Salute & lavoro

«A Ginevra tutto è nato con uno sciopero spontaneo la settimana scorsa sul grande cantiere pubblico dell’aeroporto. Gli operai, ritenendo impossibile lavorare in sicurezza dal contagio, si sono fermati» spiega Blaise Ortega, sindacalista di Unia Ginevra. Lo sciopero, seguito dai media, ha reso pubblica la problematica, costringendo il governo cantonale ad intimare la chiusura di tutti i cantieri.


Il Consiglio federale, dimostratosi più sensibile alle richieste del padronato nazionale, ha però imposto al Canton Ginevra la riapertura, subordinandola alla definizione di procedura di autorizzazione per cantiere. «Questa vale soprattutto per i grandi cantieri e le imprese di costruzione, ma lascia aperti molte situazioni poco chiare. Ad esempio, i pittori che dipingono una facciata di un palazzo in costruzione, non sono soggetti all’autorizzazione di cantiere e possono dunque lavorare».

La decisione federale complica non poco la questione, non essendo per nulla chiara e lasciando ampio spazio a interpretazioni di ogni genere. Anche il concetto “di lavorare in sicurezza” crea parecchia confusione. «Sono misure di sicurezza puramente teoriche, scritte a tavolino da funzionari che immaginano in astratto il lavoro sui cantieri» commenta Ortega, che conclude: «gli operai sono furiosi per la mancata chiusura e al tempo stesso intimoriti dalle minacce padronali di esser licenziati» racconta il sindacalista ginevrino. Sulle rive del Lemano regna il caos dopo l’intervento federale.

Copione pressoché identico nel Canton Vaud.

Mercoledì 18 marzo, l’autorità cantonale emette un decreto dove impone la chiusura dei cantieri quando la misure di sicurezza sanitarie non possono essere applicate. Teoria pura nell’edilizia, tanto più che non ci sono le forze oggettive per controllarne il rispetto. La mancata chiarezza della decisione è frutto dell’intervento federale, che venerdì scorso non ha annunciato la chiusura dei cantieri. La reazione degli edili vodesi non si è fatta attendere. Ci sono stati scioperi spontanei in alcuni grandi cantieri e azioni dirette da parte degli elettricisti che hanno tagliato la corrente dove si sta costruendo il nuovo stabile dell’assicurazione cantonale contro gli incendi (Eca).

«Ad oggi il 90% dei cantieri sono fermi- spiega Pietro Carobbio, responsabile Unia Vaud edilizia - Ma la situazione potrebbe cambiare, vista la comunicazione di ieri delle autorità federali in merito ai casi di Ginevra e Ticino, dove è stato minacciato di non concedere il lavoro ridotto alle imprese coi cantieri chiusi. Un altro grosso problema riguarda l’artigianato, dove la situazione è ancora più confusa. Sul territorio cantonale, ci saranno una cinquantina di cantieri in cui gli artigiani lavorano». Il sindacato sta denunciando pubblicamente quanto avviene, e in una fase successiva, saranno organizzati dei blocchi di cantiere dove le norme non sono rispettate.

Oggi ad esempio, è stato bloccato per misure insufficienti il cantiere dell’impresa Csc (foto), l’ex azienda di cui era amministratore Gianluca Lardi, oggi presidente della Società svizzera degli impresari costruttori. Una quarantina di operai sono potuti rientrare al loro domicilio in tutta sicurezza. «Ma ciò che auspichiamo è che domani il Consiglio federale autorizzi formalmente l’autonomia cantonale nel decretare il blocco delle attività edili» osserva Carobbio. Nel caso negativo, è stato preparato un piano b. «Abbiamo consegnato al governo cantonale una richiesta sottoscritta da noi e padronato di creare una commissione specifica dei partner sociale che possa verificare le misure di sicurezza e, nel caso, chiudere il cantiere».

Domani sarà dunque attesa con trepidazione dagli operai dei cantieri elvetici la decisione del Consiglio federale sulla paventata autonomia concessa ai cantoni di poter intimare il blocco dell’attività edile o industriale non essenziale nei loro territori. Ad oggi, la posizione del Consiglio federale è quella di vietare i raggruppamenti di cinque persone nei luoghi pubblici, ma di autorizzare raggruppamenti ben maggiori nei cantieri o nelle fabbriche, dove il pericolo di contagio è alto in assenza di norme e dei controlli delle stesse.

Ieri, Vania Alleva, presidente della più grande organizzazione dei lavoratori del Paese (Unia), ha difeso la scelta del governo ticinese di chiudere le attività produttive non essenziali, auspicandone la sua estensione. «La maggioranza dei Cantoni non esegue controlli sul rispetto delle regole. Ogni giorno in più che aspettiamo, la situazione peggiora. Per questo l'unica soluzione è uno shutdown generale» ha concluso Alleva.

Pubblicato il 

24.03.20..
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