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Cristina Perez-Fuentes e il vaso di Pandora

di

Libano Zanolari
Se lo dice Cristina c'è da stare poco allegri: «sono un vaso di Pandora», ha detto al giornale della Canarie "La Provincia" il 19.11.2008. «So cos'è successo ai Giochi Olimpici di Barcellona: se parlo affondo lo sport spagnolo». Cristina, bronzo agli Europei Indoor del 1987 sui 400 metri, ha sposato Eufemiano Fuentes, direttore di una clinica ginecologica passato alla medicina "sportiva". Fuentes, minacciato di morte, non rivela chi si nasconde dietro i nomi di fantasia che figurano sulle sacche di sangue "arricchito" trovate nei suoi laboratori, sacche costate comunque la fine della carriera a Jan Ullrich  e la squalifica di 2 anni a Basso. Ma ci sono molti altri nomi famosi di altri sport, compresi gli intoccabili del grande calcio. Cristina è preoccupata perché il Consiglio Superiore dello Sport, su pressione delle autorità internazionali, ha fatto nuovamente ricorso allo Stato spagnolo che sorprendentemente (ma non troppo…) si dichiara non competente per mancanza di legislazione in materia. E qui Cristina dimostra quanto fu perfido Zeus nel dire che creava la donna per  punire la superbia dei maschi che lo contestavano: beccatevi Pandora con il suo prezioso vaso, mio regalo personale, che però non dovrà mai essere aperto, pena lo scatenamento di tutti i mali. Pandora non seppe resistere alla tentazione, sollevò il coperchio e gli umani ebbero in dono malattie, affanni e mortalità. Per fortuna la prima donna fece in tempo a rinchiudere il vaso appena in tempo per non far scappare la speranza, unico bene rimasto. Pandora  Cristina Perez-Fuentes fa di tutto per salvare il suo uomo dai nemici usando la dote primordiale degli eroi e dei Numi greci: l'astuzia. «Definire mio marito capo di un'organizzazione criminale è scandaloso: Emiliano non ha mai ucciso nessuno». Ma poi afferma che il mondo dello sport è pura ipocrisia, e che se apre il libro si saprà quali delle molte medaglie spagnole alle Olimpiadi del 1992 sono state ottenute grazie a suo marito! L'avvertimento allo Stato è chiaro: se mio marito sarà costretto a  parlare, io dirò cos'è successo nel 1992. I segreti di stato più ignobili sono rivelati dopo 40/50 anni. Proviamo a vedere ciò che potrebbe esserci nel vaso di Pandora dello sport.
1)    Boicotto Olimpiadi 1980 a Mosca (Usa e alleati) e 1984 a Los Angeles (Urss e alleati). Versione ufficiale: invasione sovietica dell'Afganistan e conseguente ripicca. Versione Pandora: vero solo in parte. In realtà le potenze temevano di essere reciprocamente smascherate sul piano del doping diffuso a tappeto.
2)    Furto di 9 provette appartenenti a 9 vincitori di medaglie Usa a Los Angeles, positive alla prima analisi. Pandora:  distrutte dal Comitato Olimpico Usa prima della controprova.
3)    Squalifica di Ben Johnson, finalmente smascherato  a Seoul nel 1988. Pandora: punito solo per essere passato da Adidas a Diadora; Adidas era sponsor del Cio e aveva il potere di veto su tutte le provette positive di Johnson, visibilmente  gonfiato come un vitello, ma intoccabile, e inattaccabile anche dalla stampa perché risultava sempre pulito.
4)    Atlanta 1996: il ciclismo professionista arriva alle Olimpiadi. Pandora: solo perché il ciclismo pretese l'impunità  su certi additivi chimici in uso e il presidente del Cio Samaranch accettò pur di aumentare indici di ascolto  e incassi.

Per ragioni di spazio basta cosi: il vaso di Pandora è senza fondo.

Pubblicato

Venerdì 28 Novembre 2008

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