Esteri

Da Parigi potrebbe arrivare una scossa che scuote le coscienze

In Italia si guarda con interesse al secondo turno delle elezioni francesi e alla reazione in atto nella società. Si fa strada l’idea di un patto antifascista tra le forze di opposizione

ROMA - Chissà se l’effetto Parigi arriverà fino a Roma. In Francia il rischio più che concreto che la destra estrema stravinca le elezioni abbattendo il tabù che per ottant’anni aveva tenuto lontani gli eredi del collaborazionista dei nazisti Philippe Pétain dai palazzi del potere ha messo in moto una reazione democratica nella società con grandi manifestazioni, e una partecipazione straordinaria al voto dei cittadini, e nella politica con una scelta di desistenza – più o meno dichiarata – tra il Fronte popolare e il partito di Macron per costruire un muro antifascista. In Italia i fascisti al potere ci sono già, qui il tabù che dopo la fine della Seconda guerra mondiale aveva recintato i figli di Mussolini era caduto da tempo, dal tempo della discesa in campo di Berlusconi che imbarcò nel suo governo gli eredi del Movimento sociale, sdoganandoli. E a sinistra risuonano ancora, inquietanti, le parole dal sapore revisionista di Luciano Violante sui valori dei “ragazzi di Salò”. Nel ’94 ci volle uno scatto del quotidiano il manifesto per scuotere dal torpore e dallo stupore l’Italia democratica che finalmente riscoprì il significato del 25 aprile e della Costituzione antifascista. Questa volta, la scossa capace di scuotere le coscienze potrebbe arrivare da Parigi. Dopo anni di lotte intestine nella sinistra e nelle forze democratiche, anni di divisioni, come se intorno non stessero crollando i capisaldi della democrazia stessa con l’occupazione capillare del potere guidata da Giorgia Meloni, sembrerebbe forse entrare nelle agende della politica l’idea, se non di un vero “fronte popolare” alla francese, almeno di un patto antifascista dei partiti di opposizione incentrato su alcuni fondamentali. Perché è difficile per tutti negarlo: la vittoria delle destre in Italia è figlia delle divisioni della sinistra e, prima ancora, del progressivo sfumarsi dei suoi valori, l’abbandono delle tematiche sociali e del lavoro, con i sindacati rimasti senza sponde politiche, soli a difendere i lavoratori dall’aggressione del liberismo che è il motore della transizione dalla stagione della solidarietà all’individualismo, all’egoismo, fino al razzismo e al fascismo.

 

Una possibile agenda unitaria

I capitoli della possibile agenda unitaria tra PD, M5S e AVS, aperta alla non belligeranza di +Europa, Azione di Calenda e, chissà domani (certo non oggi), a Italia Viva di Renzi si chiamano salute, istruzione, lavoro. Fermare la privatizzazione della sanità e restituire a tutti i cittadini il diritto ad accedere alle cure, approvare una legge sul salario minimo, rendere fruibili a tutti scuola e istruzione. Sono anche, questi, tre dei terreni su cui l’impatto della sciagurata autonomia differenziata appena approvata avrebbe effetti devastanti aumentando le diseguaglianze tra i cittadini che vivono in regioni ricche e cittadini che abitano in regioni povere, cioè nel Mezzogiorno. Sarebbe un ritorno alle antiche gabbie salariali abolite più di cinquant’anni fa grazie a una grande lotta delle organizzazioni sindacali e della sinistra. L’autonomia differenziata porterebbe a una sostanziale cancellazione dei contratti nazionali di lavoro. Il comitato promotore del referendum per la cancellazione di questo scempio fortemente voluto dalla Lega di Salvini parte tenendo insieme le opposizioni politiche, la CGIL e la UIL (la CISL nuovamente non pervenuta), le organizzazioni sociali e ambientali, l’ARCI e l’ANPI.

 

Elly Schlein tenta di accreditare il partito che dirige come locomotiva di un campo largo democratico e antifascista. Sul referendum per fermare lo stravolgimento della Costituzione deve far dimenticare le scelte sciagurate fatte dal suo partito, in particolare con il passaggio delle competenze sulla sanità dallo Stato alle Regioni con una modifica costituzionale approvata per di più a maggioranza. E più recentemente, il presidente dell’Emilia Romagna, quel Bonaccini che è il riferimento dell’area moderata e dei renziani rimasti nel PD, aveva stretto alleanza con le regioni a guida leghista per una sorta di autonomia differenziata che ora contesta alle destre. Alla raccolta di firme lanciata dal comitato promotore per il referendum abrogativo si affiancherà un’analoga richiesta avanzata dalle 5 Regioni a guida centrosinistra o 5 Stelle.

 

La scelta – o meglio la promessa – unitaria delle forze democratiche potrebbe reggere, a condizione però che non si parli di temi divisivi, in testa la politica estera, la guerra anzi le guerre, la produzione bellica e l’invio di armi all’Ucraina. PD, M5S, AVS e soprattutto i centristi di Renzi e Calenda si muovono su posizioni diverse. E all’interno dello stesso PD convivono sensibilità anche molto differenti, al punto che la segretaria Elly Schlein è costretta a camminare sulle uova.

 

Pubblicato il

05.07.2024 07:18
Loris Campetti
Esteri

Ore decisive per salvare la Francia dall’estrema destra

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