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A briglie sciolte

Cuba resiste anche al virus e aiuta il mondo

di

Franco Cavalli

Nell’ultimo numero dei Quaderni del Forum Alternativo, Roberto Livi, corrispondente all’Avana del Manifesto, descrive in dettaglio la campagna del governo cubano contro il Covid-19, nella quale sono impiegati migliaia di medici, personale sanitario e studenti di medicina. Questi ultimi soprattutto, organizzati in brigate, conducono una ricerca attiva di contagiati, casa per casa, quartiere per quartiere, villaggio per villaggio, per controllare lo stato di salute della popolazione e spiegare a tutti le regole igieniche. Roberto Livi descrive come nel quartiere dove egli abita ogni giorno venga condotta un’indagine a tappeto e come ai più anziani vengano somministrate, su base volontaria, diverse medicine, soprattutto omeopatiche, che potrebbero rafforzare la risposta del sistema immunitario. Sinora i dati cubani, come sempre molto precisi, sono i migliori in America Latina. E questo nonostante che Donald Trump, approfittando della pandemia, stia rendendo sempre più asfissiante il blocco economico, minacciando di sanzioni economiche tutte quelle industrie e servizi logistici, comprese le navi, che osassero trasferire a Cuba qualsiasi materiale, incluso quello sanitario.


Anche da noi, nonostante che ogni anno l’Onu, anche con il voto della Svizzera, dichiari illegale il blocco americano, ci si adegua alle minacce statunitensi. Così diverse ditte si sono rifiutate di vendere a Cuba i ventilatori meccanici di cui aveva bisogno. Ormai quasi tutte le banche svizzere non solo rifiutano ogni trasferimento finanziario verso l’isola caraibica, ma in modo assolutamente illegale sempre più spesso non accettano neanche il versamento delle quote annue che membri di Medicuba Svizzera o dell’Associazione Svizzera-Cuba vorrebbero versare per via bancaria.


Nonostante tutto ciò, il governo dell’Avana ha ancora intensificato la sua politica di solidarietà con il resto del mondo. Dall’inizio della pandemia, 23 brigate mediche cubane – con quasi 1.500 tra medici e personale sanitario – sono state inviate in 22 paesi che ne avevano fatto richiesta. Si tratta di membri delle cosiddette brigate Henry Reeve, come Fidel Castro aveva ribattezzato, con un pizzico di velenosa ironia, queste spedizioni di aiuto d’emergenza, dopo che il 30 agosto del 2005 il Presidente Bush aveva rifiutato l’aiuto che l’Avana gli aveva offerto in occasione dell’uragano Katrina, che aveva fatto quasi 2.000 morti nella sola New Orleans. Henry Reeve, nato a Brooklyn nel 1850, dopo aver partecipato alla guerra di secessione ed entrato in contatto con immigrati cubani, si era trasferito sull’isola per appoggiare i movimenti indipendentisti, durante i quali trovò la morte in battaglia il 4 agosto del 1876.


Ma torniamo alle nostre latitudini. Sempre nell’ultimo numero dei Quaderni del Forum Alternativo leggiamo che nel momento peggiore dell’ondata, quando non era ancora chiaro se il sistema sanitario ticinese avrebbe resistito, lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta chiese al Consiglio di Stato di domandare all’Avana, attraverso l’Ambasciata svizzera, l’invio di almeno 7 medici e 15 infermieri. Il Consiglio di Stato approvò la richiesta e la inoltrò al Consiglio federale: da quel momento non se n’è più saputo niente.

 

La richiesta ticinese sottolinea l’enorme popolarità che queste missioni mediche cubane hanno ovunque. Proprio perciò Donald Trump sta conducendo a suon di milioni una campagna diffamatoria, che le definisce come «una versione moderna della tratta degli schiavi». Nella trappola di questa campagna orchestrata dalla Cia è caduta anche la Radio Romanda con un servizio a dir poco demenziale trasmesso il 5 maggio, dove queste accuse diffamatorie venivano riprese in toto: ho perciò interposto un reclamo formale all’autorità di sorveglianza. Affaire à suivre.

Pubblicato

Mercoledì 3 Giugno 2020

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