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Dai voli pindarici al piatto quotidiano

di

Paolo Riva
Quando le cose vanno male, e che le cose stiano andando maluccio per l’economia nel frattempo l’abbiamo capito tutti, la tendenza è quella di lasciar perdere i voli pindarici e di concentrarci sul nostro piatto di minestra quotidiano. E se il ragionamento è accettato universalmente per quanto riguarda le attività economiche produttive, il lungo periodo di tempesta finanziaria, lo ha reso valido anche per le attività più virtuali, come l’investimento. La cosa più semplice sarebbe, ovviamente, ritirarsi in un angolino a leccarsi le numerose ferite, e a ricalcolare mentalmente il gruzzolo perso negli ultimi tre anni, ma chissà come, chissà perchè, la cosa non ci riesce facile, e in qualche modo preferiamo sempre continuare a farci del male, anche quando la cosa è lampante. E allora, conto in banca permettendo, ecco che piano piano si fanno largo le più disparate teorie circa l’opportunità offerta dal momento sfavorevole (prezzi bassi eccetera eccetera...). Una volta mandate alle ortiche anche queste teorie, avendo dimostrato che una volta toccato il fondo l’alternativa alla risalita è l’inizio degli scavi, ecco spuntare le alternative, che devono almeno avere la caratteristica di sembrare perlomeno difensive. Una delle ultime, fra queste alternative, è rappresentata dal mercato delle materie prime. Certo, non si tratta di nulla di nuovo, se è vero che storicamente le materie prime sono state oggetto di mercato molto prima di quanto non lo siano stati i titoli mobiliari, ma alzi la mano chi non sa che la storia (anche quella finanziaria) tende a ripetersi in cicli sempre più brevi e sempre più ampi come portata numerica. Dunque sta tornando di moda il mercato delle cosiddette commodities, le materie prime, che almeno sulla carta riavvicinano le nostre attività finanziarie con il nostro quotidiano economico. Semmai lo strano sta nel momento scelto per riportare in auge questo tipo di investimento, che solo apparentemente è collegato con la sicurezza del pane quotidiano, e che invece neanche troppo nascostamente cela insidie pericolosissime. Basta ricordare uno dei film che hanno reso celebre l’attore Eddie Murphy, “Una poltrona per due”, che in tempi non contagiati da euforie irrazionali o bolle speculative, parodiava proprio su questo mercato, mettendone in risalto la volatilità e la pericolosità. In sostanza, pur sembrandoci le materie prime qualcosa di quasi tangibile e quindi ritenendo il mercato più trasparente rispetto a quello azionario, non ci rendiamo conto della reale complessità di queste transazioni, che sono in realtà, queste si, terreno di gioco per pesci grossi con le spalle più che coperte. Prova ne sia il fatto che, mentre per le azioni il massimo della perdita è il 100 per cento del capitale investito, nel caso delle materie prime e degli strumenti d’investimento ad esse legati, si possono perdere somme molto più ingenti. Meglio allora investire direttamente sulle borse merci, come quella di Chicago, a sua volta quotata in borsa, o ancora stare a guardare ed evitare di farsi male per l’ennesima volta.

Pubblicato

Venerdì 7 Marzo 2003

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