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Cronaca di un disastro annunciato

di

Generoso Chiaradonna
Nel caso Swissair, tutti gli esponenti politici, da destra a sinistra, si sono dimostrati critici nei confronti dell’operato delle banche. Per saperne di più, abbiamo rivolto alcune domande all’on. Dick Marty, Consigliere agli Stati e presidente di Svizzera Turismo. On. Marty, era possibile fare altrimenti? Io credo che la crisi di Swissair cominci una diecina d’anni fa, quando il popolo svizzero ha detto di no allo Spazio economico europeo (See). Durante la campagna, il Consigliere federale Delamuraz e tutti i fautori del Sì, avevano chiaramente avvertito che un No allo See avrebbe creato problemi enormi alla Swissair. Dopo il No ci fu la proposta Alcazar, un’alleanza che avrebbe inserito la Swissair in una rete di compagnie mondiale. Tale alleanza venne a cadere, purtroppo, anche a causa di pressioni di esponenti del mondo politico zurighese. Oggi ci si è accorti che quella previsione non era azzardata e che quel No allo See fu un errore fatale (e non solo per la Swissair). Era evidente che la sopravvivenza della Swissair era legata alla creazione di alleanze con altre e che altrimenti non poteva affrontare la concorrenza. Gli altri vettori europei potevano svolgere il famoso traffico di cabotaggio da cui Swissair era tagliata fuori. E tale traffico è particolarmente redditizio in quanto permette di sfruttare maggiormente il volo. Ed è facile intuirlo. L’Air France, ad esempio, vola Parigi-Francoforte-Roma. Secondo le norme dell’Unione europea, può caricare passeggeri a Francoforte diretti a Roma. Il management Swissair fu costretto a cercare altre soluzioni, e ripiegò su Sabena e altre compagnie di paesi Ue che si rivelarono un pozzo senza fondo con iniezioni continue di liquidità da parte di Swissair. Lo si può definire il primo errore strategico? Sicuramente. Ma quello che impressiona e lascia sgomenti è che nel Consiglio di amministrazione di Swissair sedeva il gotha dell’economia più liberista svizzero. E le grandi banche, Ubs e Cs, erano ben rappresentate. Il Credit Suisse aveva due rappresentanti di spicco: Lukas Mülhemann e Vreny Spoerri. Lukas Mülhemann veniva dalla famosa società internazionale di consulenza aziendale Mc Kinsey, dopo di che passò al Cs. Da notare che tale società di consulenza, ebbe mandati multimilionari dalla Swissair per definire e valutare le strategie future. Si può quindi affermare che fra il consiglio di amministrazione e chi diresse operativamente la Swissair ci furono relazioni, a dir poco, «incestuose». Tutti questi personaggi erano legati tra di loro attraverso una serie di partecipazioni incrociate in diversi consigli di amministrazione. Ciò è stata una concausa del dissesto Swissair perché ognuno aveva un motivo per lasciare tranquillo l’altro. Un clima sicuramente malsano. La Swissair, che è un conglomerato di società diverse alcune anche di grande successo (specialmente la parte tecnica), era per in non addetti ai lavori, difficilmente interpretabile. Anche se un laico come me guardando i conti Swissair, poteva rendersi conto che i conti operativi si reggevano in piedi grazie al fatto che si vendevano degli aerei. Un segnale allarmante. Tale situazione poteva essere comunque quella di tantissime altre compagnie aeree. Quello che lascia sbigottiti è ciò che è successo il due di ottobre. Quel giorno, in cui venivano a scadenza alcune tranche di debiti, per non pagare tali debiti si decide di «uccidere» la Swissair. Al limite della bancarotta fraudolenta, quindi? Secondo me siamo vicini a quella che può essere definita la nebulosa della criminalità economica. C’è stata un’operazione speculativa cosciente: portiamo via le parti migliori e facciamo in modo di non pagare i debiti più importanti, distruggiamo la compagnia così da portare via anche gli aerei a buon prezzo per costituire la nuova società. Il due d’ottobre c’è stato un danno all’immagine della Svizzera ancora più incalcolabile; ed è quello all’intera piazza finanziaria. Il biglietto Swissair era considerato uno dei valori più sicuri e improvvisamente, nel mondo intero, non valeva più nulla. Uno potrebbe anche chiedersi: il libretto di banca svizzero, farà un giorno la stessa fine del biglietto Swissair? È per questo che sono indignato. Si doveva sapere che facendo «la dichiarazione d’insolvibilità» succedeva questo. Chi ha inventato la soluzione della nuova compagnia, cioè le due grandi banche, dovevano gestire meglio il periodo di transizione, nel loro stesso interesse. Sono furibondo anche come consigliere d’amministrazione di una banca perché è stato creato un danno alla credibilità del sistema finanziario svizzero. Lei ha detto, più volte, che una Svizzera liberale passa solamente attraverso uno Stato forte. Come? Questa è sempre stata la mia convinzione e dopo quanto accaduto, si è rafforzata. Smettiamola con questo giuoco del meno Stato e il disprezzo che è stato espresso nei confronti dell’autorità pubblica da certe cerchie economiche. Ricordo le lezioni impartite, non senza una certa arroganza, da Lukas Mülhemann ai politici e allo Stato. Lui era nel consiglio d’amministrazione della Swissair (oltre che numero uno del Cs) e vediamo come ha gestito la vicenda. Non abbiamo nulla da imparare da questo signore. Il caso dei doppi ruoli è comunque tipicamente svizzero. Si comincia a vent’anni ad essere cittadini e soldati e via via a diventare, come nel caso Mülhemann, imprenditori e banchieri. Cosa ne pensa? Questo è vero, bisogna però riconoscere che nel passato ha funzionato egregiamente. Il banchiere era competente, umanista e molto legato al paese. Ora non più. I banchieri sono presi dall’ebbrezza internazionale, sono diventati capitani di conglomerati e hanno incominciato a disprezzare il governo del loro piccolo paese. Si è visto come hanno trattato il Consiglio federale nei drammatici frangenti del due d’ottobre. Anche i politici hanno colpe? Sicuramente hanno le loro responsabilità. Quante volte ho visto, ancora in questa sessione, molti colleghi votare nella direzione richiesta dall’Associazione svizzera dei banchieri che aveva scritto loro una lettera, contro il parere del Dipartimento di giustizia, contro gli esperti penalisti e l’autorità di controllo contro il riciclaggio. Si è creato un rapporto di dipendenza di molti politici incapaci di pensare con la propria testa e hanno così creato un sistema efficace di lobby, indebolendo pericolosamente la politica. Sia ben chiaro: non voglio assolutamente essere contro le banche, strumenti indispensabili e fonte di benessere, ma i banchieri non devono dimenticare che il loro successo è dovuto anche al sistema–paese e alla solidità e all’efficienza delle istituzioni svizzere. Comunque i 450 milioni di franchi, messi a disposizione dal Consiglio federale servono a far volare la Swissair solo per qualche giorno. Cosa succederà dopo non si è in grado di prevederlo. Non dimentichiamo che in due paesi (Belgio e Francia) dove la Swissair aveva partecipazioni azionarie e debiti, si farà fatica a capire che i debiti sono di una società privata. Faccio notare che queste due nazioni non hanno ancora ratificato i famosi trattati bilaterali. Questi accordi sono, secondo me, a rischio. E sono vitali per la nostra economia.

Pubblicato

Venerdì 12 Ottobre 2001

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