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Dentro la montagna

di

Generoso Chiaradonna
L’occasione era ghiotta e non ce la siamo lasciata sfuggire. Visitare il cantiere del secolo, l’AlpTransit, al portale sud di Bodio. Constatare in prima persona l’avanzamento dei lavori e vedere all’opera dei veri minatori. Lo confessiamo. La curiosità, legittima, più che all’avanzamento dei lavori, era rivolta a vedere all’opera questi uomini che si stanno accingendo ad aggredire il ventre della montagna e realizzare la più lunga galleria ferroviaria del mondo. L’immaginario collettivo ci fa vedere questi lavoratori più alla Gérard Depardieu, nel celebre film Germinal, che come normali esseri umani. La voglia di mitizzarli, insomma c’era tutta. Ma procediamo con ordine. Un drappello di sindacalisti ticinesi, d’oltre Gottardo e d’oltre confine (Francia, Italia, Germania e Inghilterra), nell’ambito del secondo seminario Eurosite, si è recato presso l’Info centro di quello che sarà, una volta terminato, il portale della Nuova trasversale ferroviaria alpina (Ntfa), in attesa della continuazione verso Sud e quindi verso l’Italia. Anfitrione degli ospiti stranieri il segretario cantonale del Sindacato edilizia e industria (Sei) Saverio Lurati. Scopo ufficiale della visita era di verificare sul posto la sicurezza del cantiere del secolo; quello recondito, visibile sui volti dei visitatori, sentirsi per due ore minatore. Ma più che con maggiori ragguagli sulla sicurezza del cantiere, i sindacalisti europei se ne sono andati sicuramente con maggiori cognizioni tecniche sulla costruzione della mega galleria. Insomma sapranno di più di come procedono i lavori e delle difficoltà, anche di tipo geologico, che hanno incontrato i progettisti, che delle normative di sicurezza applicate al cantiere. Pazienza. Del resto, era una visita guidata inserita nell’ambito dell’informazione istituzionale che i committenti dell’opera (l’AlpTransit San Gottardo SA, una società delle Ffs, quindi l’autorità federale) hanno deciso di concedere ai cittadini-contribuenti e ai turisti desiderosi di avere un’esperienza da raccontare al ritorno dalle vacanze svizzere. Infatti, secondo le guide, sono già 12 mila i visitatori degli scavi di Bodio (se ci è concesso il termine archeologico). E si è trattato di un vero percorso archeologico, o meglio di un viaggio a ritroso nel tempo di 200 milioni di anni. A tale epoca geologica risale infatti la roccia che l’unione di uomini e mezzi, grazie all’utilizzo sia di tecniche tradizionali con esplosivo che con moderni macchinari, stanno cercando di avere ragione per la realizzazione di tale opera. Il luogo d’incontro per il giro "turistico" era presso gli "alloggiamenti" degli operai impegnati nel cantiere di Bodio-Polleggio. Tali "alloggiamenti", visti dall’esterno, sono moderni e apparentemente confortevoli ma ricordano comunque drammaticamente le fatidiche baracche dei lavoratori stagionali degli anni 60. Siamo nel XXI secolo e ciò fa parte ormai solo della storia dell’emigrazione in Svizzera, anche se i volti dei lavoratori impegnati nella costruzione rimangono per la maggior parte volti e nomi stranieri. Austriaci, portoghesi, italiani e balcanici formano la folta colonia che anima e abita il piccolo insediamento cantieristico. Che i tempi siano cambiati lo dimostra il televisore, perennemente acceso, situato nell’area di ristoro. Passando di lì riconosciamo immagini e suoni del programma internazionale di musica Mtv. Le melodie che diffonde sono quelli familiari a molti giovani e assurti a simbolo di omogeneizzazione culturale e indicatore della presenza di un buon numero di lavoratori piuttosto giovani. Dopo una rapida disamina sull’andamento dei lavori fornitaci dalla guida, la nutrita schiera sindacale è stata presa in consegna dal suo secondo e condotta, provando un brivido d’emozione, prima nel cunicolo di evacuazione del materiale inerte e poi nella galleria di aggiramento (pezzo forte della visita) di una frana (la frana di Bodio). Il primo servirà a smaltire il materiale inerte, deponendolo nella cosiddetta Buzza di Biasca. Il secondo è semplicemente un cunicolo di aggiramento e serve per "bypassare" la frana. Il tunnel che attraverserà la frana è scavato con una tecnica particolare che consente un avanzamento di soli 50 cm al giorno. In pratica si procede allo scavo con un grande cucchiaio. La curiosità dei visitatori, dicevamo, era tesa a vedere e provare l’emozione degli operai all’opera. Ma per ragioni di sicurezza e opportunità, visto che non si tratta di animali rari, sono stati mantenuti (i visitatori) a distanza. L’ebrezza di fare quattro passi in galleria la si è provata lo stesso. Si è respirata la stessa aria acre. Si è calpestato lo stesso fango. E si é provata la stessa sensazione di perenne umidità che regna nel ventre della montagna e che è familiare alle squadre di minatori (ormai tecnici qualificati e non più mera manovalanza ottocentesca) che si alternano su tre turni quotidiani di 8 ore l’uno. Per spiegare il tipo di lavoro svolto, emblematiche sono le parole di un operaio, Francesco di Salerno di 27 anni che con accento napoletano ci dice: "la paga è buona ma rimane nà fatica e m...".

Pubblicato

Venerdì 15 Giugno 2001

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