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Dal “Capitale” al “Galateo”

di

Giuseppe Dunghi
Proviamo a ripercorrere il processo di “de-progettualizzazione” che ha investito il movimento dei lavoratori durante la seconda metà del secolo scorso. Alle richieste di cambiamento radicale espresse a partire dal 1968, le organizzazioni ufficiali dei lavoratori risposero con le cosiddette “riforme”. Il confronto tra radicalismo e riformismo rimase vivo fin verso gli anni ’80; poi, con la caduta del muro di Berlino, gli apparati repressivi statali riuscirono a far diventare senso comune la formula radicalismo = terrorismo e conseguentemente la dialettica fra i due progetti non ebbe più motivo di esistere. La riforma della società si trasformò in riforma nella società. Dal socialismo alla socialità. Dalla società intesa come “universitas” alle società di beneficenza, di aeromodellismo, di pesca eccetera, che vivono armoniosamente l’una accanto all’altra ciascuna con il proprio piccolo progetto, sulla base del Codice delle obbligazioni. Dentro la socialità c’è spazio per tutto: spitex, assistenza agli anziani, ai disoccupati, Avs, casse malati. Per tutto eccetto che per il cambiamento sociale. Il progressivo restringimento dell’orizzonte politico (Fortebraccio ai suoi tempi scriveva “remare verso sinistra dentro la piscina di una nave che va verso destra”) può essere evidenziato con un esempio. Spesso si critica Giuliano Bignasca per la sua volgarità, oppure si rimproverano a Silvio Berlusconi i suoi trascorsi di evasore fiscale e peggio. Queste critiche mostrano che nella cultura di chi le formula esistono soltanto il Galateo e il Codice penale. Ben altro è il giudizio che si dovrebbe dare sui due personaggi: sono portatori di un progetto di società malvagio. Ma le forze politiche in qualche modo di opposizione non riescono ad esprimere un giudizio del genere perché sostanzialmente condividono tale progetto di società. Soltanto, lo vorrebbero un po’ meno crudele, un po’ meno volgare. Eppure, quando i nostri nonni costruivano le case del popolo, le cooperative, le società di mutuo soccorso e le dotavano di biblioteche seppur rudimentali, si preoccupavano di mettere a disposizione dei lettori alle prime armi libri ben diversi e di ben altro spessore che il Galateo. Con tutto il rispetto per gli utili precetti morali e la prosa elegante di monsignor Giovanni Della Casa.

Pubblicato

Venerdì 27 Settembre 2002

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