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Dall'altra parte della barricata

di

Dino Nardi
Chi non ricorda in Svizzera, perlomeno tra le persone più anziane, il tempo in cui (dal Dopoguerra agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso) l'appellativo di "straniero" era sinonimo di "italiano" e viceversa? Chi non ricorda, tra gli italiani più anziani, i soprusi che allora dovevano sopportare quotidianamente gli emigrati italiani in questo Paese e le discriminazioni, più o meno occulte messe in atto da singoli cittadini, dai datori di lavoro, dalle autorità e spesso contenute in norme di legge? Chi non ricorda in Svizzera, sempre tra le persone di questa fascia d'età, soprattutto se erano impegnate attivamente nel sindacato, nei patronati e nell'associazionismo italiano, le  battaglie che venivano portate avanti e non sempre sostenute dalle stesse autorità italiane, per rivendicare abitazioni decorose e, soprattutto, parità di diritti con gli autoctoni in ambito scolastico, sociale e previdenziale (diritti poi ottenuti con i vari accordi e convenzioni bilaterali italo-svizzeri che si sono succeduti nel tempo sino al 1982 e, successivamente, nel 2002 con gli accordi bilaterali tra Confederazione ed Unione Europea)? E, ancora, chi non ricorda le ricorrenti petizioni promosse per ottenere il diritto di voto a livello comunale? In molti dovrebbero ricordarsi di tutto ciò e non solo in Svizzera ma anche in Italia, in tutta l'Italia visto che ai flussi migratori verso la Confederazione hanno contribuito, chi più chi meno, tutte le Regioni italiane: dal Triveneto alla Puglia, dalla Lombardia alla Calabria compreso la Sardegna e la Sicilia. Un flusso migratorio imponente che in pochi decenni ha coinvolto ben quattro milioni di italiani, poi, in gran parte rientrati man mano in Italia. Purtroppo, ma forse è bene che sia così, la mente dell'uomo tende a dimenticare le cose brutte della sua vita e la dimostrazione l'abbiamo proprio in Italia e con gli italiani che, da popolazione che aveva dovuto fare dell'emigrazione una professione per poter sopravvivere (tra l'800 ed il 900 si calcola che siano partite dall'Italia oltre 26 milioni di persone ma tutt'oggi vi sono ancora nel mondo quasi quattro milioni di emigrati italiani mentre gli italofoni superano i 60 milioni), negli anni più recenti è divenuta un Paese di immigrazione. Infatti l'Italia non riesce a far tesoro della sua secolare esperienza con l'assurdo risultato che il governo e tanti cittadini italiani, trovandosi ora dall'altra parte della barricata stanno gestendo malissimo questo nuovo fenomeno con il quale si trovano confrontati e cioè senza la indispensabile saggezza, umanità, equità e lungimiranza che un tempo si chiedeva, però, agli altri Paesi per gli emigrati italiani. Tanto che, oggi, ad osservare dalla Svizzera quanto sta avvenendo in Italia con gli immigrati viene da sorridere a ricordare, per chi ha memoria, le condizioni in cui vivevano, i soprusi e le discriminazioni subite dagli italiani in Svizzera: quisquilie!  

Pubblicato

Venerdì 12 Settembre 2008

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