Spesso il fumetto è uno specchio fedele dei tempi laddove storie e personaggi riflettono atmosfere e particolarità di un‘epoca. Se visto dal lato documentaristico, il genere è ideale per ridarci intatto il sapore di anni lontani, con una vivacità d‘immagini ammaliante ed evocatrice. Un poliziotto grintoso Dick Tracy è ritenuto all‘unanimità il capostipite di un fumetto duro e violento, la rappresentazione di un certo tipo di poliziotto, grintoso e inflessibile nei confronti della malavita. È un‘icona perfetta per una società americana confusa e impotente, in completa balia di una criminalità dilagante che non trova precedenti nella sua storia. Siamo agli inizi degli anni Trenta e Chester Gould, il suo ideatore, propone alle masse un personaggio che, almeno nei fumetti, si erge a baluardo di un gangsterismo efferato e debordante. Dick Tracy nasce così, sotto forma di striscia giornaliera, l’11 ottobre del 1931 sulle pagine del Chicago Tribune e ottiene subito uno strepitoso successo. Un eroe da emulare La gente vede in lui l’eroe ideale che può arginare e combattere il crimine e lo identifica portandolo ad esempio alle realtà costituzionali del tempo. Potrà sembrare strano ma è proprio da quelle strisce disegnate che negli Usa partirà quel movimento di rinnovamento in contrapposizione alla malavita che si identificherà dapprima con la completa riorganizzazione dei corpi di polizia (centinaia i poliziotti corrotti) e in seguito all’emanazione di leggi ad hoc che potessero debellarne gli effetti. Occorse un ventennio per questo immane lavoro e in tutti quegli anni Dick Tracy combatté nei fumetti (ma anche alla radio e al cinema) ogni forma di sopruso, contrapponendo alla violenza dei delinquenti la violenza della legge, in una specie di occhio per occhio e dente per dente che trovava consenzienti la gran parte dei cittadini. La numerosa galleria di criminali Il fumetto di Dick Tracy, oltre che per la stazza morale del protagonista, è diventato famoso per la numerosa galleria di criminali. Lo stile realistico ed espressionistico di Chester Gould, che indulgeva spesso ad un segno grottesco nell’evidenziare i caratteri fisici dei malvagi (gibbosità, rughe, tremolii e deformazioni varie) è entrato giustamente nella storia del racconto per immagini, trovando in questi 70 anni di pubblicazione numerosi estimatori e imitatori.

Pubblicato il 

19.10.01

Edizione cartacea

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