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Così ricco e fragile: salvare il Piano di Magadino

di

Françoise Gehring Amato
Il Piano di Magadino è da anni al centro di interessi, di conflitti e contraddizioni. Quasi fosse un eldorado da conquistare con ogni mezzo, una torta da frammentare, o peggio sbriciolare, per soddisfare tutti gli appetiti. Una delle denunce più forti e decise venne tempo fa dall’Associazione per un Piano di Magadino a misura d’uomo che nella sua pubblicazione «La tattica del salame» illustrò senza veli la situazione problematica del Piano. Ora, a distanza di una decina d’anni, il Piano di Magadino torna alla ribalta con i suoi vecchi e nuovi problemi. E vi torna, in modo particolare, per questioni viarie. Come noto il Consiglio di Stato ticinese, su suggerimento del Dipartimento del territorio, ha deciso di «risolvere» i problemi di viabilità proponendo una soluzione (la più economica dal profilo contabile) che taglia in due il Piano. Un colpo al cuore che ha sollevato l’indignazione degli ambientalisti, dei contadini, dei consumatori e di tutti coloro (noi compresi) che non vogliono vedere il Piano, così ricco ma nel contempo fragile, ridotto ad uno straccio. Non dimentichiamoci che le Bolle di Magadino sono una zona umida repertoriata a livello internazionale per la sua importanza ed unicità. E che già ora straordinari angoli di natura sono costretti a convivere con discariche abusive e selvagge disseminate qua e là. Nel quadro di una serie di approfondimenti dedicati alla salvaguardia del Piano di Magadino (e alla lotta contro la cosiddetta variante 95) cominciamo ad illustrare il progetto «Sviluppo sostenibile sul Piano di Magadino» lanciato dal Wwf della Svizzera italiana. «Dopo aver ribadito la netta opposizione alla superstrada attraverso il Piano di Magadino (variante 95) e aver sottoscritto il «Manifesto per il Piano di Magadino» – osserva l’associazione ambientalista – il Wwf intende impegnarsi da subito per costruire un futuro diverso per il Piano». Questo prezioso territorio non è in vendita e non deve soccombere alla logica del cemento e dei capannoni, come purtroppo è avvenuto per le pianure del Sottoceneri». Una parco per il Piano Consapevole del suo ruolo nel quadro della tutela dell’ambiente e della qualità della vita il Wwf lancia dunque una proposta forte con un progetto regionale. «I tempi sono maturi anche in Ticino affinché – leggiamo nel documento – quanto sottoscritto dalla Svizzera al Vertice della Terra di Rio, ossia sviluppo sostenibile e salvaguardia della biodiversità, diventi realtà». Il progetto del Wwf vuole dare sostanza al futuro Parco del Piano di Magadino, a dimostrazione «che tutela della natura e turismo dolce possono portare benefici economici sia all’agricoltura sia all’economia cantonale». L’idea di creare un Parco del Piano di Magadino è stata raccolta, e poi approfondita, anche dal Dipartimento del territorio. Almeno sulla carta, dunque, il Parco è una realtà. Se realizzato, fa notare il Wwf, «costituirebbe lo strumento ideale per valorizzare ed integrare in modo armonico le tre grandi potenzialità del Piano: natura, agricoltura e turismo dolce». Sulla carta, appunto: la volontà politica di finalmente cogliere l’opportunità di dare al Piano un futuro armonioso è tutta da dimostrare. Eppure il Piano – esempio palese dei conflitti d’uso del territorio – ha un grande bisogno di essere ripensato secondo criteri di sviluppo sostenibile. Ed il tempo stringe. Biodiversità minacciata Nel suo documento, infatti, il Wwf della Svizzera italiana lancia un avvertimento esplicito: «il Piano è un comparto caratterizzato da un’elevata biodiversità, ma questa ricchezza è minacciata». Pensate che il Piano di Magadino e il fiume Ticino, come illustra il Wwf, si trovano lungo un’importante rotta migratoria tra l’Africa, l’Europa del Nord e dell’Est. Molti uccelli fanno tappa sul Piano prima di proseguire il loro viaggio. Finora sono state osservate più di 260 specie di uccelli. Ma gli uccelli non sono l’unica ricchezza del Piano: fanno parte del suo incredibile patrimonio naturalistico moltissime piante, anfibi, rettili, mammiferi ed insetti. Altre specie sono però in pericolo. «In seguito alla correzione del fiume Ticino e all’intensificazione dell’agricoltura – spiega il Wwf – altre specie sono purtroppo prossime all’estinzione (come la Civetta) o già scomparse (come la lontra)». Per arrestare questa tendenza e tentare un’inversione di rotta sono necessari diversi interventi, tra cui una migliore protezione dei biotopi. Tenuto conto delle enormi pressioni legate all’impatto delle zone industriali e alle infrastrutture per i trasporti, occorre quanto prima correre ai ripari. Come? Con una serie di obiettivi inquadrati nel modello di sviluppo sostenibile. Ecco l’elenco stilato dal Wwf: • le nuove infrastrutture per i trasporti saranno sostenibili e contribuiranno nell’insieme a migliorare l’ambiente. • la Variante 95 non verrà realizzata. • l’aeroporto non verrà ampliato. • il Piano di Magadino diventerà una regione modello di Natura 2000. • il Silo Ticino verrà smantellato e allontanato dalle Bolle. • il Parco del Piano di Magadino è una realtà. • un concetto e un centro per l’educazione ambientale del Parco del Piano di Magadino viene proposto e realizzato. • un concetto per una rete ecologica delle superfici di compensazione ecologiche nell’agricoltura viene proposto e parzialmente realizzato. Per realizzare il progetto, dal costo complessivo di 180 mila franchi, il Wwf Svizzera e il Wwf della Svizzera italiana hanno già stanziato 40 mila franchi. Prossimamente l’associazione ambientalista cercherà di coinvolgere altri «partner». E il Piano di Magadino merita, passateci l’espressione, un futuro vero. Un futuro che non sia lo specchio degli appetiti di chi guarda il Piano con gli occhiali deformanti della miopia politica.

Pubblicato

Venerdì 19 Ottobre 2001

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