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Crisi del turismo: qualche proposta

di

Sergio Savoia
Continua a preoccupare la crisi del turismo ticinese. Il calo di visitatori è stato piuttosto sensibile nel corso degli ultimi anni e anche se Ticinoturismo ostenta sicurezza, bisogna pur dire che se si parla ad alta voce, in molte città ticinesi, si sente l’eco e sono sempre più gli operatori del settore che, disperati, corrono lungo l’autostrada spinti dalla malinconia nella speranza, se non altro, di vederli passare, i turisti… Ecco perché, a fronte di tutti queste difficoltà, sentiamo il bisogno di proporre alcune ideuzze per rilanciare il turismo nel nostro bel cantone, tenendo conto però del nuovo stato di cose. Insomma, facciamo di necessità virtù secondo le più antiche e consolidate tradizioni del nostro popolo. Tour «Città fantasma»: perché non approfittare del calo dei turisti per impostare delle vacanze tematiche, per esempio sul genere «Ghost town?». Per pochi franchi, i confederati potranno rivivere nel centro di Lugano, d’estate, che cosa si provava sulla frontiera americana dopo l’abbandono di Tombstone da parte dei cercatori d’oro. Tour «Cattedrale nel deserto»: facendo buon uso dell’attuale penuria di turisti, si potrebbero mettere in piedi dei tour a tema nei grandi alberghi vuoti, dove i villeggianti argoviesi potranno divertirsi a fare lo skate per i saloni vuoti. La cosa, in fondo, fa molto «Shining» e non mancherà di essere apprezzata dal turista cinefilo. Tour «fiduciaria pericolante»: per molti ma non per tutti. L’ultima attrazione per il turista estremo resta la visita delle molte fiduciarie che chiuderanno i battenti tra qualche mese o anno, quando l’Ue comincerà a picchiare duro sul serio. Concetto «Adozione a distanza»: visto che i turisti non vengono più da noi, possiamo almeno adottarli a distanza, magari con la collaborazione di Terre des Hommes… Concetto «Esotico finto»: visto che le palme e le zoccolette non bastano più, che ne dite di addobbare le nostre strade con banani, piantagioni di canna da zucchero, capannucce in fango a paglia e finti schiavi (al limite anche veri)? In fondo con questo turismo intelligente ci siamo pagati i vizi fino ad oggi… La crisi del turismo ticinese è forse dovuto proprio al fatto che tutto sommato il mito del Ticino turistico è un po’ una frottola, ma ormai siamo in ballo e dobbiamo continuare a raccontare fregnacce a quei quattro svizzeri tedeschi che ancora osano attraversare il Gottardo!

Pubblicato

Venerdì 5 Luglio 2002

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