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Italia

Dalle piazze idee per un’altra Italia

Le proposte dallo sciopero generale per uscire dalla crisi

di

Loris Campetti

La trojka ordina tagli alla spesa, giù le pensioni, nuovo blocco di salari e turnover per i dipendenti pubblici, sforbiciate a sanità e istruzione. Renzi, premier italiano alla guida del semestre europeo (ma chi se n’è accorto?), esegue. Ci sarà una ragione se continua il crollo della domanda interna? Disoccupazione sopra il 13%, sarebbe più alta se fosse già operativa la nuova disciplina degli ammortizzatori sociali, un giovane su due è senza lavoro.

 

80 mila italiani, soprattutto giovani diplomati e laureati sono fuggiti all’estero in pochi mesi e persino il flusso dei migranti è sceso, neanche chi fugge da fame, guerre e dittature è attratto dall’Italia. Le fabbriche chiudono, per crisi e per furbizia padronale si trasferisce altrove il lavoro, in molti casi si va a pagare le tasse all’estero dove conviene, dopo aver spremuto lo stato italiano con sussidi e sgravi. Prima la Fiat e poi, probabilmente, il fior fiore del made in Italy: la Ferrari.


E sapete perché gli imprenditori stranieri non vengono in Italia? Forse perché la corruzione dilaga, le mafie proliferano e Roma corrotta infetta l’intera nazione? Perché la burocrazia frena il business? Ma no, se il Belpaese non è attraente per gli imprenditori stranieri (salvo arrivare in veste di colonizzatori per mangiarsi acciaio e alluminio) è perché c’è lo Statuto dei lavoratori che costringe i padroni – già liberi di licenziare collettivamente – a riprendersi al lavoro coloro che secondo i giudici sono stati licenziati ingiustamente; i poveretti (sempre i padroni) non possono controllare a distanza con ogni tecnologia i propri dipendenti, né sono liberi di demansionarli (trasformando un ingegnere aeronautico in inserviente).


Ma adesso con il “Superman” fiorentino tutto cambia, a partire dallo smantellamento dello Statuto, così i precari senza il gravame dei diritti diventeranno appetibili, e i giovani potranno scalzare gli anziani dalle loro comode cadreghe per sistemarsi su uno strapuntino.


La Fiom e la Cgil chiedevano di ridurre al minimo le forme contrattuali? Detto fatto, Renzi ne aggiunge alle 45 precarizzanti già esistenti una nuova che si chiama contratto a diritti crescenti.


È per tutte queste ragioni che lo sciopero generale del 12 dicembre – promosso dalla Fiom, poi fatto suo dall’intera Cgil e infine con l’adesione della Uil e persino dagli ex-fascisti dell’Ugl – è andato molto bene nell’industria così come in sanità, scuola, servizi e trasporti (il ministro Lupi è stato costretto a rimangiarsi la precettazione fascista dei ferrovieri).


54 città si sono riempite per la protesta di lavoratori, pensionati, studenti, precari, disoccupati, sfrattati. 54 piazze che chiedevano un’altra politica, uno sviluppo socialmente e ambientalmente compatibile, possibile andando a prendere i soldi dove sono: dai ricchi, dagli evasori, dalle grandi opere utili solo al malaffare. Trasformando in welfare i 13 miliardi destinati ai bombardieri F35. Ridisegnando il Quarto stato di Pellizza da Volpedo con gli sfruttati e i disperati di oggi in prima fila.


E la politica? Qualcuno, dirigente di quello che una volta si chiamava partito di lotta e di governo, si è fatto vedere nei cortei per prendere le distanze da Superman, ma quando, come nel caso di D’Alema, è stato fischiato da chi non dimentica la bicamerale con Berlusconi e le bombe intelligenti sulla Jugoslavia, ha spiegato che non stava manifestando contro Renzi, stava solo attraversando la strada. La politica si è dissolta, se si vuole cercare di ricostruirla bisognerà ripartire da queste 54 piazze.

Pubblicato

Giovedì 18 Dicembre 2014

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