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Cuentapropisti

di

Giuseppe Dunghi

Le imprese che stanno progettando lo svincolo di Mendrisio e quelle che poi lo realizzeranno, per un investimento complessivo di circa 100 milioni, sono da classificare fra coloro che producono ricchezza o fra coloro che ricevono la ricchezza redistribuita dallo Stato? E un insegnante di scuola media è uno che vive grazie alla redistribuzione operata dallo Stato o è un produttore di ricchezza? Dipende da che cosa si intende per ricchezza.

 

La Camera di commercio, dell'industria e dell'artigianato del Canton Ticino sembra convinta che la ricchezza consista nell'utile che gli imprenditori riescono ad estrarre dal lavoro. Un verbo francese quasi intraducibile in italiano, ponctionner, rende bene l'idea, ma di solito viene sostituito da un eufemismo: creare posti di lavoro. Per altri la ricchezza consiste invece nei beni che già esistono nella società – come le risorse naturali, la disponibilità a lavorare, l'ottimismo riguardo al futuro, la fiducia reciproca, la speranza, la cultura, l'arte –, beni che l'economia ha il compito di distribuire correttamente. Dunque da questo punto di vista un insegnante che diffonde cultura, o un monaco cistercense che passa la giornata cantando lodi al Signore sono creatori di ricchezza perché rendono la società più colta, più capace di lavorare, più vivibile, più degna di farvi parte.


Purtroppo è la prima concezione quella più diffusa. Ma non è questo il punto. La cosa più grave è che da tale premessa discendono ragionamenti che involgariscono la politica. Ad esempio le tasse: sempre la Camera di commercio sostiene che è giusto evaderle nel caso in cui lo Stato si dimostri esoso nell'imporle e inadempiente nei campi della sicurezza, della scuola, della salute, della giustizia. Si scambia la causa con l'effetto: è l'evasione fiscale che impedisce allo Stato di assolvere i suoi compiti, non il contrario. Gli ospedali pubblici non funzionano perché le cliniche private occupano il terreno della salute succhiando dividendi per i loro azionisti. E così la posta, così le ferrovie, così le aziende elettriche.


Per poter buttare via il bambino, cioè la possibilità di un'economia non governata dal capitale e dalle banche, hanno eliminato anche l'acqua sporca, cioè il principio liberale che le tasse vanno pagate e devono essere progressive, e che il lavoro va in qualche modo retribuito: in tutta Europa la disoccupazione massiccia e contemporaneamente il ricorso a lavoratori a basso costo mostrano che l'economia di mercato sta tornando a poco a poco al lavoro servile, mentre la ricchezza prodotta dalla società viene ripartita in proporzione sempre maggiore al capitale. Intanto si insulta il lavoro: in questo cantone i frontalieri sono stati chiamati topi, gli impiegati pubblici fuchi, gli stranieri in cerca di lavoro corvi.


A Cuba alcuni elementi dell’economia di mercato introdotti recentemente hanno permesso ai privati di aprire un ristorante in casa: invece di lavorare per lo Stato con un salario basso, si fanno lavorare senza stipendio la moglie, la sorella, la nonna e la zia: sono le delizie del lavoro por cuenta propria. I creatori di ricchezza di cui parla la Camera di commercio hanno qualcosa in comune con questi cuentapropisti.

Pubblicato

Venerdì 19 Aprile 2013

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