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Italia

Cresce l'antagonismo all'egemonia salviniana

di

Loris Campetti

Trenta, forse 40mila sovranisti in trasferta a Milano per incoronare Matteo Salvini re del sovranismo europeo. Troppo pochi per lui che ne voleva centomila, troppi per la claudicante democrazia italiana dominata da due populismi. Man mano che si avvicinavano le elezioni europee, vissute in chiave nazionale, cresceva il conflitto tra i 5 Stelle che i sondaggi davano dimezzati dal 33 a meno del 20% e la Lega raddoppiata dal 17 al 36%. Di Maio deve aver sentito dire da qualche socio fondatore che a forza di portare acqua al mulino di Salvini il M5S sarebbe evaporato e ha deciso di alzare la voce riscoprendo antifascismo, questione morale, No Tav. Salvini è diventato un incubo, occupa ogni spazio della politica e del privato usando le forze più reazionarie, fasciste e clericali al fine di affondare, con le barche dei migranti, la cultura solidaristica radicata tanto nella sinistra quanto nel cattolicesimo.


A guisa di novello Lefebvre, il ministro degli interni ha imbracciato il rosario per sparare su papa Francesco. Ma in piazza Duomo, rosario a parte, s’è dato una calmata: forse anche a lui devono aver detto che stava esagerando con l’odio profuso a piene mani e nell’attacco ai suoi portatori d’acqua pentastellati. Peraltro, non ha giovato alla festa eurosovranista di Milano l’implosione del governo austriaco, messo in crisi dall’ingordigia tangentara dell’alleato di Salvini, mentre mezzo vertice leghista è finito inquisito nella Nuova Tangentopoli. Infine, neanche a uno come Salvini fa bene avere contro l’Onu, il Vaticano e le capitanerie di porto.


Non capita quasi mai che all’inizio della crisi di un partito segua automaticamente il crollo del consenso popolare, guai a pensare che le elezioni di domenica possano ribaltare la storia degli ultimi anni. Fatto sta che, non dalla politica ma dalla società civile arrivano crescenti segnali di antagonismo all’egemonia salviniana. Lo dicono le lotte delle donne in difesa di diritti acquisiti, settori crescenti del mondo del lavoro e dei sindacati, il mondo della solidarietà e dell’accoglienza. Lo dicono le migliaia di striscioni, ora rabbiosi ora creativi, che mostrano a Salvini la determinazione dell’altra Italia. A difendere il diritto a parlare all’Università di Roma dell’ex sindaco Mimmo Lucano – spodestato da una magistratura arruolata dal vento dell’odio leghista che ha inquisito anche la sua vice e insultato dagli alleati salviniani nazi-fascisti – sono scesi in campo con una manifestazione straordinaria docenti, studenti e un pezzo di popolo solidale con gli umani di qualunque colore, razza e nazionalità. Non si è visto il Pd ma solo i volti della Sinistra. Il segretario Zingaretti se l’è cavata dicendo che è compito della Polizia bloccare i fascisti e garantire i diritti democratici. Il pur moderato Pci avrebbe riempito strade e piazze di Roma. E sono bastati due giorni per raccogliere decine di migliaia di firme in difesa della prof. siciliana sospesa dai luogotenenti scolastici del Viminale perché i suoi studenti avevano paragonato le leggi razziali del Duce a quelle salviniane contro i boat-people. E se il prefetto di Siracusa, più realista del re, proibisce uno sciopero operaio per il lavoro impugnando il decreto sicurezza, perché creerebbe problemi alla stagione turistica, i portuali di Genova, i mitici camalli, bloccano sbarco e rifornimenti alla nave saudita Bahri Yanbu che rifornisce di armi un paese che sta massacrando la popolazione civile dello Yemen. Anche con le bombe fabbricate da una società tedesca in Sardegna. E altre decine di migliaia di firme chiedono il ripristino del tema di storia all’esame di maturità, cancellato dai due partiti di governo che hanno paura della storia.


Impressiona, e preoccupa, che il principale partito di opposizione, il Pd, non provi neanche non dico a guidare ma neppure a cavalcare l’onda contro Salvini e le sue politiche di destra. Da Zingaretti a Renzi, passando per Gentiloni e Letta, sanno solo dire che il governo giallo-verde è diviso su tutto. Il che è vero, ma gli elettori hanno diritto di sapere quale politica sul lavoro ha il centrosinistra: quella del job act? O sull’immigrazione: quella di Minniti? E sulla guerra: quella dell’Iraq, Afghanistan, Libia, Jugoslavia?
Infine, c’è La Sinistra, piena di buone idee e intenzioni ma ormai priva di radicamento di massa, segnata dalle divisioni e, spesso, dal settarismo. È una fiammella di umanità accesa, mentre intorno le fiamme divorano la democrazia. È possibile che questa debolezza porti qualche punto al Pd nel nome del fronte antifascista, è possibile che il boom salviniano abbia una battuta d’arresto, è possibile che il M5S rallenti il crollo. È possibile.

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Martedì 21 Maggio 2019

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