nel governo. Importante è che adesso il risultato elettorale abbia confermato i nostri due seggi in governo: questo vuol dire che la rielezione di Moritz Leuenberger e Micheline Calmy-Rey è sicura. Noi accettiamo che l’Udc, con il consenso elettorale raggiunto, possa ora aver diritto ad un secondo mandato in Consiglio federale, ma il modo in cui ha formulato questa sua aspirazione somiglia molto ad un ultimatum, ad un ricatto. E questo ci fa escludere che l’Udc sia effettivamente disponibile alla concordanza. Non si può ricattare il parlamento. Ogni frazione presenta almeno due candidati per un seggio in governo; e il Pss finora si è attenuto a questa regola, come pure il Prd e il Pdc. In altri termini, occorre un minimo di consenso; e questo modo d’intendere la collegialità e la collaborazione in governo di Blocher e del suo partito, non è ancora condiviso. Tuttavia, il centro ora è crollato. Per il Pss questo è un problema o un’opportunità? Un caso positivo o negativo? Di positivo c’è che noi abbiamo ricevuto un chiaro mandato elettorale: i nostri elettori vogliono che a livello parlamentare e nel Consiglio federale noi ci impegniamo per una Svizzera sociale. Per questo siamo stati rafforzati. Ma adesso non sappiamo come si comporterà questo centro sconfitto alle elezioni, se vorrà continuare ad orientarsi verso destra. Per i due anni in cui presidente dei radicali è stato Gerold Bührer, il Prd si è avvicinato all’Udc. Ora, se continuerà a spostarsi verso destra imitando la politica di Blocher, secondo noi il Prd non avrà più una prospettiva, come ha dimostrato questo risultato elettorale: il cittadino vota l’originale, e non la copia. In questo quadro, qual è secondo lei il futuro orizzonte politico del Pss? Certamente il partito socialista porterà avanti l’apertura politica della Svizzera, in particolare per quanto concerne la sicurezza sociale. A tal fine abbiamo bisogno di partner in parlamento. Questi partner noi li stiamo cercando, anche se con difficoltà. Ma in definitiva abbiamo fiducia che potremo trovare con le forze borghesi in parlamento soluzioni politiche comuni per una Svizzera più sociale.

Pubblicato

Venerdì 24 Ottobre 2003

Edizione cartacea

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