Nel periodo trascorso come direttore di area, Daniele Fontana ha lasciato un'impronta personale sia grafica sia di contenuti nel settimanale. Durante la sua conduzione (dalla fine dell'estate 1999 alla primavera del 2001) si osserva lo sforzo di rendere il giornale meno pesante, con lo scopo di invogliare le persone alla lettura, senza però dimenticare la necessaria parte di approfondimento per stimolare la riflessione. Un equilibrio non facile da ottenere in un settimanale con lettori molto diversi fra di loro, ma che lascerà uno stile riscontrabile anche negli anni successivi. Dopo l'esperienza di area, Fontana diventa vice direttore del quotidiano laRegione. A otto anni di distanza, una nuova sfida professionale lo attende. Dal marzo del prossimo anno assumerà la carica di direttore del mensile Confronti, la nuova rivista del Partito socialista ticinese, nata dalla separazione degli editori di area.

Da buon comunicatore, Daniele Fontana ha voluto immediatamente rendere chiaro un concetto, per evitare malintesi.
Vorrei subito fare una premessa per sbarazzare il campo da equivoci. Non concepisco in alcun modo un antagonismo, una competizione tra area e il mensile Confronti. Oltre che controproducente, non ha nessuna ragione di esistere.
Fatta questa precisazione, forse doverosa viste le inevitabili speculazioni interessate, proviamo a raccogliere la testimonianza di Daniele Fontana ex direttore di area e futuro responsabile di Confronti. Iniziamo dal passato. Nell'editoriale di area nel quale si accomiatava dai lettori, aveva scritto di «inciampi determinati dal carico invero pesante di aspettative che gli stessi editori avevano messo sul dorso del loro prodotto». Che cosa intendeva?
Nel prodotto editoriale area coesistevano delle contraddizioni poste da un obiettivo alto, giustamente ambizioso, di offrire un'informazione che andasse oltre l'aspetto sindacale e politico e alcuni problemi strutturali esistenti. In primo luogo, i lettori ai quali era destinato il settimanale erano equamente divisi tra residenti in Ticino e abitanti nella Svizzera tedesca. A questi poi si aggiungeva una fetta importante di frontalieri. Difficile dunque scegliere la priorità delle notizie seguendo il criterio geografico dei lettori. A chi vive nel Canton Zurigo, ad esempio, interessa poco o nulla di quanto succede in Ticino e viceversa. Ma il grosso problema, quello vero, era però un altro: le diverse esigenze di informazione da parte degli editori.
Il passaggio da più editori ad uno solo, migliorerà la situazione?
Con la scelta attuale dell'unico editore si fa chiarezza. Altra premessa: non credo alla libertà di stampa assoluta. Ogni mezzo d'informazione ha una linea editoriale alla quale un giornalista deve conformarsi nel suo lavoro.  Se la linea editoriale è chiara, il giornalista sa quali sono i limiti posti e può scegliere fino a che punto gli sta bene adeguarsi. Naturalmente è importante che possano esistere più testate, in modo da garantire un pluralismo dell'informazione. Se però la linea editoriale non è chiara, il giornalista vive l'incertezza del suo compito e tutto si complica. Per questo ritengo che la scelta di un solo editore aiuti a far chiarezza.
Fin dal suo arrivo come direttore di area, lei ha cercato di coniugare l'informazione di qualità con la semplicità di comprensione.
Durante una riunione del consiglio di amministrazione di area, Vasco Pedrina, intervenne dicendosi scioccato: «Ho visto un sondaggio dal quale risulta che ben pochi lettori del Blick riescono a capire un editoriale di quel giornale, manifestamente popolare». Diventa inevitabile interrogarsi su come rendere accessibile un giornale del tipo di area, che per di più arriva nelle case come scelta obbligata poiché si è affiliati al sindacato. Per un giornalista che ama il suo mestiere però è una sfida che non si può non raccogliere. Le persone semplici hanno diritto ad un'informazione accessibile. Di questo sono convinto. E su questa convinzione oriento il mio lavoro. Anche a costo di essere tacciato di essere un "giornalista didattico".
C'è anche il problema del tempo di lettura; sia di averlo materialmente, sia di scegliere di prenderselo. Soprattutto in un mondo dove siamo bombardati dall'informazione rapida. Che cosa dire dei media che cambiano?
Delle personalità più autorevoli del sottoscritto hanno evidenziato come ormai si vada in una certa direzione. Per la carta stampata la sfida con il web è irraggiungibile sul piano della velocità d'informazione. L'unica possibilità per ridurre il distacco temporale  per dell'informazione cartacea è proporre qualcosa di diverso rispetto al frullato mediatico in atto. Ciò significa che i giornali devono approfondire maggiormente una notizia data, fornendo al lettore le maggiori informazioni possibili per farsi una sua idea su di un tema preciso. In quest'ottica, un quotidiano ha più difficoltà di un settimanale o un mensile.
Veniamo allora al mensile Confronti e l'informazione del Partito socialista. Come sarà?
Il partito per comunicare le sue opinioni su temi d'attualità deve semplicemente continuare ad usare gli spazi già esistenti. L'idea del mensile Confronti invece è offrire un prodotto da poter leggere in tutta calma, nel quale il lettore abbia il tempo di riflettere sugli argomenti proposti. Per ora posso dire che da quando è stata resa pubblica la mia nomina, ho riscontrato nel popolo di sinistra un bisogno, una fame direi, di avere uno spazio nel quale tornare a parlarsi.
C'è dunque ancora il tempo per riflettere collettivamente di politica?
In una realtà come la nostra è necessario. Anche chi sventola la bandiera di essere potente politicamente, non può non osservare come su temi che toccano tutti, come l'Avs o la canapa nelle ultime votazioni, si esprima solo il 40 per cento degli aventi diritto. O ancora nell'ultima elezione comunale di Lugano, che tanto scalpore ha suscitato, ben la metà dei cittadini con diritto di voto sia rimasta a casa. Non si può non riflettere su questi dati, politicamente parlando.
Una domanda è inevitabile al vicedirettore di uno dei maggiori quotidiani cantonali. Chi glielo fa fare di passare ad un mensile di partito?  
È una decisione sulla quale mia moglie e il sottoscritto abbiamo riflettuto a lungo. Quando c'è un cambiamento di questo tipo, tra il punto di partenza e di arrivo ci sono degli elementi che si sono incontrati. Personalmente, non m'interessa il potere. In questi otto anni ho firmato due volte delle mail come vicedirettore, nella speranza di dare ad esse maggior peso per ottenere una risposta. Sono cosciente di partire da una situazione di un numero importante di lettori per arrivare ad uno più ridotto. Ma più motivato. È una scelta che ho fatto pur essendo consapevole dei contrasti esistenti all'interno di un partito.  Inoltre vi è anche l'aspetto intrigante della sfida di costruire da solo un giornale interamente, in ogni sua fase. E lo faccio in una realtà che sento mia, alla quale so di appartenere geneticamente. In fondo, vado a casa mia. 

Pubblicato il 

19.12.08

Edizione cartacea

 
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