area compie dieci anni. Ed entra in una nuova fase della sua vita.
È l'occasione, nelle pagine seguenti, per fare un bilancio di questa eccezionale esperienza editoriale. A cominciare, nell'articolo che segue, con una storia del settimanale di critica sociale, nato da un'audace iniziativa dei sindacati Sei e Flmo e del Partito socialista (Ps). A pagina 6 e 7 si confrontano poi le opinioni di due fra i protagonisti della nascita di area, Anna Biscossa, che nel 1998 era presidente del Ps, e Vasco Pedrina, che allora presiedeva il Sei. In seguito tocca alle opinioni di quattro professionisti dei media che spiegano come hanno letto area in questi anni e quali prospettive ritengono ci siano per il futuro della stampa di sinistra: sono Silvano Toppi, che vede nell'uscita del Ps dall'esperienza di area una chance per il giornale, Michele De Lauretis, Beat Allenbach e Daniele Fontana, che dirigerà il futuro mensile del Ps Confronti dopo aver già diretto area in passato. Infine abbiamo chiesto al nostro corrispondente da Roma Loris Campetti di raccontarci come ha vissuto gli ultimi dieci anni.
Il dossier è completato dalle opinioni di una ventina di personalità che da sempre sono state vicine al giornale. E per dimostrare che la sinistra non è vero che sia triste, nemmeno nel momento degli arrivederci, vi proponiamo una retrospettiva degli avvenimenti mondiali, svizzeri e ticinesi dal 1998 ad oggi attraverso le migliori vignette che area fin dal primo numero ha ospitato.

È l'8 ottobre del 1998 quando il primo numero di area esce dalle rotative della Tipografia Aurora di Canobbio. In copertina a lanciare il servizio centrale della settimana, dedicato al tema della tolleranza, la foto che ritrae due bambini a Chiasso, uno bianco, l'altro nero. Sotto gli editori (i sindacati Sei e Flmo con il 40 per cento ognuno del capitale azionario e il Partito socialista con il 20 per cento, tutti riuniti nella neocostituita Edizioni Sociali Sa) presentano il loro progetto. area, dicono, nasce dalla constatazione che «oggi non basta più avere qualcosa da dire: bisogna anche riuscire a farsi ascoltare. La tradizionale stampa sindacale e di partito risponde solo in parte a quest'esigenza». E poi: «Di qui l'idea di un settimanale concepito in modo nuovo, diverso rispetto al passato. Abbiamo voluto un giornale dove, nel quadro di una carta editoriale concordata dalle parti, la redazione godesse della necessaria autonomia giornalistica. Un settimanale indipendente, ma non neutrale». Infine: «Il nuovo settimanale non sarà quindi un organo sindacale né di partito in senso stretto (per assolvere a questa funzione vi saranno degli inserti prodotti dalle redazioni delle diverse organizzazioni), ma una pubblicazione rivolta ad una vasta platea di lettori».
Fra gli artefici più convinti del nuovo progetto c'è il sindacalista del Sei Giuseppe Sergi. A dirigere area è chiamato dal settimanale Cooperazione Orazio Martinetti. Lo affiancano in redazione Angelica Lepori, Manolo Pellegrini, Sandro Pauli, Maria Pirisi e, da Berna, Anna Luisa Ferro Mäder. Nel primo numero, fra gli altri temi, si parla di assicurazione maternità, finanza, orari dei negozi, globalizzazione e aiuto medico al Centro America. La grafica, concepita da Orio Galli, è austera, quasi severa, tutta in bianco e nero; l'impaginazione segue criteri tematici, non geografici. L'informazione interna dei singoli editori è confinata negli inserti di 4 pagine, che escono ogni due settimane: gli iscritti al Sei ricevono l'inserto del loro sindacato, gli iscritti alla Flmo ricevono Lotta sindacale, coloro che pagano l'abbonamento ricevono le pagine curate dal Ps. La tiratura iniziale è di 46 mila copie, poi si assesterà sulle 38 mila. L'obiettivo è di arrivare almeno a 2 mila abbonati paganti, cioè lettori non sindacalizzati che versano un canone di abbonamento per ricevere area.
Ma già con il primo numero del '99 si corregge in parte rotta. In prima pagina compare il rosso (la a di area si colora), alcune pagine cominciano ad essere connotate geograficamente, gli articoli si fanno più brevi. Il tono rimane riflessivo, spiccano i numerosi e approfonditi dossier tematici. Secondo gli editori però area non raggiunge gli obiettivi prefissati: non sfonda a livello di abbonamenti, fatica ad essere letto e costa troppo (oltre 1,7 milioni di franchi sarà il consuntivo del '99). Prima della pausa estiva l'annuncio: Daniele Fontana sostituirà Martinetti a partire dal mese d'agosto.
Con Fontana arriva in redazione Françoise Gehring al posto di Sandro Pauli. Il layout, ora disegnato dallo Studio Pop, è decisamente meno severo e cambia radicalmente: in copertina c'è più rosso, gli articoli sono più brevi o spezzettati, le rubriche dei collaboratori esterni si distinguono graficamente dal resto dei contenuti redazionali. Si cerca in tutti i modi di farsi capire. Fontana punta ad un giornalismo di notizie, e grazie ad alcuni scoop riesce ad imporre area all'attenzione dell'opinione pubblica ticinese, denunciando gli intrecci e le clientele fra mondo economico e potere politico, in particolare a Lugano. In questa fase il giornale ha un budget di poco inferiore al milione e mezzo di franchi all'anno.
Inaspettatamente Fontana lascia area dopo venti mesi, nella primavera del 2001. Va a laRegione Ticino. Lo sostituisce Françoise Gehring. Assieme a lei lavorano in redazione oltre a Pirisi anche Generoso Chiaradonna e Sabina Zanini (subentrati a Lepori e Pellegrini), mentre da Zurigo comincia a collaborare regolarmente Silvano De Pietro. Viene anche attivato il nuovo sito internet del giornale, che però non avrà mai vita autonoma rispetto al prodotto cartaceo. In questa fase area è molto attenta all'internazionale, all'altermondialismo e soprattutto alla questione dei diritti anche (ma non solo) delle donne. Il layout, che nella sostanza non cambia, appare più semplice.
Il progressivo esaurimento dell'esperienza migratoria italiana in Svizzera però si fa sentire: la tiratura scende a 36 mila copie, mentre l'attenzione con cui è ormai seguita area dai media e dall'opinione pubblica in Ticino non si trasforma nella misura sperata in abbonati paganti (l'obiettivo minimo di 2 mila abbonamenti non verrà mai raggiunto). D'altro canto gli editori, soprattutto quelli di parte sindacale, mirano il più possibile a contenere i costi da un lato, a rendere più efficace l'informazione agli associati dall'altro. Françoise Gehring non ci sta e, a sorpresa, dimissiona a sua volta nell'estate del 2002.
Le subentra Gianfranco Helbling. Il presidente del Consiglio d'amministrazione del giornale, Vasco Pedrina, su area del 23 agosto 2002 spiega che al nuovo direttore «è stato chiesto – pur in un discorso di continuità – di rendere una parte del giornale più accessibile ai lettori e alle lettrici di origine sindacale, che costituiscono la grande maggioranza. E ciò facendo maggiormente leva sulle loro preoccupazioni quotidiane, mettendo più ancora l'accento sulle politiche sociali e del lavoro, come pure sulle informazioni di servizio». Nel contempo si devono drasticamente comprimere i costi per permettere ancora al giornale di uscire a cadenza settimanale. Progressivamente diminuiscono i contributi dei collaboratori esterni, si rinuncia quasi del tutto alle immagini d'agenzia (sostituite in gran parte con fotografie scattate dai redattori stessi), si riduce il numero complessivo di pagine sacrificando l'aspetto grafico ma salvando nel limite del possibile la qualità dei testi e la quantità delle notizie, spariscono l'agenda degli eventi culturali e le previsioni del tempo, si eliminano gli inserti degli editori destinati a specifiche fasce di pubblico e li si sostituisce con pagine (che si riducono da quattro a una) prodotte sempre dagli editori ma stampate in ogni copia del giornale. E molto altro ancora.
Gli sforzi della redazione sono coronati da successo: il 23 settembre 2004 il Consiglio d'amministrazione del giornale, esprimendo soddisfazione per il lavoro svolto e per come si presenta ora il settimanale di critica sociale, comunica che area potrà continuare ad uscire mantenendo la cadenza settimanale. Rimane inoltre garantita l'indipendenza della redazione dagli editori. Il budget di area passerà da circa 1,25 milioni nel 2002 a 990 mila franchi quest'anno.
In redazione Zanini e Chiaradonna lasciano il posto nel corso del 2003 a Stefano Guerra e a Can Tutumlu. Nell'estate dello stesso anno area cambia per la quarta volta l'aspetto grafico, per adeguare il layout alla nuova impostazione editoriale. Ma è una grafica destinata a durare poco: cambia di nuovo all'inizio del 2005, riprendendo sottilmente quella del sindacato Unia, appena nato dalla fusione di Sei e Flmo. Ora area è scritto in una testata in cui domina il rosso, mentre le pagine interne sono costruite in modo da facilitare l'accesso agli articoli (riquadrati, richiami) e sono organizzate secondo chiari criteri geografici. È questa la grafica attuale. Per i frontalieri viene inoltre prodotta una pagina specifica destinata esclusivamente a loro. Nel corso del 2006 lasciano area Guerra e Pirisi (che era al giornale fin dalla sua nascita). Sono sostituiti da Francesco Bonsaver e da Fabia Bottani. In questi anni area, oltre a porre l'accento sulle notizie, cerca sempre più di realizzare un giornalismo "dal basso" abbinandolo ad approfondimenti e dossier tematici non specialistici ma in presa diretta con il territorio.
Il modificarsi dei flussi migratori in Svizzera costa però sempre più lettori ad area, che ora stampa circa 32 mila copie. D'altro canto il sindacato Unia è posto di fronte alla necessità di contenere i costi per pareggiare il bilancio sul lungo periodo. Il progetto originale non appare più sostenibile finanziariamente. Inoltre il sindacato cerca un'informazione più efficace.
Malgrado la soddisfazione per il prodotto editoriale, Unia (che ormai detiene l'80 per cento del capitale azionario delle Edizioni Sociali Sa) decide di separarsi dal Partito socialista alla fine di quest'anno. area dal 2009 diventerà quindicinale, uscirà con una nuova veste grafica a colori e continuerà ad essere realizzato da una redazione indipendente dall'editore. Ma questa è un'altra storia, che vi racconteremo fra dieci anni.


Pubblicato il 

19.12.08

Edizione cartacea

 
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