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"Dateci una legge fast food"

di

Stefano Guerra
McDonald’s Svizzera non nega. Ma accenna a minimizzare e se la prende con i presunti lacci di una legge che viola in maniera sistematica. Documentati in un rapporto interno del seco e anticipati la scorsa settimana da area, gli abusi commessi in 39 ristoranti McDonald’s in diversi cantoni non sono contestati dalla società. McDonald’s Svizzera Sa parla però di «negligenza» e rinvia ogni ulteriore commento a dopo la riunione con il seco in agenda oggi. Intanto, si permette di sottolineare in una nota duramente criticata dal sindacato unia (si veda anche il box qui sotto) che «è sempre più difficile per un’impresa applicare dei regolamenti molto restrittivi che, a volte, non riflettono più le condizioni generali in vigore nel settore della gastronomia» in un momento in cui «aumenta la domanda di orari di lavoro flessibili e a tempo parziale». In una nota diffusa giovedì scorso, la casa madre con sede a Crissier (Vaud) afferma di «non negare» i fatti. Il pomo della discordia, scrive McDonald’s Svizzera, è «una negligenza legata all’impiego di giovani di 18 anni la domenica e in certi casi al mancato rispetto dei tempi di pausa». La direzione della società rinvia la «conclusione definitiva su queste osservazioni» e l’elaborazione di «un piano di misure» alla riunione con il Segretariato di Stato dell’economia prevista per oggi, venerdì 30 aprile. Da noi interpellata, la Trimedia Communications di Zurigo – agenzia che cura la comunicazione di McDonald’s Svizzera – ribadisce: fino ad allora nessun commento sui dettagli delle infrazioni documentate. No comment anche da parte del seco: «si tratta di indiscrezioni su cui non possiamo dare informazioni supplementari fino alla riunione con McDonald’s», dice Christiane Aeschmann. La responsabile della sezione Protezione dei lavoratori precisa che, a sua conoscenza, nessun altro rapporto da parte degli ispettorati che mancavano all’appello (AG, BE, GL, GR, JU, NW, OW, UR, VS, ZH) è pervenuto nel frattempo a Berna. La negligenza nell’impiego domenicale di giovani e nella mancata concessione delle pause a cui accenna McDonald’s Svizzera nella sua presa di posizione è solo una minima parte delle infrazioni documentate nel rapporto del seco. Dalle ispezioni emerge infatti un quadro esaustivo e assai più desolante. In 25 dei 39 ristoranti (su un totale di 54 controllati) che non rispettano le disposizioni della Legge sul lavoro, gli abusi sono definiti «gravi» o «massivi» dal seco: vanno dall’impiego domenicale e notturno di giovani alla soppressione delle pause, dall’occupazione per più di 6 giorni consecutivi alla mancata concessione del riposo giornaliero e settimanale. Infrazioni «gravi» o «massive» sono state scoperte nei cantoni di Basilea città, Basilea campagna, Lucerna, Neuchâtel, San Gallo, Ticino (in ristoranti che dipendono direttamente dalla casa madre e non affidati a terzi tramite licenza, si veda area, n. 16-17, 23 aprile 2004) e Vaud. Nei cantoni di Friburgo, Ginevra, Sciaffusa e Soletta sono state rilevate violazioni «leggere» alla Legge sul lavoro, mentre nessun abuso è emerso dai controlli effettuati nei cantoni di Svitto, Zugo e Turgovia. Il Segretariato di Stato dell’economia (seco) aveva contattato McDonald’s Svizzera a seguito degli abusi in serie venuti a galla otto mesi fa in alcune filiali di licenziatari nella Svizzera orientale. La direzione della società aveva riconosciuto i problemi e si era impegnata «a fare tutto il possibile perché le disposizioni legali siano rispettate», si legge nella lettera che il seco ha spedito il 2 aprile agli ispettorati cantonali del lavoro incaricati in novembre di effettuare dei controlli sulla durata del lavoro e il riposo nei ristoranti McDonald’s. L’esito delle verifiche condotte tra gennaio e febbraio su 54 fast-food smentisce la teoria dei “casi isolati” sempre invocata dal gigante del fast-food. La sintesi dei rapporti inviati a Berna dagli ispettorati cantonali di 14 cantoni su 26 (BL, BS, FR, GE, LU, NE, SG, SH, SO, SZ, TG, TI, VD, ZG) dimostra infatti che le infrazioni alla Legge sul lavoro nei ristoranti McDonald’s in Svizzera sono una realtà diffusa e persistente. ***** Deplorevoli errori di gestori mal informati? Casi isolati? Che siano falsità quelle che McDonald’s Svizzera racconta da tempo è chiaro da almeno otto mesi, quando vennero rivelati gravi abusi in serie in alcune filiali di licenziatari nella Svizzera orientale. I controlli promossi dal Segretariato di Stato dell’economia (si veda l’articolo sopra) ne sono la conferma. Come rileva il sindacato del settore terziario unia che da anni le denuncia, «le infrazioni da McDonald’s sono sistematiche». In una nota diffusa alla vigilia dell’incontro fra seco e McDonald’s Svizzera, il sindacato denuncia il desiderio espresso dal colosso del fast-food di allentare «i regolamenti molto restrittivi» che caratterizzerebbero il settore della gastronomia. Sul piano europeo la Legge sul lavoro svizzera è già oggi una delle più flessibili e favorevoli ai datori di lavoro, precisa unia ricordando pure che – come dimostrano i casi emersi in agosto a San Gallo – la gran parte dei lavoratori svizzeri desidera orari di lavoro regolamentati e un piano di lavoro vincolante che garantisca un’entrata mensile costante. «McDonald’s adesso deve rispettare senza se e senza ma la Legge sul lavoro», scrive il sindacato del settore terziario. Se ci dovessero essere delle modifiche legislative, queste dovrebbero andare «nel senso di un rafforzamento della protezione dei lavoratori». Inoltre, le sanzioni previste dal Contratto collettivo di lavoro vanno aumentate «massicciamente» in modo che le stesse abbiano «un effetto veramente dissuasivo» sui datori di lavoro che ne infrangono le disposizioni. McDonald’s Svizzera, infine, deve mantenere una volta per tutte la promessa di formare i gestori dei suoi ristoranti alle disposizioni legali e contrattuali. I suoi dipendenti, dal canto loro, sono invitati da unia a rendere noti ulteriori abusi ai funzionari sindacali.

Pubblicato

Venerdì 30 Aprile 2004

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