La comica avventura dei delegati della commissione d’inchiesta del Parlamento italiano sul caso Telecom Serbia che finiscono sotto inchiesta in Svizzera per avervi eseguito atti istruttori per conto di uno Stato estero senza autorizzazione è espressione di una paurosa decadenza dell’idea di diritto e del rispetto che nutre per esso la maggioranza al governo in Italia. Ma non solo quella. Il diritto è raramente anticipatore dei processi sociali. Più spesso reagisce a loro storture se non a palesi lesioni del comune senso di giustizia. Vi sono dunque, al di là di tutte le norme di dettaglio che si possono senz’altro rimettere in discussione, dei preziosi principi giuridici fondamentali che sono frutto di processi lunghi e dolorosi e che garantiscono oggi un equilibrio fra i diversi soggetti, tutelando in particolare quelli più deboli. È il caso, fra gli altri, dei principi costituenti lo Stato di diritto, quali la democrazia, la legalità dell’azione statale, la separazione dei poteri, il controllo giudiziario dell’amministrazione, la tutela dei diritti umani e le garanzie sociali. Non li si possono rimettere in discussione con leggerezza, salvo se si è incoscienti oppure se si persegue un obiettivo in qualche modo eversivo. Con il suo blitz in Svizzera la commissione Telecom Serbia se n’è infischiata di uno dei principi giuridici fondamentali che è una colonna portante dei rapporti fra Stati, quello della sovranità nazionale. Perché la via rogatoriale o quella diplomatica avrebbero comportato un’attesa contraria agli interessi della maggioranza che governa l’Italia. Per la quale quindi le norme fondamentali che regolano i rapporti fra Stati si rispettano soltanto fino a quando non sono d’intralcio ai propri disegni politici. Ricordare che simile atteggiamento prevaricatore l’Italia verso la Svizzera l’ha avuto l’ultima volta durante il ventennio fascista è tanto vero quanto triste. E non consola sapere che allo stesso modo hanno ragionato gli Usa decidendo di invadere l’Iraq anche senza l’autorizzazione delle Nazioni Unite. Per chi si mette in questa logica tutto diventa possibile. E in nome dei suoi obiettivi fa piazza pulita di una serie di principi che garantiscono un equilibrio minimo fra gli attori sociali, tutelando in particolare chi non ha potere dagli abusi di chi il potere ce l’ha. Non è un caso che in Ticino simili disegni siano perseguiti dal leghista Giuliano Bignasca quando ad esempio vuole mettere sotto tutela la magistratura. O che l’estrema destra svizzera sia contro le norme che puniscono espressioni razziste. In questo senso la sinistra deve stare ancora molto attenta non solo nel difendere ma anche nell’alimentare una vera cultura del diritto.

Pubblicato il 

16.05.03

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