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Lavoro e salute

«Così si muore in cantiere»

I problemi di sicurezza visti dagli operai

di

Veronica Galster

«Quello del muratore è un lavoro pericoloso e questo nessuno lo nega», esordisce Francesco*, che fa questo mestiere da 27 anni. Sono consapevoli dei pericoli che ci sono su un cantiere, ma non tutti i loro colleghi sembrano esserlo altrettanto: «Quando c'è la notizia fresca di un incidente, al mattino in cantiere se ne parla e gli operai sono più sensibili ai rischi, ma poi in molti prevale la sensazione di essere dei "superman" e pensano che a loro non succeda nulla», racconta Andrea*, capocantiere con 25 anni di esperienza. Ma la responsabilità non può essere scaricata tutta sull'individuo, ci sono diversi fattori che entrano in gioco, come tiene a precisare Gianni*, anche lui capocantiere con vari decenni d'esperienza: «Sì, a volte si può dire che se la cercano, ma prima ancora degli operai, un ruolo lo giocano le imprese».


Il dibattito si anima, i toni si fanno via via più accesi e i nostri interlocutori sono un fiume in piena di aneddoti accaduti sui cantieri dove solo la fortuna ha evitato che succedesse il peggio. Si parla delle varie imprese che operano in Ticino: «Le medie e grandi imprese hanno un loro tecnico della sicurezza che si occupa di controllare i cantieri e istruire gli operai – spiega Gianni – ma nelle piccole imprese è una catastrofe». Cantieri nei quali tutti fanno un po' tutto, senza molta distinzione dei ruoli a seconda della formazione o dell'esperienza, e poi «non in tutte le imprese esiste un rigore per la sicurezza, spesso succede che i preposti alla sicurezza non facciano il loro dovere», dice Antonio, muratore in pensione, con 30 anni di esperienza come capocantiere.


La questione centrale dei discorsi diventa la formazione: in troppi cantieri ci sono troppe persone che non hanno la formazione adeguata per fare quello che è loro chiesto di fare. «Se da un lato, per alcuni incidenti vien da dire: "se l'è cercata" – spiega Andrea – dall'altro spesso la vittima dell'incidente non era consapevole dei rischi che stava correndo, non avendo ricevuto una formazione adeguata». Dario Cadenazzi, responsabile del settore edilizia per Unia Ticino, conferma l'aumento dei manovali non formati (classe C) sui cantieri ticinesi: «Sono aumentati più del 90 per cento negli ultimi 6 anni».


Una ditta deve pagare meno un manovale C rispetto a un muratore formato e probabilmente crede così di risparmiare, senza prendere in considerazione i possibili costi dovuti a un infortunio. «La ditta dove lavoro investe molto nella sicurezza e sanziona chi non rispetta le regole. Questo perché – spiega Andrea – ha fatto i suoi calcoli e ha capito che alla fine ci guadagna: gli infortuni costano. Così facendo, con il suo rigore "educa" gli operai, a tutto vantaggio della loro sicurezza». Purtroppo però, non tutte le imprese arrivano a fare questi calcoli.


Tornando alla formazione, o meglio, alla non-formazione, degli operai, Gianni denuncia la presenza di capicantiere senza formazione ed è seguito a ruota dai colleghi. Di nuovo la conferma di Cadenazzi: «Basta guardare sul sito della commissione paritetica, dove si vede che in Ticino sono stati formati 400 capicantiere, ma i cantieri sono molti di più».


La cosa è grave: se addirittura il capocantiere non ha la formazione adeguata e quindi non è pienamente consapevole dei rischi che ci sono sul cantiere, come fa a tutelare la sicurezza dei suoi operai? Se nessuno gli ha insegnato come mettere in sicurezza il cantiere, gli si può imputare la responsabilità di un incidente? Secondo Andrea «spesso il datore di lavoro confonde la volontà di andare avanti (fare carriera, ndr) con la capacità per farlo», e racconta di un ragazzo al quale è stato chiesto se volesse fare la formazione per diventare muratore con qualifica Q (muratore formato) per fare il capocantiere. «Ma la qualifica Q non è sufficiente per fare il capocantiere, ci vuole una formazione specifica supplementare», spiega.


«Recentemente c'è stato un ricambio generazionale importante nei cantieri – analizza Cadenazzi –, ricambio dovuto alla concessione dei prepensionamenti alla categoria, al quale però le imprese non erano preparate a dovere. Hanno dovuto così sostituire buona parte della manodopera in relativamente breve tempo, fattore che ha contribuito ad aumentare la presenza di persone senza una formazione adeguata». A questi si aggiungono poi anche i lavoratori mandati sui cantieri dalle agenzie interinali. «Uno che il giorno prima faceva il cuoco e non ha mai visto un cantiere in vita sua, il giorno dopo si deve improvvisare muratore, senza che nessuno si preoccupi di formarlo almeno sulle norme di sicurezza. Queste persone mettono a rischio sé stesse e gli altri», si scalda Francesco, che incalza: «La polizia non lascia guidare un'auto a chi non ha la patente, perché allora si permette di guidare un escavatore a chi non ha ricevuto una formazione per farlo?».


Il problema dei lavoratori interinali sui cantieri non è però legato solamente alle competenze, come fa notare Andrea: «Una volta come capocantiere avevo la mia squadra e lavoravo sempre con quella. Ci si conosceva e bastava un'occhiata per capirsi, anche a livello di sicurezza era un vantaggio. Ora invece gli uomini cambiano quasi giornalmente, questo crea problemi perché non so con chi ho a che fare e se succede qualcosa sono io, capocantiere, a doverne rispondere».


Rispetto a una ventina d'anni fa, le cose sui cantieri si sono un po' modificate. Sul lato della sicurezza sono stati fatti dei passi avanti (anche se si può fare ancora molto, come testimoniano i nostri interlocutori), ma dal punto di vista dello stress e della pressione sui lavoratori, la situazione è peggiorata. Oggi la concorrenza tra le imprese per aggiudicarsi gli appalti è spietata, c'è una corsa al prezzo più basso nel minor tempo possibile, a scapito della sicurezza dei lavoratori. «Quando le imprese preparano le offerte, la questione della sicurezza, con i relativi costi, è sempre lasciata per ultima» dice Gianni.


La priorità sono i tempi di consegna «e nella maggior parte dei casi, l'impresario sa già che non ce la farà a stare nei tempi prestabiliti – spiega Andrea –. Non è un caso che la stragrande maggioranza degli incidenti avviene a fine cantiere, quando il ritardo accumulato è maggiore del previsto e la pressione sugli operai è altissima». La fretta, data da tempi di consegna impossibili da rispettare, sommata alla mancanza di formazione e di esperienza e a volte anche alle attrezzature e ai mezzi inadeguati, porta facilmente all'incidente.


Francesco solleva un'altra questione fondamentale per la sicurezza: quella dello stato di salute di chi lavora. «Quando al mattino mi presento sul cantiere, il mio capo non mi chiede come sto, se ho dormito, se ho mangiato, se ho preso medicamenti. Ma se il mio mestiere è così pericoloso, perché lo devo fare anche se le mie condizioni fisiche non mi permettono una concentrazione al 100 per cento? Ad esempio, se ho preso degli analgesici perché il lavoro mi ha causato qualche dolore e sul foglietto illustrativo sta scritto che causano sonnolenza e che non si possono utilizzare macchinari pericolosi, perché nessuno mi impedisce di lavorare, mettendo a rischio la mia incolumità e quella dei miei colleghi?».


Qualche critica è mossa anche alla Suva e ai suoi controlli previo avviso che consentono alle ditte di prepararsi a dovere per non essere colte in fallo. Inoltre, secondo i nostri interlocutori, sembra non esserci una reale volontà di prevenire gli infortuni ad ogni costo: «Mi dà fastidio il discorso del casco – dice Francesco – perché è la via più semplice e meno costosa per lavarsi la coscienza. Investire nella formazione sarebbe la via migliore per diminuire gli infortuni, ma la formazione costa». Una buona notizia a questo proposito c'è, come spiega Cadenazzi: infatti «il nuovo contratto mantello per l'edilizia, di fatto in vigore dal 1° febbraio di quest’anno, prevede mezza giornata di formazione per chiunque operi per la prima volta in un cantiere. Si può sicuramente fare meglio, ma è già qualcosa».


*nomi di fantasia, quelli veri sono noti alla redazione

 

Pubblicato

Giovedì 7 Febbraio 2013

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