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Giustizia globale

«Deplorevole, ma non sorprendente»

Dick Marty si esprime sulla controversa visita del ministro degli affari esteri Cassis alla miniera di Glencore in Zambia

di

Federico Franchini

Sulla contestata visita di Ignazio Cassis alla miniera di Glencore in Zambia (si veda l'articolo "il ministro e l'impresentabile") area ha voluto sentire l’opinione di Dick Marty. L’ex consigliere agli Stati per il Plr è oggi co-presidente del Comitato dell’Iniziativa per multinazionali responsabili.

Signor Marty, quale è stato il suo primo pensiero quando ha saputo della visita alla miniera della Glencore?
Ho pensato si trattasse di qualcosa di deplorevole ma non sorprendente. Non è una sorpresa poiché il Governo ha sempre dimostrato un rispetto riverenziale per tutte le grandi potenze economiche. È deplorevole perché il Consiglio federale non ha mai voluto incontrare i rappresentanti della società civile per discutere dei problemi legati all’impatto di queste attività. Abbiamo chiesto al Governo un incontro per esporre le ragioni dell’Iniziativa per multinazionali responsabili e non ci è mai stato concesso. E adesso, nel momento più delicato in merito al destino dell’Iniziativa, ecco che il ministro degli Esteri, neanche quello dell’economia, va a visitare un impianto della multinazionale mondialmente più contestata per le sue violazioni delle norme ambientali e dei diritti delle popolazioni indigene. Ciò che la dice lunga, non solo della mancanza di sensibilità, ma anche dello spirito partigiano del Consiglio federale.
Ma è così scandaloso che un ministro faccia visita ad una ditta svizzera all’estero?
La visita in sé poteva anche starci. Ma perché non ha incontrato e dialogato con chi da anni si occupa delle problematiche legate a questo impianto? Inoltre non stiamo parlando di una ditta qualunque. Mentre Cassis visitava la miniera in Zambia, uno dei paesi più poveri del mondo, un nuovo scandalo coinvolgeva la stessa Glencore in Perù. Glencore è un’azienda che genera una ricchezza enorme ma in tutti i paesi in cui agisce vi è una povertà totale. Un ministro degli Affari esteri dovrebbe chinarsi su questa contraddizione. Poi mi permetta un’altra considerazione...
Certo, mi dica...
Si parla sempre di ditte svizzere. In realtà di svizzero c’è solamente la sede. Anche nel Credito Svizzero, dove c’è la parola svizzero al massimo vi sarà il 20% di azioni che è svizzero. Spesso i principali azionisti di queste grosse multinazionali sono dei fondi d’investimento speculativi il cui unico interesse è il reddito da capitale. Ecco, anche questa è una cosa che dovrebbe preoccupare la politica poiché si fan passare ditte svizzere che in realtà non lo sono, spesso creando problemi anche in termini di reputazione alla Confederazione e alle ditte serie.
Posso chiederle cosa ne pensa del nuovo approccio dato da Ignazio Cassis al Dfae?
La direzione presa a mio avviso è abbastanza inquietante. Certe esternazioni, penso a quelle a proposito dell’Unrwa, l’agenzia Onu d’assistenza ai rifugiati palestinesi, possono essere magari interpretate come mancanza di esperienza o di autocontrollo. Però ho sempre più l’impressione che questo corso non è casuale bensì che si tratti di una linea politica stabilita a tavolino. D’altronde Ignazio Cassis ha sempre rappresentato degli interessi economici potenti dato che, come si sa, prima di entrare in Consiglio federale era lautamente pagato da un gruppo di casse malati. Quindi vediamo già lo stile d’approccio. E questo lo dice qualcuno che continua a considerarsi liberale, per niente nemico dell’economia.
Un modo di fare, quello di Ignazio Cassis, poi traslato agli Affari esteri.
Senz’altro. Per rimanere sul tema Glencore, ritengo questa visita una caduta di stile impressionante: proprio mentre il controprogetto sull’Iniziativa per multinazionali responsabili è in discussione, il ministro degli Affari esteri rende visita proprio alla multinazionale più emblematica delle pratiche che la stessa Iniziativa si prefigge di eliminare. Ci si può chiedere se si tratti di un caso. Io penso però che sia una mossa voluta, pilotata da certi ambienti economici. E che Cassis si sia lasciato adeguatamente condizionare.
Perché le multinazionali hanno così timore di questa Iniziativa?
Di recente un professore di diritto, specialista del diritto delle società, ha spiegato sulla Nzz come in realtà l’iniziativa non fa che proclamare dei principi ovvi in qualsiasi ordinamento socio-economico, ossia la responsabilità delle proprie azioni. Non c’è assolutamente niente di rivoluzionario e l’economia non ha niente da temere. È un’iniziativa che per il 95% delle aziende multinazionali non cambierà niente. Anzi questo 95% dovrebbe essere lieto che qualcuno si occupi delle mele marce che danneggiano l’immagine di tutta la piazza economica svizzera. Occorre semplicemente scegliere se, come è avvenuto in passato, penso ai fondi ebraici o al riciclaggio di denaro sporco e al segreto bancario, vogliamo arrivare in ritardo oppure se vogliamo una volta tanto anticipare i problemi.
Per il Consiglio federale, l’autodisciplina è sufficiente...
È curioso notare che è stata la consigliera federale Simonetta Sommaruga, che ha in mano il dossier sull’Iniziativa, a ribadire questo concetto. Ed è proprio la stessa Sommaruga che, poche settimane dopo, ha affermato in materia di uguaglianza di trattamento tra i sessi che l’autodisciplina ha completamente fallito e che l’economia non è riuscita a stabilire l’eguaglianza. Allora io mi dico: se quest’economia non riesce con l’autodisciplina in Svizzera a deliberare l’uguaglianza dei sessi che è una cosa ovvia e logica, come si può pretendere che delle grandi multinazionali rispettino spontaneamente i diritti delle popolazioni locali e gli standard ambientali all’estero, in paesi fragilissimi ove il sistema giudiziario di controllo non funziona.

Pubblicato

Giovedì 17 Gennaio 2019

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Giustizia globale
17.01.2019

di 

Federico Franchini

Lo scorso 8 gennaio Ignazio Cassis visita una miniera della Glencore in Zambia. È la prima tappa del suo primo viaggio africano da ministro degli Affari esteri. Gilet giallo e caschetto, scattano le foto. Parte anche un tweet: «Impressionato dagli sforzi in favore della modernizzazione delle installazioni e della formazione dei giovani». Colui che dovrebbe portare avanti l’impegno della Svizzera in favore dei diritti umani e degli Obiettivi dello sviluppo sostenibile, sorride all’impianto che per anni ha nutrito di diossido di zolfo la cittadina di Mufulira. Poco dopo la multinazionale, commossa, ringrazia. Ma chi è la Glencore, la società di Baar sotto accusa negli Usa per corruzione, a cui il capo del Dfae ha deciso di rendere omaggio?

23.12.2011

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Federico Franchini
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