Faccio parte di coloro che non hanno gradito l’esclusione dell’ultimo poeta del pallone, ossia Roberto Baggio, dalla nazionale di calcio italiana. Secondo gli specialisti, quale io non sono, le ragioni tecniche della rinuncia a Baggio sono assolutamente giustificate: reduce da un infortunio, troppo vecchio, ecc. Le ragioni di testa e dell’efficienza hanno dunque prevalso, dicono sempre gli specialisti, sulle ragioni del cuore e delle emozioni, quelle cioè dei sostenitori di Baggio. Che importa l’intelligenza, la fantasia, l’improvvisazione, l’estro (qualità attribuite unanimemente al giocatore). Quel che conta è allontanare il più possibile il rischio di un’ipotetico cedimento: sul campo ci sono in gioco interessi e traguardi troppo grandi. Nelle strategie, nei calcoli di probabilità, negli scenari, uno come Baggio rappresenta un’incognita un po’ troppo misteriosa. Meglio, dunque, lasciar perdere. E nella vita di tutti i giorni «i Baggio» costretti ad appendere le scarpette al chiodo perché non più adeguati al sistema, sono più numerosi di quanto si pensi. Questo episodio calcistico mi serve da pretesto per fare anche l’elogio della fantasia. Sì, la fantasia, che nel nostro mondo – dove i valori imperanti sono appunto serietà, efficienza, previsioni, calcoli, organigrammi – viene generalmente relegata in un angolo, specialmente quando è libera e non recuperabile. Siamo talmente presi a controllare le nostre vite – controllate, spesso, da altri – che perdiamo la capacità di volare sulle ali della fantasia, di vivere con l’imprevisto, con un evento, cioè, non pianificato. Il sistema in cui noi viviamo, come ingranaggi di una macchina ben oliata, ci spinge sostanzialmente in una direzione. E chi vuol resistere, e magari andare anche controcorrente, deve compiere degli sforzi sovrumani. La tendenza a voler livellare tutto verso il basso con un chiaro intento omologatore, finisce per scoraggiare anche le fibre più tenaci. I risultati sono lì da vedere: mancano grandi visioni politiche capaci di fecondare progetti davvero innovativi; manca sostanzialmente la capacità di trasgredire, di rischiare mettendo in campo la fantasia come valore, come energia creatrice. All’espressione conformista e prevedibile della forza (della maggioranza) preferisco Baggio. Ad occhi chiusi.

Pubblicato il 

24.05.02

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