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Diari, finestra nella letteratura

di

Virginia Pietrogiovanna
Quello di Bridget Jones, soprattutto nella sua versione cinematografica, ha fatto il giro del mondo. E per ben due volte, con il suo seguito (anch'esso prontamente messo su pellicola). Ma il caso de "Il diario di Bridget Jones" di  Hellen Fielding è da considerarsi a parte: si tratta infatti di un artificio letterario, di un romanzo, insomma, scritto in forma di diario. Un successo che ha avuto i suoi emuli: le librerie pullulano di libricini dalle copertine divertenti e che raccontano le vicende sempre un po' sopra le righe di giovani donne tutto pepe alle prese con mariti, amanti, bimbi e lavoro. Un altro caso di finzione diaristica e che in Italia ha avuto un successo di gran lunga superiore alla sua effettiva portata è "100 colpi di spazzola prima di andare a dormire" della giovanissima Melissa P. Un romanzetto che utilizza la forma del diario per condurre il lettore attraverso le esperienze sessuali di una sedicenne. Non fa una grinza: il sesso vende. E lo sapeva anche Marcelo Duarte, l'editore di "Il dolce veleno dello scorpione. Il diario di una squillo" di Rachel Pacheco, un bestseller tratto dai resoconti giornalieri che l'ex ragazza squillo brasiliana scriveva sul suo blog dopo gli incontri di lavoro. Certo, il diario, per la sua natura intima e confidenziale, si presta a meraviglia per queste operazioni di vendita di soft-sex. E non c'è da stupirsi che Bompiani abbia volentieri pubblicato i sei volumi dei diari di Anaïs Nin: la prolissa e conturbante scrittrice erotica riporta con impeto e dovizia di particolari della sua relazione con Henry Miller. La caratura, va da sé, è comunque di molto superiore ai prodotti pseudo-diaristici appena citati.
Eppure, nella sua forma più pura di quaderno intimo realmente scritto nel corso della vita, il diario sta vivendo un periodo di riscoperta, anche al di là del sesso. Basti citare i "Diari" della scrittrice americana, morta suicida all'età di trentadue anni, Sylvia Plath, che da qualche tempo sono diventati una vera e propria lettura di culto e da cui è stato tratto anche un film ("Sylvia", diretto dalla neozelandese Christine Jeffs, con Gwyneth Paltrow).
Ma il fascino per la scrittura che si snoda giorno dopo giorno, che riflette o osserva o commenta la quotidianità è emerso in tutta la sua pienezza da qualche anno con il dilagare di una moda, quella dei blog. È infatti il blog (un sito continuamente aggiornato da annotazioni di varia natura) la nuova frontiera del diario, da vivere esclusivamente on-line. Da quaderno intimo com'era conosciuto nella sua forma cartacea, il diario diviene pubblico e condiviso, ancora prima di passare attraverso la pubblicazione. Una voglia di immediatezza, di comunicazione, di "vita in diretta" alimenta la passione un po' morbosa per i fatti raccontati quotidianamente da sempre più blogger. Una tendenza testimoniata anche dal ragguardevole successo di vendita del libro "Diario di una blogger" di Francesca Mazzucato e che di questo passo condurrà la situazione al parossismo: molta più gente che scrive rispetto a quella che legge. Se così non è già.

Piacciono di più le memorie femminili

Prima di giungere nella sua forma di rapido consumo come quella che offre il blog, il diario è passato attraverso i secoli e la tradizione letteraria europea. Fra i più conosciuti quelli di Jules Renard, di André Gide, di Göthe, Rilke, Dostoevskij, che, letti con interesse in passato, oggi non catturano più molto la curiosità del pubblico e sono tutti fuori catalogo o comunque irreperibili. Fra i grandi della letteratura internazionale restano accessibili nelle librerie i "Taccuini" di Albert Camus, "I diari" di Lev Tolstoj, quelli cupi e travagliati di Kafka, quelli dello scrittore austriaco Robert Musil e uno dei punti cardine della letteratura italiana: lo "Zibaldone" di Giacomo Leopardi. Se le opere degli scrittori appena citati continuano ad appassionare un vasto numero di lettori, i loro diari restano confinati all'interesse di qualche fervente appassionato o degli studiosi di letteratura.
La tendenza a prima vista è simile anche per quel che concerne la produzione diaristica femminile. Elsa Morante è forse l'unica scrittrice italiana il cui breve estratto di diario datato 1938 è facilmente reperibile in libreria. Si tratta di un testo di sole sessanta pagine, ma di approccio non immediato, anche se interessante quando abbinato alla lettura del romanzo più celebre, "La Storia". Ci sarebbero poi i diari di Sibilla Aleramo, narratrice e poetessa vissuta a cavallo fra la seconda metà dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, nei quali vengono riportati amori e riflessioni personali, ma, pubblicati alla fine degli anni Settanta, oggi non risultano più in commercio. Stessa sorte spetta ai "Diari" della poetessa milanese morta suicida a soli ventisei anni Antonia Pozzi e (ma è una prosa narrativa che percorre il periodo d'internamento prima ancora che un vero e proprio diario)  a "L'altra verità. Diario di una diversa" di Alda Merini, in attesa di una futura ristampa. E ancora è merce rara il "Diario ottuso" della poetessa Amelia Rosselli, inusuale per la sua prosa altamente lirica e densa, pubblicato solo una decina d'anni fa e oggi scomparso dalla circolazione. Irreperibili poi, tanti diari femminili della letteratura internazionale, da quello di Sofija Andreevna Tolstoj, la moglie di Lev, a quelli delle dame di corte dell'antico Giappone, un nutrito elenco di taccuini personali che hanno avuto una sola pubblicazione, oggi esaurita.
Accanto a tanto disinteresse, però, per i diari femminili c'è un po' di speranza di sopravvivenza sugli scaffali delle librerie. Forse sulla spinta del film "The Hours" di Stephen Daldry (con Nicole Kidman) vivono una stagione di rinnovato apprezzamento i diari di Virginia Woolf, ripubblicati lo scorso anno anche in Italia, che, accanto a quelli di Sylvia Plath, occupano i primi posti della classifica dei diari più letti. Seguono quelli della scrittrice inglese nata in Nuova Zelanda Katherine Mansfield, che mantiene nei suoi diari la stessa gustosità e lo stesso stile accurato e attento ai dettagli dei suoi lavori, il diario di Marguerite Duras, quello che Simone De Beauvoir redige per un mese accompagnando la madre malata sino alla morte, e quello di Alice James, sorella del grande scrittore nordamericano Henry James, che gode del privilegio di una ristampa freschissima, pubblicata in Italia proprio in questi giorni.
A differenza dell'interesse specialistico e letterario che suscitano i quaderni intimi degli scrittori, quelli delle scrittrici, quei pochi che circolano, conquistano anche un pubblico di non-esperti. E il motivo è semplice. Fatti salvi i diari scritti in periodi particolari della storia, come quello di Anna Frank, di Etty Hillesum (un'ebrea morta ad Auschwitz nel 1943), di Nina Lugovskaja, che scrive della sua vita di ragazzina nella Russia stalinista degli anni Trenta, di autrici come Nuha al-Radi, la donna irachena che racconta la quotidianità sotto le bombe e in regime di embargo, fatti salvi i diari di difficile accesso come quello frammentario, fatto più di annotazioni e brevi passaggi, di Marina Cvetaeva, o i monumentali, ma davvero ostici,  "Quaderni" di Simone Weil, per i quali forse non vale nemmeno più l'etichetta di diario, la scrittura femminile è piana, si adagia volentieri sui piccoli aspetti della quotidianità, come il cibo, le giornate di sole, i fiori, gli incontri. Non solo riflessioni, dunque, non solo scritti impegnativi e tortuosi, ma una leggerezza e una colloquialità dei toni che cattura il lettore e lo conduce lungo anni interi di vita e di vicissitudini.
Se le opere di Virginia Woolf, i racconti di Katherine Mansfield, le poesie di Sylvia Plath acquistano maggiore sapore, profondità e intensità cromatica letti accanto a quanto le autrici scrivono nei loro diari, è altrettanto vero che i diari hanno una vita a sé, non presuppongono la conoscenza delle opere di chi li ha scritti. La loro piacevolezza sta – e soprattutto nei diari scritti senza che ne fosse prevista la pubblicazione – nei comunissimi risvolti del quotidiano, nella capacità delle autrici di amplificare i gesti, le sensazioni e le impressioni e di renderli oltremodo vividi. Che si tratti di vita vera e non di una finzione letteraria aumenta ancor più nel lettore l'empatia e la partecipazione. Lo stile cede, si fa zoppicante e in taluni punti emergono ripetizioni e ridondanze, ma le cadute di tono fanno parte della specificità del diario, che non ha – o non dovrebbe avere – pretese di perfezione letteraria. E sta forse anche nelle imperfezioni stilistiche del diario un motivo della sua godibilità: il lettore percepisce maggiore vicinanza e immediatezza con chi scrive, se questo non appare come una perfezione.
Leggere un diario è sempre un'esperienza unica: anche se è possibile ritrovare un po' della stessa freschezza nelle autobiografie o nelle raccolte epistolari (intensa e passionale quella della pittrice messicana Frida Kahlo, la quale ha scritto anche un diario – oggi introvabile – dove riporta pensieri, sogni, poesie oltre che la tormentata relazione con Diego Rivera) il diario, per la sua presenza quotidiana, il suo ancorarsi alla vita minuta di tutti i giorni, ha il pregio di scivolare ancora più di un romanzo fra le maglie della vita di chi legge, affiancandola e intrecciandosi ad essa. Capita, per esempio leggendo le pagine del diario di Sylvia Plath, di sorprendersi all'improvviso a ripensare al prosciutto e asparagi gustato da lei – e magistralmente descritto – ad una cena da amici. Oppure di osservare con mutato interesse tessuti e ricami, pizzi e crinoline, semplicemente perché si sono svelati significativi all'interno del suo quaderno intimo. Il diario ha il dono di mostrare al lettore l'individuo che sta oltre lo scrittore, di svelarne il lato più umano e più vero e di dare corpo alla sua sensibilità. Come in una sorta di presente dilatato al lettore è permesso di cogliere aspetti e risvolti altrimenti filtrati dalle convenzioni e letterarie e sociali. Per questa aderenza alla vita, per l'assenza dei dettami dell'intreccio e della struttura, il diario si presenta come una voce pura, che travalica il tempo e lo spazio, come una sorta di finestra nella letteratura attraverso la quale vale senza dubbio la pena di dare una sbirciatina.

Bibliografia essenziale

Albert Camus, Taccuini. 1935-1959, 3 voll., Bompiani, 2004
Marina Cvetaeva, Indizi terrestri. Diario moscovita, Guanda, 1980
Simone De Beauvoir, Una morte dolcissima, Einaudi, 2001
Marguerite Duras, Il dolore, Feltrinelli, 1999
Anna Frank, Diario, Einaudi, 1988
Etty Hillesum, Diario. 1941-1943, Adelphi, 2005
Alice James, Il diario. 1889-92, Nutrimenti, 2006
Franz Kafka, Diari, Mondadori, 1999
Giacomo Leopardi, Zibaldone di pensieri, 2 voll., Mondadori, 2004
Nina Lugovskaja, Il diario di Nina, Frassinelli, 2006
Katherine Mansfield, Diari, Robin Edizioni, 2002
Elsa Morante, Diario. 1938, Einaudi, 1989
Robert Musil, Diari. 1899-1941, Einaudi, 1997
Anaïs Nin, Diario, 6 voll., Bompiani, 2001
Sylvia Plath, Diari, Adelphi, 1998
Nuha al-Radi, Gente di Baghdad, Sperling & Kupfer, 2003
Lev Tolstoj, I diari, Garzanti, 1997
Simone Weil, Quaderni, 4 voll., Adelphi, 1982
Virginia Woolf, Diario di una scrittrice, Minimum fax, 2005

Non disponibili al momento sul mercato:
Aa.Vv. Diari di dame di corte dell'antico Giappone, Einaudi, 1970
Sibilla Aleramo, Diario di una donna, Feltrinelli, 1978; Un amore insolito. Diario, Feltrinelli, 1979
Fëdor Dostoevskij, Diario di uno scrittore, Sonzogno, 1980
Johann W. Göthe, Viaggio in Italia, Garzanti, 1997
Frida Kahlo, Il diario di Frida Kahlo. Autoritratto intimo, Mondadori, 1995
Antonia Pozzi, Diari, Scheiwiller, 1988
Jules Renard, Diario, Se, 1989
Reiner M. Rilke, Il diario fiorentino, Rizzoli, 1990
Amelia Rosselli, Diario ottuso, Ass. edizioni Empiria, 1996
Sofija Andreevna Tolstoj, Diari, La Tartaruga, 1978

Pubblicato

Venerdì 7 Luglio 2006

Edizione cartacea

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