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Dieci anni celebrati male

di

Gianfranco Helbling
Da dieci anni è in vigore la libera circolazione delle persone fra la Svizzera e l'Unione europea (Ue). Più che delle persone, della forza lavoro: da dieci anni ogni imprenditore è libero di importare in Svizzera la sua forza lavoro dai Paesi che appartengono all'Ue. Unica condizione che la legge impone: che il prezzo della manodopera indigena e di quella proveniente dall'Ue sia uguale.
È tempo di bilanci, dunque. Che sono difficili da fare. L'accordo sulla libera circolazione delle persone è infatti solo uno degli accordi che hanno permesso di integrare la Svizzera nel mercato dell'Ue. Senza questo accordo non ci sarebbero sati gli altri, si dice. E gli altri per diversi settori economici svizzeri sono fondamentali: l'industria d'esportazione sarebbe in ginocchio se non potesse competere sul mercato europeo ad armi pari con i suoi concorrenti dell'Ue.
Ma la controprova non esiste: quantificare il vantaggio derivato dalla liberalizzazione dei mercati con l'Ue e contrapporvi gli svantaggi che questa liberalizzazione ha prodotto, in particolare per i costi sociali degli abusi nei confronti della manodopera proveniente dall'Ue e del dumping sull'insieme del mercato del lavoro svizzero, non è possibile. Ci tocca rimanere nel campo delle congetture. Anche perché l'integrazione della Svizzera nell'Ue è solo uno dei processi di globalizazione che stiamo vivendo dalla caduta del Muro di Berlino. Delimitare chiaramente un fenomeno dall'altro è impresa ardua oltre che poco utile.
Necessario oggi è invece combattere con fermezza ogni forma di dumping che, per una ragione o per l'altra, si verifica nel mondo del lavoro svizzero. Perché, ed è solo un esempio, se in pochi anni il prezzo di un metro quadrato di ponteggi è passato da 13 a 8 franchi, significa che è in corso uno sfruttamento senza precedenti della manodopera di questo paese, con una messa in concorrenza dei lavoratori spietata, senza scrupoli, a volte criminale. E non solo nell'edilizia o nell'artigianato. Non è che prima della libera circolazione gli abusi non ci fossero: è la gravità degli atti riscontrati ad essere senza precedenti.
Per questo il dibattito andato in scena negli scorsi giorni alle camere federali sul "rafforzamento" delle misure d'accompagnamento alla libera circolazione sconcerta molto. Ad esempio per il rinvio di ogni ulteriore decisione sull'introduzione della responsabilità solidale dei subappaltotori per le violazioni commesse dalle ditte che hanno ricevuto lavori in subappalto. Un rinvio ottenuto con argomentazioni pretestuose. L'importante è poter continuare a fare affari e se del caso a scandalizzarsi quando serve, che scandalizzarsi non costa nulla. E anche lavarsene le mani è gratis. Davvero un brutto modo per celebrare i dieci anni di libera circolazione.

Pubblicato

Venerdì 8 Giugno 2012

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