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Dal Brasile all’India

di

Sergio Ferrari
Dopo tre incontri a Porto Alegre che hanno registrato un gran successo, il Forum Sociale Mondiale (Fsm) del 2004 si terrà in India, per poi ritornare nel 2005 in Brasile. Uno spostamento geografico che implicherà senza dubbio dei mutamenti, sia per ciò che concerne la metodologia sia per la partecipazione, e anche per la cultura politica. A quasi quattro mesi dal terzo Fsm, Éric Toussaint, infaticabile militante per un’altra mondializzazione, analizza questo processo in marcia. Membro del Consiglio internazionale del Fsm, presidente del Comitato per l’annullamento del debito del Terzo Mondo (Cadtm, www.cadtm.org) che sabato 31 maggio a Ginevra, nell’ambito delle manifestazioni anti-G8, allestirà un “Tribunale del debito” (vedasi alle pagine 4 e 5), Éric Toussaint è uno dei migliori analisti politici europei della mondializzazione neoliberale. Uno sguardo retrospettivo per analizzare il processo di Porto Alegre… Éric Toussaint, che cos’è oggi il Forum sociale mondiale? È la somma delle esperienze feconde che ha fatto lievitare il numero dei partecipanti dai 12mila del 2001 ai 100mila di quest’ultimo terzo incontro. Un processo che sta all’origine di una dinamica mondiale innovatrice, ormai radicata molto concretamente in molti continenti e che è forte in America latina e nell’Europa occidentale, meno in Asia e nell’America del Nord e molto meno sviluppata in Africa e nell’Europa dell’Est. Che cosa ne pensa del trasferimento del Forum in India? “Asiatizzare” il Fsm è un passo decisivo. È in Asia che si trova più della metà della popolazione del globo. Il cambiamento nel mondo passerà in larga misura dal cambiamento di questo continente. Non dimentichiamoci che l’Europa occidentale e l’America latina rappresentano insieme soltanto il 15 percento degli abitanti del pianeta. Fino ad oggi, il Fsm è stato soprattutto europeo e latinoamericano. Questa situazione implica alcuni limiti. Lo spostamento significherà un cambiamento nel modo di lavorare. Cambieranno pure le persone che prenderanno la parola. Gli oratori dei primi tre forum che abbiamo ascoltato erano quasi sempre gli stessi. Questi conferenzieri, di cui io stesso faccio parte, sono dei portavoce che esprimono posizioni rappresentative su tematiche ben precise (il debito del Sud, l’acqua, la mondializzazione, i media alternativi, l’opposizione alla guerra, la lotta delle donne, la sovranità alimentare, ecc.). Il trasferimento del Fsm in India permetterà un rinnovamento nella continuità, apporterà un nuovo modo di affrontare problemi e tematiche. Con in più un elemento di estrema importanza: l’alto livello di sviluppo raggiunto dai movimenti sociali in India. Noi ignoriamo quasi tutta questa dinamica sociale… Esistono dei movimenti straordinari, delle organizzazioni contadine che raggruppano 50 milioni di membri. Delle organizzazioni sindacali anche molto importanti nell’industria, nei servizi pubblici, della pesca. Questi attori sociali si sono mobilitati sui grandi temi legati alla mondializzazione neoliberista. I contadini indiani hanno lottato contro l’Ami (Accordo multilaterale sugli investimenti), si battono contro le coltivazioni transgeniche e contro Monsanto, ma anche contro altre multinazionali come quelle che promuovono dei progetti idroelettrici, come le dighe sul fiume Marmada. Il popolo indiano ha sofferto l’irresponsabilità criminale delle multinazionali: ci si ricorda della catastrofe di Bhopal, dove una fabbrica dell’Union Carbide che utilizzava, senza precauzioni, prodotti estremamente pericolosi, nel 1984 causò la morte di 15 mila persone in seguito a una fuga di gas tossico. Il forum in India rappresenta un salto di qualità? Ci offre la possibilità di scambiare le esperienze, di radicare la dinamica del Forum, di legarlo a dei processi sociali molto ricchi che si sviluppano nelle regioni sensibili del pianeta. Una domanda era nell’aria a Porto Alegre: l’India ha la capacità organizzativa per garantire la continuità del processo? Noi non possiamo esigere dagli altri continenti che facciano così bene o meglio quello che siamo riusciti a fare per il terzo Fsm di Porto Alegre. Non dimentichiamo che abbiamo iniziato nel 2001, con 12 mila partecipanti. Sarebbe dunque normale cominciare in India con 30 mila persone, e questo sarebbe lo stesso molto buono… La situazione sarà differente per ciò che riguarda le infrastrutture. Non avremo l’aiuto dei municipi o dello Stato come quello avuto dal sindaco di Porto Alegre o dal governo dello Stato di Rio Grande do Sul. Dovremo appoggiarci sul lavoro dei militanti. Gli organizzatori del Fsm in India hanno deciso di non accettare denaro dalle grandi fondazioni. L’ultima edizione, a Porto Alegre, ha ricevuto quasi mezzo milione di dollari dalla fondazione Ford. Questo nuovo punto di vista mi sembra interessante. Prima di Porto Alegre è stato il Chiapas, nel cuore della foresta Lacandona, il luogo del nostro primo incontro contro il neoliberismo e a favore dell’umanità. Questo è stato l’avvio, ricco e appassionante, del processo in corso. Insisto su questo punto: gli amici indiani si sono dati la pena di organizzare un incontro che garantirà lo scambio fra i movimenti sociali, che permetterà loro di scegliere un ordine del giorno per l’avvenire e consoliderà la loro rappresentatività e la loro coordinazione. Non ho nessun dubbio a questo proposito. Questo appuntamento sarà un successo e il Fsm si rafforzerà. Un Fsm che, sempre di più, invita a delle manifestazioni mondiali… Esattamente. D’altronde, l’importanza di tutte le iniziative e delle lotte che si svolgeranno nel 2003 supera quella del quarto Fsm: in primo luogo, le mobilitazioni contro la guerra, ma anche quelle contro la Zona di libero scambio delle Americhe, contro l’Accordo generale sul commercio dei servizi, per l’annullamento del debito, per la rottura degli accordi con l’Fmi, contro l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc). Tutto il processo di preparazione e lo svolgimento dei forum regionali e continentali sono anche più importanti del Fsm 2004 stesso, in quanto permetteranno di riunire tutte le iniziative dalla base, dal livello locale a quello mondiale, e di mobilitare. All’inizio, il Fsm era uno spazio di riflessione, il contrario del Forum economico di Davos. Non era previsto a quel momento che potesse mobilitare: nella sua versione originale, il Fsm era un forum per discutere. Nel corso di Porto Alegre 3 abbiamo deciso, senza modificare l’idea di partenza, di chiamare ogni anno durante il Forum di Davos, a manifestare lo stesso giorno in tutto il mondo “contro il neoliberalismo, contro la guerra” e per dire che “un altro mondo è possibile”. È un passo in avanti che all’inizio nessuno avrebbe potuto immaginare. La grande manifestazione mondiale contro la guerra del mese di febbraio – che sicuramente ha aiutato a creare un vigoroso movimento mondiale anti-guerra – è un segnale importante. Per la prima volta, una guerra ha perso ogni legittimità prima ancora di averla cominciata. Ed è uno dei risultati del Forum sociale europeo di Firenze (Fse) e delle manifestazioni che hanno avuto luogo negli Stati Uniti stessi. Viviamo uno di quei momenti eccezionali della storia che ha descritto Gramsci. Un momento di illuminazione nel quale la grande maggioranza delle cittadine e dei cittadini avanzano a grandi passi sul cammino della presa di coscienza. Bush, Blair, Aznar e Berlusconi, per citarne alcuni, rivelano tutta l’ipocrisia, il cinismo, l’inumanità del sistema. Molte persone nel mondo si stanno rapidamente politicizzando e prendono posizione contro questo sistema. Altre manifestazioni importanti avranno luogo: contro il G8 di Évian, dal 28 maggio al 3 giugno, dove aspettiamo più di 100 mila persone; contro la Conferenza ministeriale dell’Omc a Cancun (Messico), il prossimo mese di settembre. Ormai quasi ogni mese si svolgono iniziative di questo tipo. Possiamo dire che questa mobilitazione crescente è la conseguenza di Porto Alegre? La mobilitazione contro la guerra non sarebbe stata possibile senza l’incontro del Fse a Firenze e questo non sarebbe avvenuto senza il Fsm a Porto Alegre. L’incontro di Firenze ha riunito persone venute dall’Europa e poi è diventato una manifestazione planetaria. È evidente che è il risultato di convergenze, di processi che esistevano già prima del 2001, prima di Porto Alegre. Ma il Forum di Porto Alegre è l’asse che li ha unificati in una dinamica crescente di autodeterminazione. Questo processo non ha limiti. Dobbiamo restare totalmente aperti a tutte queste iniziative in corso. Aperti a una nuova logica, a una nuova cultura politica? Certo. Siamo in un processo centripeto: numerosi fiumi che scorrono verso l’oceano del movimento dei movimenti, che considera il capitalismo e il patriarcato come due sistemi complementari all’origine dei problemi del pianeta.

Pubblicato

Venerdì 23 Maggio 2003

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