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Davanti al palazzo c'è ancora la piazza

di

Claudio Carrer
«Il sentimento che non sia giusto far pagare la fattura della crisi ai lavoratori e ai pensionati è largamente diffuso nel Paese. La dimostrazione si è avuta con la presenza a Berna di ben 30 mila persone di ogni età e provenienti sia dalla Svizzera latina sia dalla Svizzera tedesca». Così il copresidente di Unia Andreas Rieger commenta il grande successo della manifestazione tenutasi sabato scorso a Berna. Una manifestazione che il movimento sindacale «ha deciso di dedicare alla difesa del lavoro, del salario e delle pensioni, riuscendo così a mobilitare anche i salariati di settori economici (come per esempio quello dell'edilizia) e di regioni che la crisi non ha ancora colpito in modo massiccio», spiega Rieger ad area.

In effetti, chi conosce il "pubblico" abituale delle manifestazioni sindacali, non poteva non notare che questa volta sulla Piazza federale non c'erano soltanto lavoratori dell'edilizia pensionati e migranti, ma salariate e salariati di ogni settore professionale, giovani e meno giovani, tutti convinti della necessità di una svolta politica e sociale volta a garantire a ciascuno un lavoro, un salario equo e più potere d'acquisto.
Presidente Rieger, in Svizzera manifestazioni di queste dimensioni sono rare. Non ritiene che la portata del successo sia stata in generale sottovalutata dai media?
Sicuramente. Anche se devo dire che questa volta, a differenza che in passato, alla vigilia della manifestazione qualche articolo è stato scritto. Per il resto i media dovrebbero una volta chiedersi chi altri in Svizzera, oltre al movimento sindacale, è in grado di mobilitare 30 mila persone per una manifestazione e di conseguenza dare agli eventi il giusto rilievo. Quando Christoph Blocher alla vigilia delle ultime elezioni federali portò a Berna 1.500 simpatizzanti, i media diedero molto risalto all'evento (soprattutto in relazione alle tensioni sviluppatesi con gli autonomi del centro socioculturale della Reithalle) e nessuno ebbe il coraggio di sottolinearne l'insuccesso. Ma se una grande manifestazione sindacale ottiene soltanto un fototesto o una notizia breve, non significa che il movimento non venga preso sul serio: i padroni sanno che sappiamo portare la gente in piazza e i parlamentari conoscono la nostra forza referendaria. In occasione della grande manifestazione di alcuni anni fa contro "il furto delle rendite", il Parlamento non ci prese sul serio e approvò l'11esima revisione dell'Avs ma noi lanciammo il referendum (in tre settimane furono raccolte le firme necessarie) e in seguito, nel 2004, il 68 per cento dei cittadini ci diede ragione.
La storia sembra in qualche modo ripetersi, visto che il Nazionale, tre giorni dopo la manifestazione di sabato, ha di fatto affossato il terzo pacchetto di sostegno alla congiuntura proposto dal Consiglio federale...
Una manifestazione non basta a cambiare gli equilibri politici all'interno del Parlamento. Per impedire il furto delle rendite o il peggioramento dell'assicurazione contro la disoccupazione dobbiamo ricorrere al referendum, mentre per contrastare l'ondata di licenziamenti servono azioni di lotta sui luoghi di lavoro.
Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi cosa deve fare il movimento sindacale per proseguire la sua battaglia e come può capitalizzare il successo della manifestazione di sabato scorso, tenendo conto anche delle aspettative della base?
I luoghi di lavoro, la strada e la democrazia diretta sono i tre terreni su cui ci si deve muovere. L'ondata di licenziamenti di questi tempi impone, almeno in alcune realtà aziendali, delle azioni di resistenza da parte dei lavoratori.
Per quanto riguarda la piazza, nei prossimi mesi la priorità non sarà una mobilitazione di carattere nazionale, ma regionale e locale. In programma ci sono varie azioni, in particolare contro il fenomeno della disoccupazione (che cresce di 5-6 mila unità al mese) e la mancanza di risposte da parte dello Stato.
Vi è infine la vecchia democrazia diretta: in dicembre partiremo con la campagna contro il furto delle rendite, in vista della votazione in primavera sulla riduzione del tasso di conversione del secondo pilastro e probabilmente parallelamente alla raccolta delle firme contro l'11esima revisione dell'Avs (che le Camere federali dovrebbero licenziare durante la sessione invernale, ndr). E forse dovremo ricorrere all'arma referendaria anche contro la revisione della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione.
Unia lancerà l'iniziativa per un salario minimo garantito, di cui si parla da tempo?
La discussione è in corso. Quando la disoccupazione scenderà a livelli più bassi e i datori di lavoro ricominceranno ad assumere bisognerà valutare il grado di precariato: alla fine di una crisi è infatti sempre forte la tendenza ad assumere lavoratori temporanei e in un contesto simile il discorso del salario minimo diventa molto importante.
Tra ottobre e novembre le varie istanze dell'organizzazione si esprimeranno sul principio di lanciare un'iniziativa di questo genere, poi si dovrà formulare un testo e in seguito valutare i tempi per avviare la raccolta delle 100 mila firme necessarie.
La sezione ginevrina del sindacato Ssp/Vpod, per dare un seguito alla manifestazione di sabato ha lanciato una petizione per chiedere all'Uss di organizzare entro l'inverno una "giornata nazionale di sciopero", sullo stile dello sciopero delle donne del 1991. Cosa ne pensa?
Non sono sicuro che si possa organizzare uno sciopero nazionale se questo genere di protesta non si manifesta a livello di singole aziende. Lo sciopero delle donne fu uno sciopero politico perché la posta in gioco era l'applicazione della norma costituzionale sull'uguaglianza tra i sessi. Oggi è difficile pensare a qualcosa del genere, anche se non si deve escludere nessuna opzione. Per il momento pensiamo a singole azioni di resistenza sui luoghi di lavoro (come alla Studer Revox), come pause prolungate di protesta (sia a livello aziendale che regionale), ma non credo che di fronte ai pochi scioperi che stanno contraddistinguendo questa crisi si possa pensare a una sospensione del lavoro in tutto il paese.

Intanto, anche a livello regionale l'organizzazione sindacale riflette sul seguito da dare all'evento di sabato. Unia regione Ticino e Moesa reputa per esempio «necessario costruire un percorso di resistenza, una mobilitazione sociale che coinvolga migliaia di persone», si legge in un documento distribuito ai manifestanti, in cui la manifestazione viene indicata come «l'inizio di un percorso collettivo di mobilitazione sui luoghi di lavoro e nella società». 

Pubblicato

Venerdì 25 Settembre 2009

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