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Crisi nell'industria, un'oppurtunità?

di

Francesco Bonsaver
In Ticino, terra di frontiera, esistono diversi tipi d'industria. Semplificando molto, le possiamo dividere in due categorie. Le prime sono industrie competitive sul mercato elvetico e internazionale grazie ai loro prodotti di alta qualità. Con il lavoro di trasformazione di manodopera e tecnici, il prodotto finale acquisisce un valore di mercato importante rispetto al costo della materia prima iniziale. In questo caso si dice che l'industria produce con il suo lavoro un alto valore aggiunto. Grazie al margine di guadagno elevato, ottenuto dalla differenza tra il costo iniziale e il prezzo di vendita, questo tipo d'industrie riescono a pagare salari dignitosi ai propri lavoratori.
La seconda categoria d'industrie presente sul territorio è definita in opposizione produttrice di basso valore aggiunto. Sono generalmente ditte che lavorano per conto terzi, posizionate vicino alla frontiera, nelle quali solitamente si svolgono solo alcune fasi di lavorazione di un prodotto. Ne sono un esempio le fabbriche orologiere che lavorano principalmente per il gruppo Swatch.  In questa categoria rientrano anche le ditte specializzate nel fornire servizi di logistica, ossia magazzino e spedizioni, ad altre imprese. Numerose ditte di questo genere sono arrivate in Ticino negli anni '90 perché attratte da ingenti sgravi fiscali nei primi anni d'insediamento e dalla possibilità di versare salari bassi sfruttando la manodopera d'oltre frontiera. Poiché sul prodotto non hanno un gran margine di guadagno, il profitto di queste aziende deriva in gran parte dalla leggera fiscalità ticinese e dalle basse retribuzioni. Questo genere di industria basa gran parte della sua competitività sul costo del lavoro, entrando in diretta concorrenza con i salari di paesi est europei o asiatici.
L'attuale crisi sta colpendo entrambe le categorie. Il governo cantonale ha di recente varato un piano di misure anti crisi di 158 milioni di franchi. L'importo, di gran lunga superiore a quello dei pacchetti anticrisi degli altri cantoni svizzeri, finanzierà una sessantina di misure. Per volontà del governo, le misure dovranno essere temporanee, di tipo congiunturale. Per quanto concerne la struttura del tessuto industriale invece, il governo si rifà alla Legge sull'innovazione delle imprese, e in particolare al credito votato a fine settembre di 32 milioni.
La crisi non potrebbe essere vista come un incentivo a ricostruire un tessuto industriale dove la categoria di produttori di alto valore aggiunto, fatta di salari dignitosi, sia nettamente maggioritaria?
Questa ipotesi è il filo rosso delle interviste all'economista Amalia Mirante, al direttore dell'Associazione industrie ticinesi Sandro Lombardi e a Rolando Lepori, responsabile industria di Unia Ticino.   

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Venerdì 27 Marzo 2009

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